LA CAUSA

Il Ciapi a giudizio per indebito arricchimento

Lo accusa il progettista della sede nella caserma Pierantoni

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2996

Alfonso Settimi

Alfonso Settimi

CHIETI. Il Ciapi di Chieti scalo dovrà rispondere in Tribunale ad un’accusa di indebito arricchimento per un progetto di riqualificazione dell’ex Caserma Pierantoni non pagato all’architetto Alfonso Settimi.

E’, infatti, fallito il tentativo di mediazione per arrivare ad un componimento del contenzioso nato da una parcella non pagata. Nel 2006 il Ciapi era intenzionato a trasferire la sua sede nel centro storico di Chieti e l’allora commissario Bruno Biagi fece elaborare dall’Esseco srl dell’architetto Settimi una proposta complessiva di riqualificazione della Caserma abbandonata che si trova nel quartiere di Santa Maria e che era stata identificata come “contenitore” giusto per quel progetto.
 Il contenzioso però nacque quasi subito perché, dopo un paio di anni di incontri con il Comune di Chieti e con la Soprintendenza, dopo le varie conferenze di servizi e la decisione del Comune di affidare il lavoro attraverso un bando pubblico per l’appalto di circa 2 mln di euro (allora era in carica l’amministrazione Ricci, centrosinistra), il Ciapi a sorpresa non si presentò alla gara. Non ci furono altre offerte ed il bando cadde nel dimenticatoio, comprese le parcelle dell’architetto Settimi. L’accordo con il Ciapi – secondo la tesi del progettista – era di lavorare al progetto, di portarlo alla realizzazione e solo in quel caso ci sarebbe stato il pagamento delle spettanze professionali. Non presentando offerte, il Ciapi ha di fatto reso impossibile il pagamento delle parcelle. Ora, dopo alcuni anni, passati i commissari e intervenute altre vicende, il Ciapi ha mantenuto questa sua posizione di “assente”: infatti non si è presentato nemmeno al tentativo di conciliazione e quindi ora si andrà al processo. Infatti il 22 maggio scorso il mediatore avvocato Emanuela Piselli, della Adr Mediazione Network, vista l’impossibilità di comporre la lite per l’assenza del Ciapi, ha dichiarato l’esito negativo del procedimento nei confronti del Centro di formazione e della stessa Regione Abruzzo, che del Ciapi è partner. 


«In pratica con questa ennesima assenza si cerca di far passare la tesi che non mi conoscono, che non c’è alcun contratto di incarico, che insomma avrei fatto tutto di mia iniziativa – spiega l’architetto Settimi – in realtà c’è addirittura una pubblicazione “Chieti: due monumenti da salvare, un passato che guarda al futuro per il quartiere di Santa Maria” (Chieti, Opera editrice, 2011) che riporta tutto il carteggio con il Comune di Chieti, la Sovrintendenza ai Beni ambientali e culturali, con il Ciapi stesso, con la Regione Abruzzo, con studi professionistici privati ed organismi pubblici che racconta cosa è successo in quegli anni».
  In pratica l’architetto ha lavorato per il Ciapi, ottenendo dalla Sovrintendenza il cambio di destinazione d’uso della Caserma e dal Comune il bando per la riqualificazione della Caserma che avrebbe anche rivitalizzato il quartiere storico di Santa Maria.
«Bruno Biagi, commissario Ciapi dell’epoca, mi incaricò di predisporre un progetto che riqualificava quell’edificio che doveva diventare la nuova sede del Ciapi, dopo la vendita di quasi tutte le strutture all’Università d’Annunzio – spiega ancora l’architetto Settimi - nello stesso tempo il Comune era interessato per i parcheggi che lì si potevano realizzare, per un foresteria, per alcune aule, per le molte botteghe artigiane che potevano essere ospitate e per un centro servizi. Il sindaco era entusiasta e così anche il Ciapi. Poi all’improvviso più nulla. Ma se io ero uno sconosciuto, perché trattavo con la Sovrintendenza ed il Comune a nome del Ciapi?»
 La risposta è il solito mistero che si perde nelle nebbie attorno al Ciapi che invece di diradarsi con il passare degli anni si infittiscono. A quel periodo risalgono infatti anche le vicende complesse dell’acquisto di alcune sue strutture da parte della d’Annunzio, un affare da 13 mln che ha prodotto un esposto già archiviato dalla Procura di Chieti. Successivamente le indagini da parte della Guardia di Finanza sul prezzo pagato dall’UdA sono riprese, ma di proroga in proroga eventuali reati rischiano la prescrizione. Ora un processo civile lambisce molti segreti di quel periodo.

Sebastiano Calella