IL CASO

Francavilla, il porto insicuro “(ri)aperto ai turisti”

Le recinzioni appena poste dal sindaco sono state divelte in pochi giorni

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 Francavilla, il porto insicuro “(ri)aperto ai turisti”
FRANCAVILLA AL MARE. Una rete metallica appena rimossa. Un cartello di divieto d’accesso. Il porto di Francavilla come una scena del crimine appena violata.

Giorni fa turisti e bagnanti lamentavano le condizioni della spiaggetta antistante il porto turistico. Sporcizia, bagni sventrati, cartoni, lattine di birra abbandonate abitavano quel fazzoletto di terra tra il porto, il mare ed uno stabilimento dismesso.
Il sindaco Antonio Luciani ha promesso un intervento immediato. «Entro dieci giorni risolveremo ogni cosa», ha detto, «transenneremo il porto con una recinzione più forte, forse una rete metallica e puliremo l’area».
Oggi siamo punto e da capo. La spiaggia è stata sanata (sono state rimosse le sterpaglie anche se i bagni dello stabilimento balneare dismesso e tracimanti escrementi rimangono in bella vista) ma la recinzione del porto è stata di nuovo divelta.


LE TRANSENNE (IN)ESPUGNABILI
Dopo l’allerta dei giorni scorsi, il sindaco ha messo “al sicuro” il porto turistico. L’opera , altamente pericolosa come accertato dalla Procura nel 2010 e ribadito in un’ordinanza dell’ex sindaco di Francavilla Nicolino Di Quinzio, galleggia nel mare inquinato da anni.
Secondo Luciani la ditta appaltatrice e custode del porto «aveva il dovere di erigere delle barriere solide e forti per impedire l’accesso ai passanti. Solo che per risparmiare si è ostinata a recintare il porto con transenne leggere che vengono divelte e rimesse a posto dal Comune.
Così è toccato al sindaco intervenire per l’ennesima volta. La “nuova” rete metallica non ha retto neppure stavolta. La recinzione altro non era che quella vecchia, rimessa in piedi senza alcuna saldatura. Le “inferriate” terminano (lato spiaggia) sui primi due scogli che si trovano a riva.
Sulla spiaggia tutto è rimasto come prima. C’è una bambina intenta a giocare. Aldilà della rete due ragazze scattano foto. Confessano di essere entrate attraverso «quella barriera rimossa». Dicono di averla trovata così, appoggiata su sé stessa e di non aver resistito alla tentazione di immortalare quel triste relitto. Non si curano del divieto d’accesso.
Poco più in là un signore di mezza età fuma appoggiato ad una barchetta. Si chiama Umberto è un maestro in pensione, di Chieti.
«Sono anni che vengo qui», dice aspirando il suo mozzicone e guardando le ragazze allontanarsi, «il mio stabilimento è lì accanto…. Facciamo finta di non vedere il nostro vicino (il porto ndr), lo ignoriamo…Ma come si fa ad ignorare un vicino che parla?».
Marirosa Barbieri