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Casa di riposo via Arapietra, «un project financing per far ripartire i lavori»

Dopo la scoperta del cadavere il Comune si mobilita

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Casa di riposo via Arapietra, «un project financing per far ripartire i lavori»
PESCARA. Sarà l’autopsia a dare con certezza un nome al corpo ritrovato ieri senza vita nella ex casa di riposo di via Arapietra. Il padre della vittima, presumibilmente un tossicodipendente di 29 anni, è riuscito a riconoscere solo un braccialetto legato al polso. Per il resto, visto l’avanzato stato di composizione, il genitore non ha potuto dare la conferma assoluta.

Ma oltre alla tragedia in sé il macabro ritrovamento del corpo, che secondo gli inquirenti poteva trovarsi lì anche da oltre 15-20 giorni, si trascina dietro una serie di polemiche sul cantiere bloccato ormai da troppi anni.
Dal 2004 la casa di riposo è stata chiusa per lavori di ristrutturazione e gli anziani furono spostati presso una struttura privata allora gestita dalla fondazione dell'allora arcivescovo di Pescara Cuccarese. Dopo 8 anni, però, è ancora tutto fermo a causa di un contenzioso che contrappone tre diverse ditte chiamate a eseguire i lavori, con interventi giudicati dai periti unanimemente inadeguati alle necessità e alle aspettative, generando il blocco di qualunque iniziativa in attesa di districare la matassa nelle aule del Tribunale.
«Nel luglio 2009», ricorda oggi il consigliere di Rifondazione Maurizio Acerbo, «presentai un'interrogazione per porre la questione all'attenzione della nuova amministrazione Mascia e denunciare lo stato di abbandono del cantiere del complesso edilizio. Debbo constatare che non si sono fatti passi in avanti se non nell'ulteriore degrado».
Nel 2010 l’assessore Cerolini ha risposto a un'ulteriore interrogazione dei consiglieri Corneli e Diodati del Pd addebitando le colpe alla precedente amministrazione. «La cosa è in parte vera», ammette Acerbo, «ma dopo 3 anni mi sembra che non ci siano più alibi».


Intanto oggi, dopo quanto accaduto, proprio l’assessore Cerolini annuncia che contatterà l’Ufficio legale per dirimere la vicenda e, nel frattempo, studierà la formula di un Project Financing o di una manifestazione d’interesse esterna al Comune per riavviare i lavori e individuare anche la futura gestione del manufatto. «Comprendo il malessere manifestato a caldo dai responsabili del Centro sociale ‘Il Gabbiano’ che ha la propria sede all’interno dello stesso complesso», ammette l’assessore, «ma è evidente che l’amministrazione non si è ‘dimenticata’ di quella struttura considerando le decine di interventi effettuati sul posto ogni qualvolta sono stati segnalati disservizi o intrusioni di abusivi, subito seguiti da sgomberi. Ma è chiaro che quella situazione non è più tollerabile».
In questi anni di attesa, inoltre, il Comune ha dovuto effettuare costanti e continui interventi di tipo emergenziale per fronteggiare le intrusioni di abusivi registrate nell’edificio, spesso trasformato in rifugio notturno da parte di clochard, senzatetto e disperati. Un anno fa venne addirittura praticato un foro tra le pareti per favorire il passaggio da una parte all’altra del fabbricato.