SICUREZZA IN CITTA'

La difficile situazione dei poliziotti a L’Aquila: lo sfogo di un agente

La Polizia è di “stato inferiore”: «Disparità di trattamento con altre forze di polizia»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3615

La difficile situazione dei poliziotti a L’Aquila: lo sfogo di un agente
L’AQUILA. Le nuove disposizioni del Governo prevedono la proroga della presenza delle ‘Forze Armate’ fino al 31 dicembre 2012 a presidio del centro storico della città.

Così come è previsto il riconoscimento di 30 ore di straordinario mensile agli agenti della polizia municipale per poter controllare che gli aquilani alloggiati a spese dello Stato non facciano i ‘furbetti’. Ci sono poi i 60 agenti di polizia di stato dovranno lasciare la Questura aquilana.
Per i poliziotti aquilani in servizio in altre città che dopo il terremoto hanno chiesto di essere “aggregati” a L’Aquila, il 30 maggio è finita la “pacchia”. La Questura aquilana tornerà ad avere l’organico di sempre e senza neppure il reintegro degli agenti andati in pensione nel frattempo. La pubblica sicurezza aquilana, le maggiori esigenze di controllo del territorio, di garanzia della legalità, di prevenzione di infiltrazioni mafiose, dicono gli operatori della sicurezza, non sono argomenti a cuore del Ministero degli Interni, come non lo sono i diritti dei suoi lavoratori.
In una nota la denuncia di un agente aquilano, di cui non faremo il nome per tutelarlo, che non fa sconti a Ministero e istituzioni locali.
«Inferiore per l’attenzione che il governo ha concretamente fornito ai poliziotti terremotati, come persone e come operatori. Inferiore per la lentezza dei tempi e per le opacità della ricostruzione della Questura, tornata agibile solo per metà e solo dopo tre anni. Inferiore per come i poliziotti aggregati sono stati trattati in confronto agli appartenenti alle altre forze dell’ordine. Inferiore, in senso stretto e concreto, sul numero dei poliziotti che punta decisamente al ribasso con i dinieghi alla proroga delle aggregazioni che si susseguono in queste ore, e che denota inequivocabilmente lo scarso livello di considerazione dell’intera categoria presso le alte sfere a Roma».


Lo specifico e numeroso gruppo degli “aggregati”, è composto di aquilani terremotati, con tutte le conseguenze note ad ogni altro cittadino aquilano, con l’obbligo di prestare il proprio servizio in altre città d’Italia, anche molto lontane.
È solo grazie ai benefici di una legge che prevede l’assegnazione temporanea “per gravi motivi familiari”, per periodi di 30 o 60 giorni, rinnovabili solo previa apposita ed asseverata istanza di proroga, che circa 60 agenti sono potuti rimanere a L’Aquila.
«Si potrebbe ora fare il conto approssimativo», continua il poliziotto, «di quante istanze, debitamente motivate e certificate, ognuno di loro ha dovuto produrre e ribadire, ogni 30 o 60 giorni dal 6 aprile 2009, per spiegare al Ministero che purtroppo loro, le proprie famiglie, i loro figli e proprie case avevano subito il terremoto….i cui effetti durano anche anni, anziché 60 giorni rinnovabili, e che la gravità e l’eccezionalità dei loro problemi, sono esattamente come quelli di tutti gli altri concittadini, per i quali è stato prorogato lo stato d’emergenza ancora per tutto il 2012».
Proprio adesso però arriva la tagliola del Ministero, che ha già sorteggiato e rinviato presso le loro sedi di servizio e con effetto immediato i primi malcapitati, mentre gli altri sono tutti in attesa, a tempo scaduto naturalmente, della sentenza che decreterà nel giro di qualche mese la fine della permanenza nella loro città.
« Nulla mortifica di più dell’essere ignorati», denuncia ancora il poliziotto. «Ignorate le esigenze, ignorate le necessità, ignorata la dignità così come pure la norma di legge che stabilisce che la Pubblica Amministrazione risponda entro un termine ben preciso, anche negativamente ma motivatamente, all’istanza del cittadino o del dipendente».
E’ finita infatti nell’archivio del dimenticatoio ministeriale l’istanza di assegnazione ai sensi della vigente legge che prevede “gravissime ed eccezionali situazioni personali”, che tutti gli interessati hanno prodotto qualche settimana dopo il sisma.
«Ignorata, inoltre, in un imbarazzante silenzio di tutte le istituzioni, anche la lampante disparità di trattamento in un rapido confronto con gli operatori delle altre forze di polizia», denuncia l’agente.
Ai militari dei Carabinieri ed a quelli della Guardia di Finanza, racconta l’uomo, sono stati concessi da subito periodi di assegnazione temporanea dalla durata semestrale, rinnovabili (e rinnovati) di volta in volta, fino ad arrivare alla determinazione di criteri in base ai quali molti hanno poi ottenuto il trasferimento, così come pure per i Vigili del Fuoco, dipendenti del medesimo Ministero dei poliziotti.


«Questa inquietante disparità non ha turbato ovviamente le scelte del Dipartimento, che ha continuato semplicemente a ignorare e mortificare i propri dipendenti, ai quali ora fanno anche sapere che non saranno più concessi neanche più le aggregazioni temporanee, che forse ne hanno ricevute fin troppe. Torneranno lì da dove sono venuti».
Ma le umiliazioni personali, se pur gravi, potrebbero restare all’interno della sfera individuale di ciascuno. E lì resteranno, indelebili. Quello che non può più passare inosservato alla città intera, denuncia ancora il poliziotto, è l’operazione «silente del taglio costante al numero degli operatori totali della Pubblica Sicurezza, rinviati al mittente senza alcuna alternativa, proprio nel momento in cui prende il via il più grande cantiere d’ Italia e d’Europa, quando la posta in gioco diventa miliardaria e la presenza di centinaia di profittatori più o meno onesti si aggireranno per la città, oltre alle migliaia di addetti al settore dell’edilizia ed alla ricostruzione dei centri storici, nel momento in cui la popolazione residente è ridislocata nei nuovi insediamenti abitativi, notoriamente già privi di adeguato servizio di vigilanza».
«Quello che sconcerta», chiude l’agente, « è il silenzio delle istituzioni, tutte, all’inevitabile abbassamento del livello di legalità, di sicurezza e vivibilità della città. Forse nessuno di loro ha mai manifestato una chiara volontà di mandare via questa importante aliquota di agenti, ma il silenzio, di fronte ai fatti, non equivale all’ assenso?»