SLOGAN E SENTENZE

Manifesti contro zingari, Pdl e lega condannati a Milano

Il caso simile a quello avvenuto a Pescara

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Manifesti contro zingari, Pdl e lega condannati a Milano
MILANO. Lega e Pdl sono stati condannati - primo caso del genere in Italia – nei giorni scorsi per discriminazione.

Nel mirino erano finiti a maggio del 2011 manifesti e discorsi nei quali, durante la campagna elettorale, avevano usato il termine «Zingaropoli» per opporsi alla candidatura sempre più forte di Giuliano Pisapia che alla fine non solo si è candidato ma è stato pure eletto.
Il giudice milanese ha dato dunque ragione all'associazione Naga, che aveva intentato una causa civile. Chissà, invece, come andrà a finire il caso pescarese: in riva all’Adriatico solo qualche settimana fa hanno fatto scalpore i manifesti del Pdl che recitavano «Il Pdl mantiene gli impegni fuori dalle case popolari rom e delinquenti». Sulla questione si è acceso un polverone. La diocesi ha parlato di «inopportunità», la comunità rom si è sentita discriminata, Rifondazione ha chiesto le dimissioni dei vertici provinciali del Pdl, il presidente della Provincia di Pescara ne ha preso le distanze. Unica voce fuori dal coro un sito neonazista che ha applaudito all’iniziativa.
E alla fine Sel ha presentato un esposto in procura per “incitamento all’odio razziale”. Come andrà a finire? A Milano è bastata l’affermazione ‘zingaropoli’ per arrivare alla condanna perché, scrive il giudice Orietta Miccichè nella sentenza, depositata lo scorso 24 maggio, «emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione, che ha l'effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti».


Si sosteneva nel ricorso che non fosse possibile né legittimo per un partito politico utilizzare slogan e dichiarazioni manifestamente discriminatori.
A intentare la causa civile nei confronti dei due partiti politici era stata l'associazione Naga, associazione volontaria di assistenza socio sanitaria e per i diritti di cittadini stranieri, rom e sinti. Il giudice ha stabilito un risarcimento di 3.007 euro, a carico di Lega Nord e Pdl; mentre la rimozione dei manifesti, una delle richieste avanzate dal Naga nel ricorso, ovviamente non è più applicabile perché i cartelloni sono spariti da tempo. Così come sono spariti quelli di Pescara ma non per un ravvedimento ma solo per scadenza del periodo di affissione.
«Per la prima volta in Italia viene depositato un provvedimento giudiziario che condanna dei partiti politici per discriminazione – ha commentato soddisfatto Pietro Massarotto, presidente del Naga – è per noi una vittoria molto importante e vorremmo fosse intesa come un messaggio molto chiaro contro la normalizzazione dell’emarginazione e delle pratiche di esclusione sociale a cui purtroppo siamo stati abituati».