IL CASO

Pineta Montesilvano: «abbattuti alberi storici e sani»

Ambientalisti sul piede di guerra

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La pineta oggi

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MONTESILVANO. La Pineta di Santa Filomena si estende sulla fascia costiera che collega Pescara con Montesilvano.

E’ lunga 3,8 chilometri e larga mediamente 60: quindi copre una superficie di circa 22 ettari. Fu impiantato dalla forestale nel 1933 utilizzando Pino d’Aleppo e parzialmente Pino domestico per consolidare la duna e per riparare dai venti marini i retrostanti orti.
Negli anni sessanta, in concomitanza con il boom economico, cominciarono i guai. Prima venne costruita la strada litoranea che aprì la strada all’opera distruttrice dei venti marini, poi, sulla spinta degli Enti turismo, si insediarono 5 campeggi senza nessuna norma di salvaguardia per il bosco. Contemporaneamente avvenne l’urbanizzazione selvaggia a monte e a ridosso della pineta senza la costruzione e addirittura la previsione di opere primarie quali strade e fogne. Un’ anarchia urbanistica micidiale per le sorti del bosco sul quale aveva posto gli occhi famelici la speculazione
edilizia, il cancro che sta divorando incessantemente il nostro territorio da oltre 60 anni.


VIA IL CAMPEGGIO
Dopo una lunga battaglia legale la forestale riuscì ai primi degli anni ’70 a far sloggiare i campeggi. Una perizia commissionata al Consiglio Superiore di Sanità rivelò che il terreno risultava biologicamente morto a causa dei detersivi e tensioattivi sversati dai campeggiatori. Inoltre la selvaggia urbanizzazione a monte e la mancanza di fogne e di canali di scolo delle acque aveva fatto sì che tutta la pineta risultasse di fatto la cassa di espansione e di deposito delle acque nere e bianche delle aree a monte.
Per salvare la pineta nel corso degli anni c’è stato un risanamento dell’area, il rimboschimento di tutte le parti che erano andate distrutte, l’impianto di una siepe di specie miste e resistenti alla salsedine lungo tutto il perimetro prospiciente il mare al fine di elevare una barriera ai venti.
Ma ci fu anche un finanziamento con fondi della bonifica del grande collettore che dalla Rotonda Paolucci porta al depuratore di Montesilvano e un duro pressing sul Comune di Montesilvano per costruire le fogne e riattivare i fossi di scolo delle acque che erano stati ostruiti dalle costruzioni, abusive e non, su tutta la zona-
Negli anni ’80 l’area, benché non possedesse requisiti di grande naturalità, venne elevata, con Decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, a Riserva Naturale dello Stato al fine principale di scoraggiare definitivamente ogni velleità da parte di coloro che tramavano per denaturalizzare l’area e costruire palazzi.


IL TAGLIO NETTO: «QUELLE PIANTE SONO SANE»
E dopo tutte le peripezie degli ultimi trent’anni gli ambientalisti di Marevivo si dicono sconcertati per quello che sta accadendo oggi.
«Chiamati da cittadini perplessi» racconta Paola Barbuscia, «ci siamo resi conto che si è proceduto non solo all’abbattimento delle piante o dei rami danneggiati dalle nevicate invernali, ma al taglio scientifico e incomprensibile anche di tantissimi e sanissimi pini rimasti fra quelli impiantati nel 1933. E’ come se contemporaneamente si fosse deciso di cancellare, insieme al patrimonio vegetale storico, anche la memoria della storia del Corpo forestale, la bellezza del luogo e la difesa di un’area preziosa per la vivibilità e la sostenibilità di una città supercementificata come Montesilvano».
Giacciono a decine, per centinaia di metri, tronchi sanissimi, di piante di circa 80 anni e di oltre 60
centimetri di diametro, «senza alcuna visibile instabilità o inclinatura, quindi non pericolanti e perciò senza motivazione alcuna che ne abbia giustificato la fine», denuncia Marevivo.


«INTERVENGA IL SINDACO»
«Moltissime di queste piante sono collocate nelle vicinanze dei bordi della via Bradano, e il loro taglio sembra avere lo scopo di “liberare” della loro ombra la strada. Qualcuno ci ha raccontato che esistono molti contenziosi per i danni sulle automobili provocati da rami caduti», continua Barbuscia.
Marevivo chiede lo stop immediato ad ulteriori abbattimenti di pini decennali nella Riserva Naturale Pineta di S.Filomena, se previsti e soprattutto l’interessamento diretto del sindaco Attilio Di Mattia. Inoltre si chiede la convocazione di un tavolo di confronto propositivo sulla ricognizione e gestione conservativa della pineta e del verde urbano. «Non possiamo mai smettere di ripetere che l’aria buona è prodotta dalla fotosintesi clorofilliana, cioè dalle piante verdi, e non dalla semplice diminuzione delle automobili circolanti».