IL CASO

Grasciano 2: Tar: «affidamento dei lavori irregolari». Cantiere bloccato

Dopo gli sbancamenti e le polemiche arriva lo stop

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Il sito della nuova discarica

Il sito della nuova discarica

NOTARESCO. Come in una discarica si accumulano i rifiuti così nella travagliatissima storia della costruzione di Grasciano 2 i problemi sedimentano di settimana in settimana.

Chi ha ragione lo si saprà tra mesi, nel frattempo divampano i conflitti, ma soprattutto le soluzioni ai problemi generali si allontanano. Lavori fermi e cantiere bloccato significa niente nuova discarica e dunque si continuerà a pagare di più.
Questo perché non si sono fatte le cose nel modo giusto, dicono i giudici amministrativi che hanno accolto un ricorso. E con il pronunciamento del 13 giugno 2012 il Tar ha sospeso i lavori per il mancato rispetto delle modalità di affidamento di lavori pubblici previsto dal Decreto Legislativo 163/2006, in ordine ad un ricorso presentato da Deco Spa ed altri.
Nelle scorse settimane il Cirsu, il consorzio di rifiuti composta da alcuni comuni teramani, aveva affiato direttamente i lavori alla ditta proprietaria dei lavori. Erano così iniziati gli sbancamenti tra le polemiche.
I consiglieri comunali che da mesi si battono per avere chiarezza, risposte e trasparenza avevano pure denunciato ai carabinieri la cosa.
Emilia Di Matteo per "Alternativa per Mosciano", Maria Cristina Cianella e Martini Massimo per "Nuovi orizzonti per Mosciano", Flaviana Pavan, Claudio Di Matteo, Giovanni Pompizii e Sabatino Di Emidio per "Uniti Si può per Bellante", tutti consiglieri che il 5 maggio avevano posto all’attenzione dei carabinieri di Mosciano la presunta irregolarità.
E già a settembre c’era stato un tentativo di avviare i lavori in modo non conforme alle leggi, bloccato dalla Regione Abruzzo attraverso formale diffida.
Intanto, da quasi un anno il drappello di consiglieri cerca di mettere in evidenza le problematiche ambientali e paesaggistiche del sito scelto per la discarica “Grasciano 2”, invitando le istituzioni a valutare la realizzazione di una discarica in una cava dismessa sita in località Capracchia di Notaresco.
Invece il Cda di CIRSU incarica un progettista, un Rup, un direttore dei lavori, approva il progetto stralcio per lo sbancamento di “Grasciano 2” e affida i lavori direttamente alla ditta proprietaria dei terreni. Il tutto senza aver avviato nessun tipo di procedura ad evidenza pubblica.


Per questa ragione i consiglieri hanno allertato anche il Difensore Civico della Regione Abruzzo, l'Autorità per la Vigilanza dei Contratti Pubblici e il Garante per la Concorrenza.
Qualche giorno fa è stata convocata a Notaresco una conferenza di servizi tra gli enti interessati.
«In tutta questa vicenda», dicono i consiglieri, «è imbarazzante il silenzio dei sei sindaci, anche in riferimento ai tanti lavoratori che sono in cassa integrazione e che da mesi aspettano un positivo sviluppo delle vicende legate all’ammodernamento del polo tecnologico e all’avvio della raccolta dei rifiuti “porta a porta”. Ora c'è da gestire una situazione decisamente compromessa. E chi dovrebbe farlo? chi potrebbe farlo? C'è bisogno di atti da assumere in autotutela per il CIRSU e per tutti i Comuni Soci, che restano i primi responsabili delle politiche gestionali del CIRSU e che potrebbero vedere compromessa la propria stabilità economica e finanziaria. Noi ci batteremo nei Consigli Comunali affinché le forze di maggioranza prendano coscienza della reale situazione, anche attraverso la richiesta di una formale sfiducia dell’attuale Cda. Purtroppo, siamo certi di una cosa: i costi di gestione, gli “odori” di quella discarica e il possibile disastro ambientale lo subiremo tutti noi cittadini e le generazioni future».

«Come mai si è andati avanti con un progetto così costoso senza prendere in considerazione l’alternativa offerta dalla cava dismessa di Capracchia come da noi proposto?», si domanda Marco Borgatti di Rifondazione Comunista, «perché non adempiere alle raccomandazioni dell’AIA sulle modalità di realizzazione causando di fatto uno stop annunciato ai lavori? Perché i lavori sono stati affidati in forma privata senza nessuna evidenza pubblica? Queste domande fanno capire che , in sostanza ,le dirigenze si sono mosse rapidamente e senza tener conto della più elementare logica di gestione della cosa pubblica. Ed ecco allora la domanda chiave di tutta questa interminabile vicenda : Chi dovevano accontentare? Di certo non i cittadini ed i lavoratori».