L'UDIENZA

Ricatti hot a Lady Bmw. Parla Sgarbi: «ho sbagliato, mi sono pentito»

Il gigolò svizzero in aula: «Barretta estraneo»

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Ricatti hot a Lady Bmw. Parla Sgarbi: «ho sbagliato, mi sono pentito»
PESCARA. «Ho sbagliato, sono pentito, e sto pagando il mio debito con la giustizia. Ho accettato questa sentenza senza se. Ho sbagliato e mi scuso per quello che è successo. Mi rammarico per i danni causati alle donne vittime del mio raggiro».

Queste le parole pronunciate stamattina nell’aula uno del tribunale di Pescara. A parlare, in un italiano quasi perfetto (per uno straniero) è stato Helg Sgarbi noto ormai alle cronache come il gigolò che è riuscito ad estorcere decine di milioni di euro a donne facoltose tedesche tra le quali spicca addirittura la proprietaria della Bmw, Lady Susanne Klatten.
Secondo l'accusa Sgarbi agganciava le donne mentre Barretta filmava i rapporti sessuali.
Oltre allo svizzero e a sua moglie sono imputati Ernani Barretta, proprietario della Country house Rifugio Valle Grande; i suoi due figli, Marcello e Clelia; sua moglie Beatrice Batschelet; e due lavoratrici della country house Prisca Furger e Sandra Fabbro. 


«CON LADY BMW UNA SIMPATIA RECIPROCA»

Scortato a vista con due angeli custodi dietro le spalle, tutt’ora agli arresti, Sgarbi è venuto in Italia per rispondere alle domande del suo accusatore, il pm Gennaro Varone, e degli avvocati di parte civile. E’ sembrato freddo, accurato nelle risposte, franco anche se reticente in più punti (specie quando non ha voluto indicare i nomi dei suoi creditori). Già, perché la versione di Sgarbi, già condannato in Germania per aver confessato il raggiro e l’estorsione, è che si era indebitato per circa 60milioni di euro per «debiti di gioco». A che gioco giocasse però non è stato detto. Sgarbi ha precisato che con la Klatten «non era una storia importante né seria ma si trattava di simpatia reciproca». Il pm ha fatto notare poi una presunta incongruenza della versione fornita circa l’inizio della relazione che Sgarbi ha datato in ottobre 2007 mentre esistono immagini datate agosto 2007.
L’uomo ha risposto che ha filmato i suoi incontri anche intimi con la Klatten come assicurazione nel caso in cui sarebbero sorti problemi o «avesse deciso di divulgare la relazione, visto che io ero sposato ma lei non lo sapeva».
Tranquillamente Helg Sgarbi ha ammesso di aver inventato la frottola del bambino investito negli Usa e del suo debito gigantesco per milioni di euro ammettendo che era in grosse difficoltà a causa dei suoi debiti.
La Klatten si attendeva la restituzione dei soldi prestati?, ha poi domandato Varone.
Sgarbi per la prima volta ha citato la pagina 18 della sentenza di condanna spiegando che lì ci sono tutti i dettagli ma ha poi riassunto la risposta così: «non pretendeva la restituzione».

BARRETTA ESTRANEO
Sgarbi ha poi scagionato l’amico Barretta: «Non ho mai coinvolto nessuno. Barretta mi ha accompagnato in alcuni viaggi, in buona fede. Era assolutamente estraneo alle mie vicende, gli ho soltanto detto che avevo dei problemi per giustificare le precauzioni adottate per salvaguardare la mia incolumità. Ho preparato io i Dvd che ho inviato alla Klatten e le riprese sono state fatte da una telecamera nascosta all'interno di una borsa posizionata vicino al letto dell'albergo dove sono avvenuti gli incontri». Sgarbi sostiene anche di aver messo lui nella giacca di Baretta il biglietto con i numeri di telefono e i nomi di alcune donne


«VIAGGI IN EGITTO PER TURISMO»

Si è poi parlato di un viaggio in Egitto con la famiglia di Ernano Barretta «per turismo, svago per respisarare un po’ di aria», ha detto Sgarbi mentre la procura di Pescara ha sempre sospettato che i soldi venissero fatti uscire dal paese per non meglio identificati investimenti proprio all’ombra delle piramidi. Alle poche domande dei difensori degli imputati e delle parti civili poi il gigolò ha chiarito che l’11 settembre 2007, dopo aver ricevuto i 7 milioni dalla Klatten, si è recato dai suoi creditori per saldare i suoi debiti. Creditori in attesa sia in Austri che a «sud di Roma» ma dei quali ha detto chiaramente di non voler fare i nomi perché «tutti quelli che sono stati coinvolti in questa storia sono stati distrutti e tormentati, è gente che non c’entra niente e non intendo crear loro problemi come è avvenuto per gli altri».
Alla ulteriore sollecitazione dell’avvocato sul perchè tacere i nomi visto che non è reato pagare debiti Sgarbi si è ulteriormente rifiutato.
Dopo aver ammesso platealmente di essere pentito e di aver sbagliato Sgarbi si è anche offerto di risarcire le vittime dei suoi raggiri «quando ne avrò la possibilità finanziaria, saranno loro la mia priorità».
Poi ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alle sue ammissioni che di fatto hanno impedito una ulteriore approfondimento della procura tedesca sui fatti:« le accuse rivoltemi erano grosso modo, di fatto, giuste e veritiere».


IL MISTERO DEL FAX SPARITO
E’ poi emersa nuovamente la circostanza delle modalità dei raggiri ai danni delle donne che di fatto non sono mai state costrette a pagare ma più che altro indotte. Dopo aver raccontato la storia inventata dell’incidente accaduto negli Usa e del bambino rimasto gravemente ferito tutte le donne facoltose si sono dimostrate pronte a dare soldi senza pretenderne chiaramente la restituzione. La Klatten, per esempio, dopo una prima rottura delle relazione avrebbe inviato un fax a Sgarbi nel quale si dichiarava disponibile ad aiutare l’uomo di cui si era innamorata. Anzi della cifra si era detta disposta, semmai l’avesse riavuta, di darla in beneficienza.
Mistero fitto invece sul fax che Sgarbi dice di aver avuto con sé anche al momento dell’arresto e che invece sembra essere sparito e non è agli atti né di questo né dell’altro processo tedesco.
Sgarbi ha anche ammesso che per farsi dare i soldi a volte aveva anche paventato l’intervento «della mafia». «E’ stato solo un grande sbaglio da parte mia aver coinvolto in tutto questo Barretta che non sapeva», ha aggiunto poi.

L’ARROGANZA DELLA KLATTEN
Sgarbi ha spiegato che alla base del suo gesto l'arroganza, a suo dire, usata dalla Klatten nei sui confronti: «lo stesso atteggiamento subito da mio nonno ebreo da parte degli antenati di Susanne». Il gigolo' non ha esitato mai durante la sua testimonianza, tranne quando ha dovuto ammettere che i rapporti con le altre due donne vittime dei suoi ricatti erano di natura esclusivamente sessuale.
«C'e mia moglie in aula, non voglio ferirla. Anzi voglio fare un appello: non sacrificate persone innocenti che non c'erano nulla». L' appello di Sgarbi è stato interrotto da uno dei difensori della Klatten. «Lei è l'ultima persona che puo' venire a parlare di giustizia nei tribunali italiani». Prima della ripartenza di Sgarbi alla volta della Germania la moglie ha chiesto e ottenuto di potergli parlare. I due sono usciti dall'aula e, sotto la supervisione degli agenti della polizia penitenziaria di Roma, si sono incontrati. 

FUOCO INCROCIATO SU PM E POLIZIA
Al termine della deposizione dell’ultimo testimone-imputato è stata la volta degli altri componenti della famiglia Barretta imputati in questo processo che hanno reso dichiarazioni spontanee.
Il figlio di Ernano, Marcello, arrestato anche lui nel 2008 è stato freddo, schematico, documentato ed ha prodotto carte che attesterebbero secondo il suo racconto la provenienza lecita dei soldi sequestrati nel rifugio valle Grande di Pescosansonesco. Le indagini sarebbe state condotte in maniera superficiale, ha detto, e non tenendo conto di tutta una serie di prove che invece avrebbero dipinto una realtà diversa da quella che la procura ha voluto scrivere.
Appartamenti, attività commerciali e auto tutto acquistato prima dei ricatti e con soldi «di una vita di lavoro». «Non ho mai conosciuto le donne di cui si parla in questo processo e non capisco per quale ragione dovrei risarcirle per cose che non ho fatto. Non sono nemmeno mai stato in quei posti».
La moglie di Sgarbi, Gabriela Franzischa Sgarbi, ha spiegato che il suo patrimonio è frutto del suo lavoro, di numerose donazioni anche dei genitori e di una serie di compravendite. Ha poi contestato il fatto che da 4 anni non può usufruire del suo appartamento avendo perso circa 30mila euro di affitto perché l’immobile è ancora sequestrato «nonostante abbia già nel 2008 fornito le prove che è stato acquistato lecitamente».
Ancora più dura, empatica, colorita, diretta e senza freni invece Clelia Barretta la figlia di Ernano che con tanto di indice accusatore ha contestato l’operato della Squadra Mobile e del pm Varone che si sarebbe genuflesso psicologicamente nei confronti della Klatten e della Germania.
«Esigo giustizia», ha detto Clelia, «è indegno che le indagini siano state svolte con una superficialità inaudita e non si sono volute vedere prove che avrebbero chiarito tutto, come assegni, ricevute, bonifici bancari e altro che chiariscono perfettamente la provenienza del denaro, altro che “passato oscuro” come dite voi. Oscuro forse per voi». La donna ha poi sciorinato tutta una serie di riconoscimenti pubblici concessi al padre e articoli di giornale che ne illustravano pregi e lodi accanto a personaggi di rango.
Barretta figlia ha poi raccontato in aula il suo calvario seguito agli arresti: «14 giorni senza mangiare poiché il giudice non aveva autorizzato nessuno a portarmi il cibo mentre ero chiusa in casa. Anche ai cani si porta da mangiare…»
Poi ha elencato tutte le iniziative imprenditoriali avviate negli anni come diversi bar (Zurigo, Milky way) ristoranti e pub che sarebbero poi stato venduti ricavandone cospicui guadagni.
Insomma quello sequestrati non sono certo i soldi dei ricatti tedeschi di Sgarbi ma frutto di una vita di lavoro.
Chissà se la verità è nelle carte, di sicuro anche su quelle il collegio giudicante dovrà pronunciarsi molto presto, forse già alla prossima udienza.


Alessandro Biancardi