LA SCOMPARSA

Donatella Grosso, intercettazioni e vestiti non bastano: si va verso l’archiviazione

Al gip spetta valutare la richiesta del pm. Dopo 16 anni il fallimento è totale

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I genitori di Donatella

I genitori di Donatella

PESCARA. Nessuna verità sulla scomparsa di Donatella Grosso. Nessun responsabile, nessuna risposta per papà Mario e mamma Tina che da anni si battono per capire cosa sia successo alla loro figlia la notte tra il 26 e il 27 luglio 1996. Soprattuto probabilmente un assassino ancora a piede libero.

Oggi, a distanza di 16 anni, l’unica verità con la quale devono fare i conti i signori Grosso è quella che Donatella non c’è più. E’ sparita, come volatilizzata. Il suo corpo, almeno è quello che famiglia vorrebbe ritrovare oggi, non è saltato fuori da nessuna parte.
L’inchiesta della magistratura è stata aperta inizialmente a Chieti affidata alal Squadra Mobile poi chiusa sostenendo che si trattasse di “allontanamento volontario”. Una ipotesi a cui la famiglia non ha mai creduto, nemmeno per un istante. L’indagine è stata poi riaperta a Pescara e affidata sempre alla Squadra Mobile, e, ora, dopo circa tre anni, si sta per procedere all’archiviazione.
Il pm Cristina Tedeschini ha già avanzato la richiesta al gip, l’11 giugno scorso, proprio nel giorno del quarantesimo compleanno dell’unico indagato, M. F.,  l’ex fidanzato di Donatella. Lui, in tutti questi anni è stato l’unico iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio. Lui è stato l’ultimo a vedere la donna viva, la sera della scomparsa.
Lui ha raccontato di averla accompagnata alla stazione, proprio quella notte, ma di non sapere dove fosse diretta e che treno dovesse prendere. A carico suo gli inquirenti non hanno trovato elementi sufficienti per arrivare al dibattimento e per questo si chiede l’archiviazione al gip. 


«LA UCCIDO»
Su di lui solo una certezza: in un primo momento ha mentito agli inquirenti perchè aveva detto di non aver visto Donatella il giorno della scomparsa. Poi ha ammesso che sì, l’aveva portata lui alla stazione. Un amico del ragazzo a ottobre del 2003 raccontò agli inquirenti che M. viveva contemporaneamente due relazioni, quella con la giovane scomparsa e quella con un’altra ragazza della Pescara bene. Proprio le pressioni di Donatella di ufficializzare il loro legame in pubblico avrebbe stressato il giovane tanto da confidare agli amici «mi sa che quella lì prima o poi la faccio fuori, la butto in un burrone, tanto chi se ne accorge…che ci vuole tanto vado con lei in montagna di notte la butto giù ed è fatta». 


L’AMICA DI DONATELLA
Un anno dopo è una amica di Donatella a raccontare agli inquirenti alcune frasi inquietanti come quella volta che vide alla ragazza strani lividi sul petto e si sentì raccontare che lui l’aveva picchiata. «In un’altra occasione mi raccontò che l’aveva minacciata dicendole che le avrebbe spaccato la testa. Ricordo bene che Donatella mi raccontò che le aveva detto a brutto muso: “Prima di partire ti porto in un campo e ti faccio fuori”».


LE INTERCETTAZIONI
Recentemente la famiglia Grosso si è affidata al legale Giacomo Frazzita di Marsala che assiste anche la mamma di Denise Pipitone, la bimba sparita mentre giocava fuori casa e mai più ritrovata. Proprio l’avvocato ha lanciato un appello nelle scorse settimane nel corso della puntata ‘Chi l’ha visto?’ all’altra fidanzata del giovane: racconti quello che sa, se sa qualcosa. Agli atti dell’indagine, infatti ci sono delle conversazioni datate 2005 tra i due fidanzati che secondo i legali della famiglia fanno presupporre che la donna potesse sapere qualcosa.
«Ma possibile che non gli hai chiesto, dove caz... andava?», chiede la donna. «Glielo ho già chiesto ma non vuo... non voleva rispondere, non è che stiamo a spiegare per telefono tutte ste cose qua!». E poi continua: «maledetto il giorno che ho accettato di accompagnarla, maledetto a me che... aveva capito che voleva buttarsi...». E lei: «se venivo con te, le cose non su... ti accompagnavo io, poi ritornavamo alla festa».
E Marco chiude: «ma lo so, ma che discorsi... facevo 23 anni, ero un coglione è logico, mi rendo conto pure io, per primo di quello che ho fatto, ma basta, non è che uno può pagare all’infinito, perché ha accompagnato una stronza».


I VESTITI E L’ARCHIVIAZIONE
Ma tutto questo non basta per mettere in piedi un processo, dicono dalla Procura, coscienti che troppo tempo sia passato e che al momento sarebbe inutile ascoltare nuovamente altri testi. Gli inquirenti sono certi di aver fatto tutto il possibile per arrivare alla verità. Non la pensa così la famiglia Grosso che denuncia le gravi lacune all’indagine soprattutto nei momenti immediatamente successivi alla scomparsa.
Oggi viene ritenuto inutile anche tentare la strada di nuove intercettazioni per cercare di scoprire qualcosa di compromettente.
La procura rinuncia pure a fare ulteriori accertamenti sugli indumenti dissotterrati nel campo dell’ex fidanzato. Indumenti che, dicono gli investigatori, non ci sarebbe alcuna ragione di ritenere che possano appartenere a Donatella.
Per questo l’accusa chiede di archiviare mentre la famiglia Grosso ritiene che «ci sono elementi di una gravità inaudita» a carico dell’uomo tali da dover procedere.
Si tenterà la strada dell’ennesimo ricorso.

Alessandra Lotti