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Il progetto di fusione UdA-Unidav prevede anche licenziamenti

Nella bozza si dice che gli effetti sono retroattivi da gennaio 2012

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Il progetto di fusione UdA-Unidav prevede anche licenziamenti
CHIETI. «Gli effetti della fusione saranno retrodatati e decorreranno dall’1 gennaio 2012. A decorrere dalla stessa data le operazioni dell’Università incorporata saranno imputate al bilancio dell’Università incorporante».

Si legge così nel progetto di fusione tra la d’Annunzio e l’Unidav di Torrevecchia Teatina, la cui approvazione è avvenuta quasi all’unanimità nel Senato accademico e nel CdA del 29 maggio scorso. Ma non è l’unica sorpresa: ci sono anche i licenziamenti nel documento che PrimaDaNoi.it pubblica e che probabilmente i componenti dei due organi non avevano letto.
Infatti nella cartellina a disposizione dei consiglieri con la documentazione sui punti all’odg, questa bozza non c’era ed il progetto è stato solo riassunto nei punti salienti, probabilmente quelli che facevano sembrare conveniente l’incorporazione.
Non si conosce con precisione chi ha materialmente scritto la bozza e non si capisce se la commissione nominata per studiare la fusione si è trovata il lavoro già pronto.
E così in Senato e in CdA è stata data solo una comunicazione verbale esplicativa dell’incorporazione dell’Unidav. Solo in seguito sembra che i più siano venuti a conoscenza di alcune clausole. E mentre prima dell’approvazione del progetto si parlava di miliardi che il ministero avrebbe a disposizione per le fusioni, in realtà nel progetto si scriveva di licenziamenti.

LICENZIAMENTI E RISPARMIO
Infatti  a pagina 7 si prevede il “ridimensionamento” del personale tecnico ed amministrativo, composto di 8 persone. Il che viene presentato come fatto positivo perché si risparmiano 190 mila euro. Gli unici a salvarsi saranno i 12 ricercatori attualmente in servizio che passano di peso alla d’Annunzio e che secondo le tabelle del rendiconto presentato costano 410 mila euro, tutti coperti dalle entrate dell’Unidav. Proprio al costo dei ricercatori viene dedicato ampio spazio nel progetto di fusione e si ipotizzano scenari fino all’anno accademico 2015 per dimostrare che i soldi a copertura di questi costi ci sono. Si tratta di attingere al patrimonio oggi esistente, mentre una simulazione con iscrizioni totali costanti a 371 studenti (come oggi) farebbe registrare addirittura un avanzo e un’altra ipotesi fissa a 257 iscritti il punto di pareggio tra le tasse che entrano e gli stipendi dei ricercatori che escono.
Ma è proprio questa simulazione il punto debole del progetto: intanto perché con le nuove iscrizioni in calo e con la progressiva uscita di chi completa i corsi, l’Unidav inevitabilmente non avrà i numeri ipotizzati,  poi perché i costi che questa università telematica sostiene non sono solo gli stipendi dei ricercatori. Infatti a pagina 7 si parla di costi di produzione da 1.262 mila euro, quindi se anche i ricavi dalle iscrizioni sono superiori o pari agli stipendi dei ricercatori (pagg. 11 e 12), la differenza chi la paga? Insomma siamo di fronte ad una simulazione dove per coprire costi fissi e certi si ipotizzano entrate future presunte, senza far cenno ai costi reali e complessivi della struttura incorporata. Il che rende carente l’analisi dei vantaggi che l’UdA otterrebbe dall’incorporazione dell’Unidav. 


Inoltre nel rendiconto sembrano non esistere i debiti verso l’UdA e verso la Fondazione che pure hanno erogato fondi, manca il costo della piattaforma informatica che serve per l’insegnamento attraverso il computer (non si fa mai cenno al Cineca, che fornisce questi supporti e che pure ha un costo non indifferente), mancano le spese di gestione della struttura. E forse è solo questo il vero vantaggio dell’UdA: non avere più quell’emorragìa di risorse drenate dai bilanci UdA e Fondazione per sostenere questo esperimento che non è mai decollato. Tanto per esemplificare, l’Unidav è stata ospitata in un palazzo di proprietà dell’UdA e non ha mai pagato l’affitto, così come non ha mai pagato le utenze ed altre utilità informatiche che negli anni arrivano ad una somma di diversi milioni di euro. Almeno a partire dal 2004, anno della fondazione dell’Unidav, quando l’UdA spese oltre 1,1 mln per le attrezzature della Tv che aveva allestito per produrre programmi di insegnamento a distanza e per la presenza su alcune emittenti locali (Rete 8, Telemare). Poi nel 2005 la spesa lievitò a 1.2 mln e così negli anni successivi, anche se poi - ad esempio – la Tv fu chiusa, le attrezzature furono in parte disperse ed in parte tornarono all’UdA, e l’onere di sovvenzionare l’Unidav passò alla Fondazione. Non è spiegato infine se i docenti della d’Annunzio che lì operano hanno ottenuto il comando o se sono ancora sul libro paga dell’UdA.

Sebastiano Calella
Bozza Rivista Fusione UdA UnidaV Per SA 29 Maggio 2012