RIFIUTI

Grasciano 2, il presidente Cirsu: «nessun ritardo, colpa della Regione»

Roseto, Notaresco e Morro D’Oro "dalla parte" di Di Dalmazio

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Andrea Ziruolo

Andrea Ziruolo

GIULIANOVA. La discarica Grasciano 2 dà ancora gatte da pelare.

Non è bastato l’inizio dei lavori per mettere d’accordo Regione, Cirsu e Comuni soci.
Per il presidente del Cirsu (ente strumentale di sei comuni abruzzesi), Andrea Ziruolo, i lavori per la realizzazione della discarica per rifiuti non pericolosi vanno avanti speditamente. Se di ritardi si può parlare, al limite, è colpa della Regione che non ha fornito per tempo le indicazioni necessarie. Ad esempio, ha dichiarato Ziruolo a Il Centro, «stiamo ancora aspettando che la Regione fornisca i dati precisi sul circolo dei rifiuti in provincia, la famosa filiera, per poter effettuare dei lavori corrispondenti alle reali esigenze del territorio».

Salvo poi precisare che «in qualità di presidente del Cda del Cirsu riconosco sia alla Regione che all'assessore i loro sforzi sinora portati avanti perché il consorzio con i suoi impianti possano tornare a funzionare e i lavori per la discarica di Grasciano 2 potessero partire. Quanto attribuitomi dalla stampa è forse frutto di una interpretazione sbagliata di alcune mie considerazioni precedenti la riunione svoltasi in Regione martedì, riunione che è stata
assolutamente costruttiva e fondamentale per la ripartenza dell'intero polo di Grasciano. Ho e continuo ad avere fiducia nella Regione e nei suoi uffici perché gli sforzi congiunti per la ripresa delle attività a Cirsu possano portare al risultato cui tutti miriamo».

I sindaci  Di tutt’altro avviso sono i sindaci dei Comuni soci di Cirsu, di Morro D’Oro, Notaresco e Roseto scesi in campo per difendere Di Dalmazio. Per loro i problemi sono ascrivibili «alla cattiva gestione e al mancato controllo da parte di chi ha gestito, a partire dalla costituzione e fino ad un anno fa sia Cirsu che Sogesa e politicamente vanno individuati nei rappresentanti del Pd che hanno eletto i vertici aziendali».
 I sindaci poi si dicono stupiti dalle affermazione rilasciate dal presidente del Cirsu sui ritardi addebitabili alla Regione ricordando che proprio qualche giorno fa si è tenuta una riunione in Regione, alla presenza dell’Assessore Di Dalmazio, del dirigente Gerardini e dei rappresentanti delle Province di Teramo e Pescara, per delineare un percorso che portasse nei prossimi 20 giorni all’emanazione del bando per l’affidamento della gestione della discarica.
Entro il mese di aprile, come da cronoprogramma, si è dato l’ok all’inizio dei lavori per la realizzazione della discarica. La consegna è prevista quindi per il 28 dicembre 2012.

Ma l’inizio dei lavori è stato avversato fino alla fine dall’ipotesi di commissariamento.
Si è parlato, infatti di un ricorso che la Sogesa (società di servizi di igiene ambientale che fa capo al Cirsu) ormai in liquidazione avrebbe sollevato dinanzi al Presidente della Repubblica contro l’autorizzazione integrata ambientale che sarebbe stata trasferita da Sogesa a Cirsu.
Si tratta del provvedimento che autorizza l'esercizio della discarica, o di parte di esso, a determinate condizioni da parte di un soggetto. Per effetto dell’acquisto delle quote private (in capo alla famiglia Di Zio) di Sogesa da parte di Cirsu e delle intricate vicende del consorzio dei rifiuti si è nel caso di un soggetto non formalmente autorizzato a gestire la discarica ma oggetto della voltura della autorizzazione regionale che Sogesa appunto sembra contestare. Sarebbe stato questo il motivo “ufficioso” alla base dell’annunciato commissariamento da parte di Di Dalamzio.
Anche i lavori stessi della discarica consegnati da Cirsu (ente strumentale di sei comuni abruzzesi) alla ditta Ecom, il 27 aprile scorso per un totale di 1mln 587 mila euro (ribassati a 1mln 319 mila euro) sono stati accompagnati da polemiche. Proprio sulla procedura di nomina dei responsabili di procedimento seguita dal consorzio Cirsu per l’affidamento di incarichi per i lavori si sono sollevate alcune critiche. Il consigliere comunale di “Alternativa per Mosciano”, Emilia Di Matteo ha mostrato dubbi sulle nomine «avvenute senza alcuna procedura ad evidenza pubblica», lamentando «la reticenza da parte di Cirsu a fornire atti e spiegazioni».