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Rettori a vita e concorsoni? «No grazie». Azione universitaria scende in campo

La protesta prenderà piede il 14 giugno alla Camera

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Rettori a vita e concorsoni? «No grazie». Azione universitaria scende in campo
ABRUZZO. C’è stato un tempo per combatterla. Oggi, per alcuni, è tempo di rimpiangerla.

Roberto Fedi, professore ordinario all'Università per Stranieri di Perugia è uno dei tanti che guardano alla riforma Gelmini con “rimpianto”.
La legge 240/2011 prevedeva, tra le tante, la sostituzione dei concorsi con  abilitazioni nazionali a lista aperta per il reclutamento dei docenti universitari e stabiliva per i rettori una proroga di mandato di un anno dal momento dell’adozione dello statuto.
Due disposizioni che sono state oggetto, in questo periodo, di alcune revisioni. Di recente il ministro Francesco Profumo, ha tentato di portare in consiglio dei ministri un decreto che avrebbe ripristinato per un biennio i concorsi universitari di vecchio tipo: quelli, cioè, tenuti in sede locale. Lo stesso Ministero è poi riuscito a prorogare di un altro anno (oltre a quello già previsto da Gelmini) il mandato dei rettori in carica. La riforma, così come formulata, permetterà ai decani dell’università di rimanere inchiodati  alle loro sedie almeno fino al 2013.
Il mondo universitario non ci sta. Un delegazione di Azione Universitaria (di Roma tre, Università di Perugia, di Torino, Macerata e Chieti) sarà presente alla Camera il 14 giugno, per supportare la petizione on line (contro il fenomeno dei rettori al potere per troppo tempo) promossa da 150 docenti provenienti da 20 atenei.

 ANCORA IN SELLA
La legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini, dice che «il mandato dei rettori in carica al momento dell'adozione dello statuto è prorogato fino al termine dell'anno accademico successivo».
Ma il problema nasce proprio dall’interpretazione del termine “adozione”.
Si intende l’adozione definitiva dello statuto dopo i normali rilievi del ministero (2012)? Oppure la prima adozione, avvenuta l’anno scorso? Nel primo caso, la proroga sarebbe per tutto il 2013; nel secondo, non oltre l’autunno del 2012. Il Miur ha preferito il primo caso.
Tra i veterani abruzzesi che rischiavano di continuare il proprio mandato c’è  il rettore Franco Cuccurullo che ha preferito alla poltrona dell’ateneo quella di casa.
Per quanto riguarda le procedure di reclutamento dei candidati, le diposizioni  previste dalla Gelmini  restano ancora in piedi. I candidati  ritenuti meritevoli da una commissione nazionale composta da docenti selezionati in base a criteri fissati dal ministero, potranno concorrere nelle diverse università per divenire professori associati o ordinari sulla base di ulteriori regole e procedure che la legge lascia definire alle singole sedi. Questo, in teoria, dovrebbe garantire il reclutamento dei più meritevoli.
In pratica si rischia di sovrapporre i nuovi candidati con i vecchi vincitori di concorsi ancora in attesa di prendere servizio, aprendo la strada a ricorsi e contenziosi.
m.b.