STORIA DI UN PROCESSO

Lady Bmw, servizi segreti e misteri. Barretta: «hanno dovuto dare un contentino»

«Ma quale ricatto, solo sesso a pagamento»

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Barreta (Foto:Simeone)

Barreta (Foto:Simeone)

PESCARA. E’ piombato il gelo tra i banchi di accusa e parti civili nei primi 30 secondi di lettura della sentenza quando il giudice ha letto una sfilza di assoluzioni per tutti.

Sembrava che la cosa fosse fatta per gli imputati. Invece, a metà, è arrivata la mazzata della condanna per il solo Ernano Barretta.
Ben sette anni e sei mesi di condanna per una contestazione che è cambiata più volte (il pm l’aveva riformulata tramutandola in estorsione) i giudici hanno invece ritenuto che di truffa aggravata si tratti e che dunque gli elementi emersi nel dibattimento che legano in maniera indissolubile Barretta a Helg Sgarbi, il gigolò che adescava le donne facoltose e attempate, sono sufficienti.
Da qui la truffa. La pena più pesante, che però non dovrà essere scontata fino al terzo grado di giudizio, è il risarcimento dei danni morali e materiali che ammontano in tutto a 10 milioni di euro. I beneficiari sono Susanne Klatten, proprietaria della Bmw e altre due donne molto importanti e ricche, anche loro tedesche, che si sarebbero fatte adescare dal gigolò e che poi avrebbero versato a questi ingenti somme di denaro.


SEGRETI E MISTERI
Quello dei presunti ricatti a luci rosse è stato da subito un processo diverso dagli altri, già da quegli arresti che sembravano come tanti altri ma che invece custodivano il segreto della persona offesa. Segreto che si è sgretolato in meno di 24 ore. Si è tentato di tenere il nome della Klatten fuori dalle cronache ma la cosa era assolutamente impossibile. Così una piccola inchiesta di provincia si è trasformata in un caso internazionale sul quale si sono fiondati i rotocalchi di gossip, e non solo, di tuto il mondo. Pescara e Pescosansonesco sono arrivati fin dall’altra parte del mondo insieme ai nomi di Barretta e Sgarbi, due persone così diverse tra loro, ma soprattutto dalle loro vittime: donne talmente ricche da «guadagnare un milione di euro al giorno solo di interessi».
E sono stati molti gli elementi curiosi e “paragiudiziari” emersi nelle ultime due udienze, quelle dedicate alle conclusioni degli avvocati.


PROCESSO PARTICOLARE
L’indagine, come si sa, è nata da una segnalazione della polizia tedesca che allertava la procura di Pescara e chiedeva attenzione su Ernano Barretta. Ne è nata una inchiesta poi sfociata negli arresti e fin da subito si è parlato di Barretta come «santone» o del Rifugio Valle Grande come la sede di una vera e propria setta dove si tenevano riti mai spiegati fino in fondo. Si citava anche una intercettazione nella quale lo stesso imprenditore pescarese diceva di poter camminare sulle acque. «E’ un burlone lo sanno tutti», lo ha difeso ieri mattina l’avvocato Melania Navelli che come gli altri non ha mancato di essere particolarmente dura nei confronti della procura «per la poca accuratezza nelle indagini». Altri difensori non hanno mancato di notare «errori e superficialità» (per esempio confondere l’accatastamento di un immobile con l’acquisto) o ritenere che l’attività di Pescosansonesco fosse di «mera copertura» e «non producesse reddito». Contestazioni forse troppo nette che tuttavia sembra siano state accolte almeno in parte dal collegio giudicante che ha ritenuto possibile la spendita di denaro di provenienza illecita, tanto da ordinare al pm di formulare le accuse di riciclaggio nei confronti degli imputati assolti tra cui i figli di Barretta, sua moglie e la moglie di Sgarbi.
Molte contestazioni hanno riguardato le modalità di intercettazioni (alcune, secondo gli avvocati, autorizzate anche un anno dopo) o le loro trascrizioni che non sarebbero state sempre fedeli al reale contenuto (gli audio originali non sono mai stati ascoltati in aula).
Alla fine le intercettazioni sono state il cardine dell’accusa insieme ad alcune verifiche patrimoniali che hanno dimostrato l’esistenza di denaro, molto denaro, di provenienza ignota e giustificata come frutto di anni di lavoro. Ma alcune cose evidentemente non quadravano, come i versamenti di alcuni imputati di cifre che superano i 200mila euro e che sarebbero frutto di eredità.
C’è poi il fatto accertato del tentativo di portare in Egitto oltre 120mila euro in contanti.
Ma la particolarità del processo ha riguardato soprattutto gli enormi interessi in gioco, la reputazione della settima donna più potente e ricca del mondo, i rapporti tra stati e forse l’intervento anche dei servizi segreti.


KLATTEN COME UNA EXTRATERRESTRE
Di una realtà parallela e mai emersa fino a ieri ha parlato a fondo l’avvocato Sabatino Ciprietti (legale dei Barretta) che nella sua arringa finale è stato chiaro ed ha adombrato dubbi e scenari tutti da provare, ma forse plausibili, almeno quanto la verità accertata di due personaggi molto particolari che riescono a raggirare donne potentissime e protettissime.
Ciprietti ha posto l’attenzione intanto sulla diversità di mondi in cui si sono mossi gli imputati: «come è possibile credere che la donna più potente del mondo, proprietaria di un impero con milioni di dipendenti che ha amici potentissimi, che dialoga con il governo, che è gomito a gomito con lobbies della finanza poi creda, senza batter ciglio, ad una balla colossale come quella del risarcimento da dare al bambino investito negli Stati Uniti due giorni prima», ha spiegato Ciprietti parlando del raggiro di Helg Sgarbi. «Come si fa a credere senza informarsi? La signora Klatten non ha visto che Sgarbi viveva in un appartamento di 30 metri quadrati senza mobili? Sul capo di imputazione leggo che il raggiro è stato possibile dissimulando la verità del sentimento, ma quale sentimento? Non siamo mica nati ieri e non vogliamo passare per babbioni».
Ciprietti ha allora proposto la sua versione. 


SESSO A PAGAMENTO E DONNE FLACCIDE
«La verità è che è impossibile credere che tre donne si siano tutte impietosite ed abbiano offerto spontaneamente milioni di euro perché lo diceva Sgarbi», ha detto Ciprietti. «La verità è che si tratta di donne attempate, flaccide che hanno bisogno di nutrire il loro ego e per questo sono disposte a pagare per avere un giovane aitante». Insomma puro sesso a pagamento ma qualcosa sarebbe andato storto.
«Quando poi si è arrivati alla Klatten la cosa si è fatta grossa ed è intervenuta la polizia e magari anche i servizi segreti e sono andati a ripescare le altre due donne che non hanno mai fatto denunce e si erano pure scordatE l’accaduto. Perché? Siamo davvero sicuri che ci sia stata una truffa o che magari non si tratti di una verità precostituita?» 


VERITA’ PRECOSTITUITA?
L’ipotesi in realtà si fonda su una serie di intercettazioni telefoniche tra la moglie di Sgarbi ed il legale tedesco di questi che la informa dei colloqui con la procura tedesca e la possibilità di un “patteggio”. Insomma l’idea è chiara: arrivare ad un accordo tra le parti (Klatten - Sgarbi) che preveda la restituzione di una parte della somma e soprattutto la consegna del silenzio. In pratica niente scandalo. Una verità accertata quella dell’ipotesi di accordo che poi ufficialmente non si sarebbe concretizzato. Sta di fatto che lo stesso Sgarbi, a sorpresa, ha deciso di confessare (tirando fuori l’amico abruzzese) permettendo così alla giustizia tedesca di chiudere un processo in due minuti e soprattutto senza fare alcun accertamento, con tutti i risvolti pubblici che ne sarebbero derivati.
Dalle intercettazioni si evincerebbe anche la volontà di fornire una versione di comodo sulle quali si potevano dire d’accordo le parti e dunque si sarebbe parlato di «prestito» o «donazione». «Chi ci dice oggi che la versione del raggiro non sia quella verità precostituita di cui parlano nelle telefonate per coprire magari una verità molto più normale?», ha detto in aula Ciprietti.


SERVIZI SEGRETI, MACCHINA RUBATA E FILMINI SPARITI
I riferimenti più o meno velati ai servizi segreti ci sono stati anche in riferimento ad alcuni episodi effettivamente strani che hanno riguardato proprio la vicenda Barretta.
E' successo, infatti, che nella primavera del 2008, un paio di mesi dopo l'inizio delle indagini italiane, Barretta subì il furto della sua auto, una Audi Q7, un furto anomalo anche perché l'auto fu ritrovata nei pressi del porto di Bari e fu poi riconsegnata.
Dalle intercettazioni gli inquirenti hanno però potuto capire che all'interno del veicoli doveva esservi un computer portatile che custodiva file di vitale importanza per Barretta. Erano i filmati hot? Questo è impossibile dirlo perché i ladri avrebbero portato via il computer insieme al suo contenuto. La vicenda l'hanno appresa gli stessi inquirenti dall'ascolto delle intercettazioni nelle quali Barretta, parlando con una terza persona, si dimostrava alquanto preoccupato sul fatto che questo computer era sparito ed era stato rubato.
Secondo qualcuno, però, Barretta intuendo di essere intercettato avrebbe inscenato una falsa apprensione per un furto che potrebbe non essere mai avvenuto.
Dopo la confessione di Sgarbi tuttavia si è appreso che i filmati esistevano e che lo stesso gigolò li effettuava in maniera artigianale con il suo portatile utilizzando la webcam a differenza di quello che si era detto in un primo momento e cioè che era Barretta che filmava attraverso un buco nella camera adiacente. Se dunque i filmati sono esistiti ed ora sono spariti e mai più ricomparsi è difficile pensare a ladri che prendono un pc e lasciano l’auto. Dove sono oggi quei filmati? 


L’INCHIESTA MEDIATICA, LE FALLE ED IL SANTONE SPARITO
E’ indubbio che il processo ha fatto risaltare le falle delle indagini che possono essere falle fisiologiche e normali ma che non hanno minato del tutto l’impianto accusatorio. Utilizzando una metafora semplice: gli avvocati hanno provato a far crollare il muro delle accuse, sono riusciti a sgretolarlo anche abbastanza ma il muro è rimato in piedi, anche se malridotto. La pressone dei media forse ha avuto la sua parte ma di certo non si possono negare gli aspetti più “giornalistici” della questione che sono poi via via scemati fino a non parlarne più (la vicenda del santone e della setta o dei filmini) così come molti avvocati, in maniera molto precisa, hanno messo in rilievo la «genericità» delle accuse rivolte nei confronti degli imputati minori o persino la mancanza di prove di accusa nei loro confronti «buttati dentro nel calderone solo perché fanno parte di una famiglia», ha detto l’avvocato Spigarelli difensore di Marcello Barretta.
«Ho paura di quelli bravi», ha detto invece Cipirietti riferendosi al pm Gennrao Varone e all’ispettore della squadra Mobile Giancarlo Pavone, «perché sono loro che possono sempre trovare la strada giusta per giustificare una accusa preconcetta. Come la sarta brava che una volta cucito il vestito se non va bene lo rifà, lo modella, lo adatta meglio; così è stata questa indagine che è partita sparata e poi doveva comunque arrivare al termine».
Sta di fatto che anche la macchina dell’informazione ha fatto molto e lo stesso Barretta ha scritto un libro dove racconta la sua verità e fa trapelare presunti accanimenti su di lui per motivi che pure sono emersi di sfuggita nel dibattimento.
Ora si attendono le motivazioni della sentenza in 90 giorni poi il sicuro appello. La vicenda però è tutt’altro che chiusa. All’orizzonte si intravedono ormai ex imputati oggi assolti che hanno voglia di gridare e raccontare la giustizia subita.


Alessandro Biancardi (foto Valerio Simeone)