L'AQUILA

Stupro di Pizzoli, ex militare ai domiciliari. La vittima: «vado via dall’Italia»

Telefono Rosa scrive al ministro della giustizia Paola Severino

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Stupro di Pizzoli, ex militare ai domiciliari. La vittima: «vado via dall’Italia»
L’AQUILA. L'ex caporale dell'Esercito accusato di aver stuprato e quasi ucciso una giovane ventenne tre mesi fa a l'Aquila, ha ottenuto gli arresti domiciliari.

«Provo tanta rabbia e amarezza, stavo cercando di riorganizzare la mia vita, magari spostandomi in una città che non fosse L'Aquila, ma alla luce di questo fatto valuterò seriamente la possibilità di trasferirmi in un Paese che non sia l'Italia», ha commentato la studentessa di Tivoli quando ha saputo che Tuccia è tornato a casa. Lì dovrà aspettare il processo e conoscere il suo destino
E se lui torna dai suoi familiari, lei medita di partire e andare lontano «perché non vorrei che un giorno che una mia eventuale figlia, dovesse subire e sopportare tutto quello che ora sto subendo io ed avere la sensazione di vivere in uno Stato che non tutela le persone vittime di certi gravissimi fatti».
Francesco Tuccia, di 21 anni della Provincia di Avellino, accusato di violenza sessuale e tentato omicidio, era in carcere da 105 giorni. Per l'ex caporale del 33/esimo reggimento artiglieria terrestre "Acqui" dell'Aquila, la Procura e' intenzionata a chiedere il rito immediato, saltando la fase dell'udienza preliminare. Sul fronte della difesa, gli avvocati di fiducia del giovane Tuccia sarebbero pronti a chiedere per il loro assistito il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede uno sconto di un terzo della pena. La ragazza era stata trovata fuori il locale notturno svenuta tra la neve ed in mezzo ad una pozza di sangue da uno degli addetti alla sicurezza e dal titolare della discoteca. Erano stati loro a prestarle le prime cure. Tuccia era stato arrestato dopo una decina di giorni. Il giovane e' stato rinchiuso nel carcere di Teramo, nella stessa cella che condivide con Salvatore Parolisi, unico imputato per l'omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto il 18 aprile 2011.
Incredula del provvedimento dei domiciliari la presidente del Telefono Rosa Gabriella Carnieri Moscatelli «sono 25 anni che operiamo al fianco delle vittime, invitandole innanzitutto a denunciare  una percentuale bassissima, pari all'8% di donne, trova il coraggio di farlo».
Moscatelli ha scritto una lettera al ministro della Giustizia Paola Severino: «ci dica, signora ministra, dopo una decisione simile, con quale animo possiamo continuare a fare il nostro lavoro? Con che forza possiamo dire alle donne di denunciare e a questa ragazza di credere alla giustizia?». La presidente di Telefono Rosa chiude la lettera con un abbraccio alla vittima «che in questo dramma si è sentita sola, non protetta dalla giustizia e ha perso la fiducia nel nostro Paese. A questa ragazza - conclude - diciamo che noi di Telefono Rosa ci siamo ma è lo Stato che non può restare in silenzio e fermo».