SANITA'

Allarme declassamento ospedale di Lanciano: il sindaco contro la Asl

Ma il manager Zavattaro rispedisce accuse al mittente

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Allarme declassamento ospedale di Lanciano: il sindaco contro la Asl
LANCIANO. Per l’ospedale di Lanciano si parla di Chirurgia ridotta, ma si legge declassamento di tutto il Renzetti.

«Chiudere o ridurre l’attività del reparto chirurgico, relegandolo solo alla chirurgia minore significa spegnere il motore di tutto l’ospedale di Lanciano – sintetizza Mario Pupillo, sindaco della città frentana e medico ospedaliero – è un vecchio piano della Giunta regionale Chiodi, prima affidato al Programma operativo del sub commissario Giovanna Baraldi, poi alle polemiche sulla localizzazione del nuovo ospedale da costruire. Ma quella di Chiodi è solo cattiva informazione: se c’è qualcuno inadempiente sul quest’ultimo argomento, è proprio il manager Asl che non ha deciso dove e come costruire. Ma si scarica la colpa sul Comune: non è vero, i documenti dicono il contrario. Di vero c’è solo la vecchia strategia di declassare l’ospedale di Lanciano ».

 In effetti, dai documenti ufficiali che il sindaco esibisce, si può leggere che poco più di un mese fa, la Regione sollecitava il manager a scegliere e a decidere la localizzazione e ribadiva che le zone individuate per il nuovo ospedale erano quelle all’interno del Renzetti e in subordine quella di Villa Martelli (vedi nota ufficiale inviata al manager Francesco Zavattaro e solo per conoscenza al sindaco).

«Ricordo ancora quando il sindaco Paolini e l’assessore Venturoni nel marzo 2010 dissero: i soldi ci sono, faremo il nuovo ospedale. Ora di concreto c’è solo il declassamento del Renzetti».

 In effetti, la politica del personale applicata dalla Asl alla Chirurgia lancianese, di fatto rende impossibile e a rischio un’attività chirurgica “tranquilla”.

Dei 10 chirurghi in servizio, ora ne rimangono solo 4. Come dire: o si è in sala operatoria o si visitano i pazienti. Entrambe le cose sono impossibili, il che provoca disagi tra i cittadini in attesa e affanno negli operatori. Saltano le lettere di dimissioni, salta la cartella clinica e si fanno solo le urgenze. Perché dopo la chiusura dei piccoli ospedali, il bacino di utenza di questa chirurgia è cresciuto di molto, tanto che – ad esempio – le reperibilità mensili sono state abbondantemente superate dai chirurghi in servizio, che ormai sono impegnati come in un ospedale di Emergency. In realtà i quattro medici rimasti in servizio hanno più volte rappresentato questo disagio alla direzione generale, ma non hanno mai avuto risposte. Ora, dopo che di questa criticità si è parlato anche nella Rsu dell’altro ieri, i chirurghi rimasti denunciano questa emergenza che potrebbe avere anche ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e su possibili errori nell’attività assistenziale. Tanto che, persistendo il silenzio del dg, si ipotizzano segnalazioni alla magistratura del lavoro ed alla Procura della repubblica. Non si tratta tanto delle ferie che saltano, quanto di un servizio pubblico che - secondo questi chirurghi superstiti – non viene erogato secondo la legge. Quasi per strangolare la chirurgia lancianese e trasferire di fatto altrove questa attività fondamentale per la sopravvivenza dell’ospedale, destinato altrimenti a diventare un ospedaletto senza ruoli e senza prospettive.

Sebastiano Calella

ZAVATTARO RISPEDISCE LE ACCUSE AL MITTENTE
«Non ci sto a prendermi colpe che assolutamente non ho in merito alla localizzazione del nuovo ospedale di Lanciano». E’ netta la replica del Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, al sindaco Mario Pupillo, per il quale i ritardi nella scelta dell’area sarebbero da addebitare all’Azienda sanitaria.  «Da tempo ho assolto al compito di esprimere una valutazione tecnica circa le caratteristiche del nuovo presidio – aggiunge il manager - , che nel rispetto di una naturale vocazione comprensoriale dovrebbe guardare a valle, ed essere collocato in una posizione tale da facilitare l’integrazione con l’ospedale di Atessa e migliorare l’accessibilità per i cittadini residenti nel vasto territorio di riferimento. Tutto questo senza trascurare la necessità di avere a disposizione un’area molto ampia, che permetta la costruzione di una struttura da 300 posti letto, realizzata secondo i moderni canoni dell’edilizia ospedaliera, esclusivamente orientati verso strutture sviluppate in linea orizzontale. Queste valutazioni, di natura esclusivamente tecnica, inducono a privilegiare una localizzazione che risponda alle caratteristiche suddette, e che quindi vedevano nella zona di Sant’Onofrio la collocazione ideale, come indicato anche dalla Commissione di esperti istituita dalla Provincia per contribuire alla scelta dell’area. L’Azienda sanitaria, dunque, ha fatto la propria parte, e invito il Comune a fare altrettanto. E' appena il caso di ricordare che, fatta salva la prerogativa della Regione di disegnare la rete ospedaliera, quello della localizzazione dell’ospedale è un atto di programmazione territoriale che produce implicazioni su infrastrutture, sistema dei trasporti, servizi di smaltimento e simili; pertanto se le valutazioni fatte dal Comune in merito a questi aspetti contrastano con il parere tecnico prodotto dalla Asl, non è certamente un problema di quest'ultima. Ritengo quindi fuori luogo questo reiterato invito all’Azienda a fare passi che non sono di propria competenza. Sarebbe senza dubbio più utile se in questa circostanza ognuno pensasse a fare il proprio mestiere, e, possibilmente, a farlo bene».