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UdA, a sorpresa si candida a rettore Michele Vacca, preside di Farmacia

«Servirò la d’Annunzio e non mi servirò di essa».

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Michele Vacca

Michele Vacca

CHIETI. Alle 13 di ieri il preside Michele Vacca ha informato la facoltà, ora Dipartimento di Farmacia, della sua candidatura a rettore.

Poi al termine dell’incontro ha spedito il suo programma di tre pagine, non senza aver prima informato gli altri candidati al vertice della d’Annunzio. Sta proprio in questi passaggi lo stile del personaggio rimesso in gioco per le elezioni a rettore dalle dimissioni di Cuccurullo accettate dal ministero, con effetto dall’anno accademico 2011. Quindi i 6 anni del mandato da rettore previsti dalla legge si riducono ad un quinquennio e 4 mesi e possono perciò concorrere per l’incarico anche i nati nel 1947, come appunto il preside di Farmacia. La candidatura del professor Vacca era nell’aria, così come quella di altri, ed è maturata soprattutto per l’improvvisa opportunità che si è riaperta per i “vecchietti” - come li definisce affettuosamente lo stesso Vacca – messi fuori gioco dalle restrizioni della legge Gelmini. Molte le pressioni dei colleghi per riconsiderare una decisione già messa da parte, insistenze anche da parte del personale non docente e degli studenti che apprezzano la sua disponibilità e la sua innata apertura al dialogo ed al confronto, due qualità che nell’ultimo periodo sono state per lui un grosso handicap nel rapporto con il rettore Cuccurullo che ha scambiato il confronto per una critica e non come un’occasione di crescita. Da ricordare soprattutto l’ultimo scontro tra i due nel Senato accademico in cui lo scorso anno fu approvato il bilancio.


 Allora il preside Vacca segnalò le criticità (Fondazione, Museo, Unidav ecc.) che poi sono riemerse nel dibattito interno all’UdA e che sono presenti oggi nel suo programma. Si tratta di un documento di sole tre pagine, tranquille nell’esposizione, ma esplosive quando dipingono la d’Annunzio che Vacca vorrebbe: si parla infatti apertamente di trasparenza, partecipazione e chiarezza. Si fa poi riferimento al merito contro la logica del favoritismo, ai giovani (è per loro che esiste l’università), alla ricerca scientifica tutta (non solo medica) e si chiude con una frase che fa piazza pulita di altre esperienze: «servirò la d’Annunzio e non mi servirò di essa».
 Nelle tre pagine si fa riferimento anche ad alcuni nomi di professori, ma solo come esempio della necessità di fare squadra e non perché siano stati contattati. Tant’è vero che alcuni hanno saputo di essere tra i nomi solo al momento della comunicazione del programma. Ma il documento è interessante anche per alcuni cenni sulla Fondazione, che deve tornare alla sua funzione originale e cioè trovare i soldi per la ricerca e girarli alla d’Annunzio e non viceversa, sull’Unidav, la cui fusione va verificata negli effetti positivi per l’UdA (se ci sono), per la «trasparenza in qualsivoglia decisione». C’è poi l’impegno a nominare due prorettori, di cui uno per Pescara, e a verificare dopo un biennio la realizzazione del programma, con la disponibilità a lasciare l’incarico in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi programmatici. «Insomma l’UdA deve cambiare passo – ha dichiarato Vacca – deve aprirsi alla democrazia ed alla trasparenza, deve lavorare di più per i giovani, che sono la ragione del nostro impegno di docenti. Che tipo di rettore vorrei essere? Avere intorno persone migliori di me, fare squadra e ritenere importanti la critica ed il confronto».
Sebastiano Calella