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UdA: bocciatura per la fusione con l’università telematica

Riparte la campagna elettorale: per il nuovo rettore si vota a fine giugno

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 UdA: bocciatura per la fusione con l’università telematica
CHIETI. Il ministro dell’università ha accettato le dimissioni di Franco Cuccurullo da rettore UdA e contestualmente ha firmato il decreto per la nomina del decano che dovrà guidare la d’Annunzio fino alle elezioni del successore.

Per il nuovo rettore si voterà l’ultima settimana di giugno, con eventuale ballottaggio i primi di luglio. Intanto, sul versante amministrativo, la Crua (Conferenza dei rettori abruzzesi) ha bocciato la fusione tra la d’Annunzio e l’Unidav, l’università telematica  di Torrevecchia Teatina. Si trattava  però solo di un parere consultivo obbligatorio, ma non vincolante, che ha reso ancora più affollato il “day after” dell’UdA, cioè il primo giorno senza Cuccurullo visto che non gli è stato concesso di “collaborare” alla gestione degli affari correnti durante questo interregno. Se il matrimonio UdA-Unidav non “s’ha da fare” lo deciderà comunque entro tre mesi l’Anvur (agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca).

UN NO DI PESO
Ma è indubbio che inizia in salita il processo della fusione decisa da Senato accademico e Cda nell’ultima riunione convocata da Cuccurullo: il no del Crua è arrivato con due voti favorevoli, due contrari – compreso il presidente – ed un astenuto, cioè il presidente della Regione Gianni Chiodi che è membro di diritto. A favore hanno votato Carmine Di Ilio, delegato per l’UdA, e Maria Grazia Cifone, preside di Medicina dell’Aquila, i contrari sono stati il rettore di Teramo Rita Tranquilli Leali – che è anche presidente della Crua – e il rappresentante degli studenti. Come noto, l’assoluta contrarietà dell’Università di Teramo nasce dal timore che la sua facoltà di Giurisprudenza possa essere danneggiata dalla concorrenza della facoltà “sorella” che opera nell’Unidav e che con la fusione viene incorporata  nell’UdA. Il che potrebbe riaprire i vecchi scontri proprio sull’istituzione di Giurisprudenza a Pescara.

FUSIONE E CONFUSIONE
Eppure il problema è stato affrontato visto che il progetto di fusione è passato in Senato e in CdA e dunque avallato il progetto di Cuccurullo, senza dare troppo peso alla lettera critica di Gaetano Bonetta, candidato rettore. In realtà altre voci dissenzienti c’erano state sia nel penultimo Senato (tra tutte, quelle di un aziendalista di peso come il professor Giuseppe Paolone, contrario ad una fusione che non fosse migliorativa e vantaggiosa per l’UdA) sia nell’ultima riunione, quando anche il preside Stefano Trinchese, Lettere, ed il professor Umberto Bultrighini, dipartimento Studi classici, si sono astenuti. Di fatto è avvenuto che alle prime contestazioni sulla fusione UdA-Unidav, apparsa improvvisamente all’orizzonte,  l’ex rettore ha sperato di far rientrare le posizioni degli scettici e dei contrari con la formazione di una commissione paritetica di docenti delle due realtà da fondere. Quello che pochi sanno è che il progetto di fusione andava avanti da tempo, da quando due ispezioni del Cnsvu (consiglio nazionale di valutazione sistema universitario) avevano certificato le difficoltà dell’Unidav a procedere nella sua attività: troppo pochi gli iscritti, nessuna autonomia dalla d’Annunzio.

LA LETTERA
E così l’idea  del matrimonio UdA-Unidav è andata avanti molto silenziosamente da almeno un anno, come dimostra una lettera al Cnsvu del 28 febbraio dello scorso anno che PrimaDaNoi.it pubblica e dove si legge che i due rettori (Cuccurullo e Fabio Capani) ipotizzano con chiarezza la fusione, sconosciuta ai più. Per tornare alla commissione che doveva preparare la relazione per l’incorporazione, a sorpresa è stato inserito anche Gaetano Bonetta, preside di Scienze della formazione, che pure sembrava critico. C’erano poi – tra gli altri – Fausta Guarriello, preside di Giurisprudenza dell’Unidav, e Massimo Sargiacomo, preside di Economia e management dei servizi sanitari, sempre all’Unidav, ma anche aziendalista che insegna alla d’Annunzio.
La commissione ha preparato la documentazione poi sottoposta all’esame del Senato accademico e del Cda anche se proprio le carte  – come già scritto - non sono state fornite ai componenti del Senato e del CdA che hanno potuto beneficiare però di un riassunto.
 Un peso determinate all’ok del Senato è stato anche il fatto che la seduta – assente Cuccurullo - è stata presieduta dal professor Sargiacomo nelle sue vesti di prorettore, di preside Unidav, di componente della commissione preparatoria, invece che dal prorettore vicario Carmine Di Ilio. Secondo uno schema di bilancio Unidav, l’università telematica porterebbe in dote all’UdA 868mila euro di cassa. Questo dato però sembra venir fuori da una valutazione ottimistica su cui non c’è stato confronto con altri aziendalisti, per cui c’è il rischio che l’Unidav possa rivelarsi un peso per i conti della d’Annunzio, che già per sei anni ha sostenuto l’università telematica. Ma è l’art. 3 della legge di riforma l’ostacolo maggiore alla fusione: essa «può avvenire per migliorare ed elevare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale» e per «razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse».
Se il matrimonio sarà un flop per ora si intravedono le avvisaglie. Di certo la dote che l’Unidav consegnerà all’Uda si aggira con buona approssimazione su 70 studenti all’anno (su 32mila)

Sebastiano Calella