L'INCHIESTA

Consulenza oversize e trasparenza zero mettono nei guai il sindaco Mascia

Indagato dalla procura per abuso d’ufficio a causa del «comitato privato»

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Consulenza oversize e trasparenza zero mettono nei guai il sindaco Mascia
PESCARA. Squadra che vince non si cambia. Metodo che vince non si cambia anche perchè nessuno ha mai detto nulla. Compresa la procura.

Questa volta però a farne le spese (almeno per il momento) è il primo cittadino Luigi Albore Mascia che si ritrova, da solo, iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio. E’ lui che ha sottoscritto un contratto di consulenza a Barbara Briolini (non indagata) il 26 maggio 2010 in qualità di componente del comitato organizzatore di Pescara Città dello Sport 2012. Un contratto ‘strano’ perché è la prima cosa che fa il comitato, appena nato, forse prima, che poi viene ratificato il 6 agosto (ma in vigore da maggio) e che la consulente invece ritiene attivo già da gennaio 2010, cioè 5 mesi prima di essere firmato. Il tutto costato 30mila euro di soldi pubblici. Cifra che supera però il limite dei 20mila euro che la legge imponeva fino al 2011 per gli affidamenti diretti. Niente bando pubblico, dunque, e sindaco indagato.
Indaga la procura e la Squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che vuole vederci chiaro così come il pm Annarita Mantini e non si escludono nuovi sviluppi.
Il metodo sembra essere quello sperimentato con grandissimo successo ai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 che è stato un po’ l’esperimento più importante ed ha tanto entusiasmato trasversalmente amministratori e politici di ogni colore. Un metodo già utilizzato in precedenza con i campionati di Basket 2007 Chieti. Esperienze che hanno però lasciato dietro dubbi e gestioni opache mentre fluivano milioni di euro che hanno lasciato dietro di sè vaghi ricordi e benefici pubblici tutti da valutare.
Poi è stata la volta di “Pescara città dello sport”, in questi giorni seguito a ruota da San Giovanni Teatino, che aspira allo stesso titolo per il 2013. Attraverso lo sport si veicolano fondi pubblici per l’organizzazione di eventi che calamitano turismo, fanno volare l’economia, fano viaggiare l’immagine della città. Almeno in teoria. In pratica i soldi vengono gestiti da comitati organizzatori privati che girano appalti, servizi, danno incarichi spesso indicati dalla politica (polemiche a non finire si ricorderanno per i Giochi del Mediterraneo).


E la poca trasparenza ha fatto scatenare a turno un po’ tutti. Nel caso che ora la procura sta scandagliando si contesta proprio l’uso privato di soldi pubblici da parte del comitato organizzatore pescarese. Infatti l’esposto che ha dato il via all’inchiesta partì in seguito alle proteste per l’accesso agli atti negato da parte di enti e consiglieri comunali.
La sfortunata vicenda inizia con un logo nuovo di zecca poi man mano enti pubblici, con in testa il Comune, furono invitati a versare soldi per sostenere la candidatura. In totale 120mila euro. Ma a chi chiese carte e spiegazioni è sempre stato risposto che non si potevano avere generando attriti e polemiche che negli ultimi due anni sono stati anche violenti.


IN PROCURA TESTA E MASCIA

Il sindaco Mascia ha dovuto spiegare agli inquirenti come nacque il contratto di collaborazione di Barbara Briolini. Il primo cittadino ha spiegato che di carte ne firma tante e che non le prepara lui personalmente e che dunque qualche tecnico ha commesso un errore mettendolo nei guai. Un fatto è certo: il comitato organizzatore di Pescara città dello sport ha deliberato una serie di spese e di affidamenti tutti sotto la soglia dei 20mila euro anche se di pochi euro, dunque in regola. Solo la consulenza della commercialista Briolini sfora il tetto previsto dalla legge. Un mistero che Mascia di sicuro vorrà chiarire con i suoi collaboratori.
Guerino Testa, presidente della Provincia, invece, pure ascoltato dal pm Mantini come testimone, ritornerà con documenti dopo aver fatto mente locale visto che il giorno dell’audizione non è riuscito a fornire molti dettagli.


IL DIRETTORE GENERALE ILARI E LE DUE VERSIONI

E’ stato ascoltato dagli inquirenti, in qualità di testimone, anche il direttore generale del Comune Stefano Ilari che ha illustrato le ragioni per cui il comitato organizzatore può ricevere tranquillamente soldi pubblici e poi può spenderli come meglio crede senza attenersi alle regole delle pubbliche amministrazioni. Ilari ha spiegato che il comitato è di diritto privato non avendo scopo di lucro e per questo esula dalle regole che vigono per gli enti pubblici. Dunque nessuna violazione di legge, tutto in regola. La versione della figura di vertice della amministrazione comunale in fatto di competenza giuridica è però confutata da una consolidata giurisprudenza ma soprattutto dallo stesso Ilari. C’è infatti almeno un verbale nel quale il direttore generale -che è all’interno del comitato organizzatore in qualità di rappresentante del Coni- consiglia di fare attenzione e rimanere nella soglia dei 20mila euro per gli affidamenti e le consulenze, dimostrando dunque di conoscere la legge, di doverla applicare anche al comitato organizzatore.


RICOTTA E LA NOSTALGIA DEL MAESTRO D’ALFONSO
La trasparenza oltre che essere obbligatoria per legge dovrebbe essere una regola di buon senso seguita a prescindere per favorire il controllo diffuso dei cittadini che ci mettono i loro soldi ma non la pensa così nemmeno l’assessore Nicola Ricotta che pure è stato ascoltato dagli investigatori in qualità di testimone.
Ricotta a sostegno della sua tesi (nessuna trasparenza perché non è dovuta) ha portato una delibera di giunta comunale del 2004 (piena era D’Alfonso) con la quale l’amministrazione pro tempore di allora “stabiliva” che il comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo era un ente-fondazione di diritto privato (ma anche in questo caso ha utilizzato prettamente fondi pubblici).
A parte la apparente incongruenza politica anche in questo caso il discorso è quanto meno singolare poiché una delibera di giunta non può stabilire la natura giuridica di un comitato o una fondazione (quello è compito della legge e nello specifico del codice civile). Sta di fatto che gli amministratori di oggi hanno seguito il modello di allora, un modello evidentemente ritenuto valido.
Nei prossimi giorni si chiariranno gli aspetti ancora da approfondire, mentre le indagini vanno avanti e potrebbero arrivare a disturbare persino la sepoltura dei Giochi del Mediterraneo. Per ora sul piatto restano le convinzioni giuridiche della procura e degli amministratori, la brutta sensazione legata a chi vuole amministrare soldi pubblici senza essere disturbato mentre ancora una volta lo sport rimane in secondo piano. E diventa solo una scusa.


Alessandro Biancardi