IL PROCESSO

Ricatti a Lady Bmw, il pm chiede 9 anni per Barretta. «Reati abietti, tutti sapevano»

Chiesto risarcimento danni da 8 milioni di euro

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Ernano Barretta

Ernano Barretta

PESCARA. Nove anni per Ernano Barretta, sei anni per i suoi due figli e sua moglie, due anni e sei mesi per Gabriele Franzischa Sgarbi, moglie del gigolo' svizzero Helg Sgarbi.

Assoluzione per Prisca Furger e Sandra Fabbro, lavoratrici della country house di Pescosansonesco. Sono queste le richieste del pm Gennaro Varone avanzate ieri pomeriggio nel corso della sua requisitoria nel processo sui ricatti a luci rosse a donne facoltose tedesche, che conta tra le parti offese anche Susanne Klatten, proprietaria della Bmw.
All’esito del dibattimento del processo il pubblico ministero ha ripercorso i motivi per cui ha chiesto la condanna severa per gli imputati, arrestati nel 2008. Il caso negli anni passati ha interessato la stampa di tutto il mondo a causa della notorietà di una delle vittime principali.
Ieri però in aula un solo giornalista tedesco a seguire l’ultimo scorcio del processo con l’orecchio proteso per l’intera giornata verso l’interprete che ha tradotto ogni parola pronunciata in aula.
Il pm ha parlato per quasi un'ora ed ha inoltre chiesto per Baretta la riqualificazione del reato di estorsione in quello di truffa aggravata e la confisca di tutti i beni sequestrati.
Varone ha sottolineato le responsabilità di Sgarbi e quelle di Barretta facendo notare, tra le altre cose, la presenza dell'imprenditore di Pescosansonesco nello stesso albergo e nello stesso periodo degli incontri tra Susanne Klatten e il gigolò svizzero. Il pm, dopo aver sostenuto che gli imputati fossero a conoscenza dell'attività di Sgarbi, ha evidenziato i versamenti di Barretta sui conti correnti di denaro contante con banconote da 500 euro, lo stesso taglio dei 7 milioni di euro dati dalla Klatten a Sgarbi.
Il pm, inoltre, ha sostenuto che immediatamente dopo la consegna del denaro Barretta, Sgarbi e le loro mogli hanno prenotato un viaggio in Egitto «dove - ha detto Varone - andavano ad investire denaro». Ad incastrare gli imputati per il pm anche le numerose intercettazioni e le pressioni sulla Klatten per alleggerire la posizione di Sgarbi. 


LA COSTRIZIONE
Elemento centrale su cui si baserà la sentenza (qualunque essa sia) sarà la valutazione dell’elemento della “costrizione” delle donne a pagare. Dal dibattimento è emerso che una costrizione nel senso puro del termine (stile pistola puntata alla tempia) non vi è stato. D’altro canto, anche per ammissione dello stesso Sgarbi, il modus operandi era quello di acquisire la fiducia delle donne, carpendo la loro fiducia, indebolendole attraverso artifici (facendole innamorare o corteggiandole) per poi ingannarle con la storia dell’incidente stradale e della bambina rimasta paralizzata che aveva bisogno di tanto denaro.
Storia inventata che ha sempre sortito effetti e fatto leva sulla sensibilità delle vittime. Di fatto almeno tre donne si sono spinte ad offrire cifre consistenti per milioni di euro. Le difese degli imputati (avvocati Sabatino Ciprietti e Melania Navelli) hanno puntato molto su questo evidenziando più volte che le donne non pretendevano la restituzione del denaro, che le donne avevano offerto “volontariamente“ quel denaro e che persino la Klatten dopo essersi allontanata era ritornata spontaneamente per offrire i 7 milioni contestati. Dunque quale truffa, quale estorsione?
Quelle donne tuttavia per il tribunale tedesco avrebbero subito l’estorsione e l’autore se ne è scusato. In Italia il collegio giudicante dovrà stabilire se Barretta abbia o no truffato (non più estorto) denaro alle donne attraverso Sgarbi pur non avendo mai conosciuto le signore in questione ma essendo il supposto artefice o coordinatore del piano, sempre presente e, di fatto, la mente dei raggiri.


«GUADAGNI LECITI E DENARO ESTORTO»

Altro elemento cardine sul quale dovranno decidere i giudici è quello dei guadagni leciti delle attività commerciali della famiglia Barretta. I soldi spesi e i molteplici acquisti fatti in contate e con banconote da 500 euro sono compatibili con i vari redditi? Il rifugio Valle Grande ha prodotto redditi per circa 250mila euro all’anno ed i vari periti si sono espressi sul caso e la sproporzione è stata definita dal pm «incommensurabile». Ci sono poi versamenti sui conti correnti dei componenti della famiglia sempre di cifre diverse ma con banconote nel taglio da 500. 


PARTI CIVILI: «SGARBI PERSONA ABIETTA, INTELLIGENTE, SPIETATA E BUGIARDO SERIALE»
Molto più incisivi gli avvocati delle parti civili (le donne facoltose truffate) Lucio Monaco, Angelo Anglani, Andrea Casula, che dopo aver studiato meticolosamente tutte le carte del processo hanno saputo evidenziare pochi particolari che hanno definito «prove schiaccianti ed incontrovertibili» non solo della colpevolezza degli imputati ma della esistenza di un vero e proprio clan familiare legato da vincolo associativo, in pratica l’associazione a delinquere contestata che è anche il fatto più grave.
Gli avvocati hanno evidenziato la presenza costante di Ernano Barretta insieme a Sgarbi ogni volta che si sarebbe consumato il reato o partiva la richiesta estorsiva. Era sempre nella stanza 630 mentre Sgarbi era sempre nella 629 quando incontrava Klatten e sarebbe stato lui a filmare. Di sicuro, hanno detto gli avvocati citando le intercettazioni telefoniche, «conosceva il contenuto di quei video perché ne parlava al telefono e ne spiegava alcuni dettagli, dunque li aveva visti e ne conosceva l’esistenza».
Gli avvocati di parte civile hanno evidenziato la volontà della famiglia Barretta di aiutare Helg Sgarbi. Si sarebbero impegnati (si evince dalle intercettazioni) anche ad anticipare 60mila euro per le spese legali. Un gesto che proverebbe secondo i legali il vincolo ed il coinvolgimento dell’intera famiglia che era a conoscenza dei ricatti hot.
Durante le perquisizioni, è stato detto, il figlio Marcello Barretta avrebbe anche telefonato alla fidanzata a cui aveva dato due banconote da 500 e le avrebbe consigliato di farle sparire.
«Che cosa sono andati a fare 4 volte in Egitto a dicembre 2007 i Barretta?», si sono domandanti ancora i legali di parte civile, e perché a gennaio era in programma un quinto viaggio?
«Utilizzare la storia di un bambino malato per estorcere denaro è da persona abietta», ha contestato il legale italiano della Klatten, riferendosi all’interrogatorio di poco prima di Helg Sgarbi che avrebbe detto una serie di fandonie e palesi bugie vestendo i panni di un «angeluccio».
Gli avvocati hanno ancora messo in evidenza il diverso comportamento di Sgarbi che si è detto pienamente colpevole in Germania mentre in Italia ha fornito versioni diverse, più articolate e spesso anche non riscontrate.


MACCHINE E CELLULARI

A gennaio 2008 quando Sgarbi venne arrestato era su un’auto noleggiata da Barretta che lo seguiva a poca distanza su un’altra autovettura. Avevano un walky tolky per comunicare ed anche due cellulari con un solo numero in rubrica: l’uno il numero dell’altro.
«Se non è questa la prova che i due agiscono in sincrono, che conoscono l’uno le azioni dell’altro…» hanno tuonato in aula ancora i difensori delle donne tedesche truffate. Infine la richiesta di risarcimento danni che per la Klatten è di 8 milioni più spese legali.
Il prossimo 19 giugno parleranno i difensori degli imputati e si attende la sentenza.
Alessandro Biancardi