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Teramo Lavoro, Cgil: «dal primo luglio disoccupazione e settori scoperti»

Il sindacato propone il suo piano B: l’ internalizzazione

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Teramo Lavoro, Cgil: «dal primo luglio disoccupazione e settori scoperti»
TERAMO. Nervi tesi sulla stabilizzazione dei lavori precari in forza alla Teramo Lavoro srl, la società in house della Provincia di Teramo.

Il 30 giugno scadranno i contratti per i lavoratori precari e la Provincia di Teramo ha già in serbo una strategia per affrontare la situazione. Mentre la Provincia tende verso soluzioni interinali (contratti di lavoro temporanei), la Cgil opta per l’internalizzazione dei servizi e l’assunzione dei numerosi precari. Secondo il disegno dell’Ente, riportato dalla Cgil, «i lavoratori da oggi dovranno andare in ferie (concordate con il settore), attendere la disoccupazione, in attesa di un nuovo concorso».
Ma chi garantirà la copertura dei servizi gestiti dai 43 lavoratori a tempo determinato (tributi, ambiente, genio civile) scoperti in questo lasso di tempo?
Secondo la Federazione Provinciale della Cgil Teramo il rischio che si ricorra a consulenze esterne (con ulteriore dispendio economico) è più che concreto.
La soluzione del lavoro interinale (a carattere temporaneo) privilegiata dall’Ente, secondo il sindacato è inefficace ed antieconomica. Inefficace, visti i limiti imposti dalla legge all’assunzione di personale interinale che permetterebbero di assumere poco più di venti unità. Antieconomica perché più costosa per i cittadini teramani in quanto per ogni lavoratore “acquistato” dall’agenzia interinale, la Provincia corrisponderà circa il 31% in più rispetto agli attuali costi e non potrà, comunque, superare il 50% della spesa sostenuta per il personale nel 2009. Come se non bastasse, fa presente la Cgil, la Teramolavoro s.r.l. ritarda il pagamento degli stipendi ai lavoratori dei centri per l’impiego che non vengono pagati da aprile.
La soluzione, secondo la sigla è che tutti i servizi esternalizzati vengano re-internalizzati attraverso la gestione diretta dei dirigenti preposti e che si proceda a nuove selezioni poste in essere, questa volta, da veri esperti della materia. L’operazione non comporterebbe neanche un grande dispendio in quanto il costo dei 67 lavoratori dei centri per l’impiego (che sono remunerati con i fondi europei), non graverebbe sulla spesa di personale dell’ente con possibilità quindi di assumere gli altri 43 dipendenti.
«Nel frattempo», ha dichiarato il sindacato, «giungono notizie buone sul versante della tutela dei lavoratori precari per la loro trasformazione a tempo indeterminato nelle società in house: molte sentenze cominciano a dar loro ragione e noi non indugeremo affatto a percorrere anche la strada legale oltre alle consuete forme di protesta».