6 APRILE 2009

Terremoto L’Aquila, mille giorni dopo l’economia è ancora pezzi

Confcommercio: «operatori sono allo stremo»

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Terremoto L’Aquila, mille giorni dopo l’economia è ancora pezzi
L’AQUILA. Da oltre mille giorni sono stati sottoposto all'attenzione delle Amministrazioni, dei Ministri, dei governatori, progetti «concreti cantierabili», proposte, appelli accorati e richiami, ma sinora «sono rimasti inascoltati».

Dopo tre anni gli operatori aquilani del commercio e dei servizi sono allo stremo. Ne è certo il direttore della Confcommercio cittadina Celso Cioni. Tutto questo però, e va detto con chiarezza - rileva Cioni - è solo il frutto di «scelte sbagliate nel post terremoto e della totale mancanza di politiche attive di sostegno alle categorie produttive più martoriate dal sisma e cioè quelle dei commercianti, degli artigiani e dei servizi».
Nel Luglio del 2009 presso la sede dell'Ance - ricorda – l’associazione di categoria presentò un progetto che raccolse oltre 350 adesioni e ben un milione di euro da Confcommercio Nazionale per realizzare una galleria commerciale che avrebbe ospitato centinaia di attività nei locali ex Aventis a Bazzano, con costi di locazione a 13 euro/mq, grazie all'intervento economico che la nostra Organizzazione stanziò e che poi non è stato più utilizzato in quanto l'Amministrazione comunale non intese prorogare a sei anni (tempo necessario per ammortizzare l'investimento) la delibera delle delocalizzazioni. 

LA SPECULAZIONE
Se quel progetto fosse andato avanti («presso la nostra sede conserviamo ancora il plastico») per Confcommercio buona parte dei commercianti del centro storico sarebbero restati un 'unicum', gli affitti sarebbero stati sostenibili e, di fatto, si sarebbe calmierato indirettamente il mercato immobiliare commerciale che, invece, ha approfittato della lievitazione delle domande dei locali ed ha determinato speculazioni alle spalle dei commercianti.
Ma Cioni parla anche di «una ignavia» consapevole delle Autorità Nazionali «che non hanno sinora inteso concedere alcun sostegno a quei commercianti vittime della 'Shoah' del sisma nel centro storico cittadino che sono stati abbandonati al proprio destino e che hanno così determinato il far west commerciale nella nostra città».
E la lista di critiche è lunga: «finora contributi zero anche dal nuovo Governo e speriamo che il Ministro Barca che nell'incontro con la nostra Organizzazione mesi fa si impegnò ad utilizzare risorse importanti a suo tempo stanziate dal CIPE, per quella che è stata l'altra chimera del dopo terremoto la Zona Franca, dia seguito al suo impegno».
L’associazione lancia un ultimo appello agli amministratori comunali per richiedere una seduta straordinaria del nuovo Consiglio comunale dedicata al Commercio, al Turismo, ai Servizi, all'Artigianato ed alle gravi situazioni che la crisi internazionale ha fortemente acuito negli ultimi mesi.
 Un invito al Ministro Barca affinchè «ponga in essere provvedimenti concreti ed urgenti che restituiscano fiducia e speranza a settori economici in serissime ed evidenti difficoltà. Siamo fuori tempo massimo - conclude ioni - occorrono da subito strategie mirate , politiche attive e risorse per il riavvio di comparti fondamentali per il rilancio economico e produttivo. Prima che sia troppo tardi».


GLI AQUILANI NON SI PIANGONO ADDOSSO»
E intanto questa mattina il rettore dell'Università dell'Aquila Ferdinando di Orio, ha scritto al presidente del Consiglio Mario Monti e al Ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, per denunciare l'«ingiusta operazione culturale» che sembra prevalere in questi ultimi giorni, «tendente a rappresentare una diversa capacità di reazione nei cittadini italiani colpiti da eventi sismici, che contrappone cittadini emiliani "industriosi" e cittadini aquilani capaci solo di "piangersi addosso"».
Nella lettera il rettore chiede, proprio in ragione della tragicità degli avvenimenti che hanno recentemente colpito il nostro Paese, di avere più rispetto anche per le persone coinvolte dal sisma del 2009, riconoscendone l'impegno ed individuando le vere responsabilità degli errori sin qui commessi nella ricostruzione.