LA SENTENZA

Contributi post sisma, il Tar condanna il Comune di Montereale per inerzia

Per l’avvocato dei ricorrenti si tratta «di una sentenza esemplare»

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Contributi post sisma, il Tar condanna il Comune di Montereale per inerzia
MONTEREALE. Un ritardo finito male per la pubblica amministrazione. Una vittoria dei cittadini contro le lungaggini e il disimpegno degli amministratori.

C’è questo e molto altro nella sentenza del Tribunale amministrativo d’Abruzzo (Sezione prima) del 9 maggio scorso che ha condannato il Comune di Montereale per la mancata approvazione e pubblicazione, nei tempi previsti, di atti essenziali per richiedere contributi. Una sentenza simbolica, ha commentato l’avvocato Savatore Menditti, difensore dei cittadini il cui studio ha già seguito, anche in passato, ricorsi in materia di emergenza sismica, «questo pronunciamento ha un valore simbolico e funge da monito per l’operato di altre amministrazioni».
E infatti i togati abruzzesi non si limitano ad una semplice condanna ma redarguiscono l’Ente e le sue inadempienze. La vicenda riguarda i contributi post sisma, i finanziamenti richiesti allo Stato per i lavori di messa in sicurezza delle strutture colpite dal terremoto.
Numerosi cittadini del Comune di Montereale proprietari di immobili danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009, erano in attesa che il Comune pubblicasse ed approvasse gli aggregati strutturali, le mappe degli edifici su cui sono necessari interventi e per cui si richiedono i contributi. Solo dopo l’approvazione di queste mappe i proprietari possono costituirsi in appostiti consorzi, (dato che spesso le strutture in questione sono attaccate le une alle altre) e fare domanda di contributo per l’esecuzione degli interventi.
Il termine ultimo di tempo per pubblicare ed approvare le “mappe” è stato fissato dapprima al 28 febbraio del 2010, poi prorogato al 30 settembre 2010 ed infine al 28 febbraio 2011. In questo lungo periodo a disposizione dell’Ente nulla è stato fatto ed i proprietari hanno deciso di adire a vie legali interpretando il silenzio del Comune come rifiuto.
L’amministrazione tirata in giudizio ha respinto le accuse giustificandosi dietro l’assenza di un piano di ricostruzione ancora da adottare o dietro al fatto che i cittadini ricorrenti non avessero dimostrato di essere proprietari dell’immobile .
Il giudice ha bacchettato il Comune sottolineando «che la mancanza di un piano di ricostruzione non costituisce di per sé una giustificazione, e che l’amministrazione è rimasta comunque inadempiente in un contesto che non affievolisce ma aggrava l’inerzia complessiva del potere pubblico e questa si trova nell’obbligo di intervenire al più presto». L’Ente, inoltre, secondo i giudici, «né in sede procedimentale né in quella processuale ha parlato delle regioni di un’inerzia così ostinata pur a fronte di situazione emergenziali prolungatesi oltre ogni razionale pessimistica previsione».
I magistrati Cesare Mastrocola, Elvio Antonelli, Paolo Passoni hanno deciso quindi che il Comune dovrà pagare le spese processuali (2000 euro) e rendere immediatamente esecutiva la sentenza.