GIUSTIZIA

Botte a moglie e amante, magistrati a processo davanti Csm

Sono un pm di Lanciano e un giudice di Lecco

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2586

Botte a moglie e amante, magistrati a processo davanti Csm
LANCIANO. Stavolta non c'entrano i ritardi nel deposito dei provvedimenti che fanno allungare i tempi dei processi.

E non c’entra neppure la mancata liberazione di un detenuto nonostante fossero scaduti i termini di custodia cautelare: a sorpresa due giudici sono finiti a processo disciplinare davanti al Csm con l'accusa di aver fisicamente aggredito e maltrattato la propria partner; e di aver così leso la propria immagine di magistrati.
Si tratta di due vicende distinte, ma che per una coincidenza temporale la sezione disciplinare di Palazzo dei marescialli esaminerà a giugno, a pochi giorni di distanza l'una dall'altra.
E' accusato di aver picchiato la sua ex amante, procurandole traumi e contusioni, il sostituto procuratore di Lanciano Ruggiero Di Cuonzo, che per questo è stato anche indagato dalla procura di Campobasso per lesioni volontarie. La vicenda, avvenuta nel gennaio 2010 a Fermo, è ricostruita nel dettaglio nel capo di incolpazione, che racconta di un incontro avvenuto di primo mattino tra il magistrato e la donna con la quale aveva avuto una relazione extraconiugale da poco interrotta; e di una lite, in cui avrebbe avuto il suo peso anche «il comportamento aggressivo» dell'ex amante, all'esito della quale il pm «usava la forza» nei confronti della donna, al punto da procurarle un trauma da schiacciamento al collo, una contusione al braccio destro, e un altro trauma nella regione dorsale e lombare. Lesioni certificate tutte dal referto della Asl che dette alla donna 10 giorni di prognosi.
Deve difendersi invece dall'accusa di aver aggredito la moglie il giudice del tribunale di Lecco Gian Marco Fausto De Vincenzi. Secondo il capo di incolpazione De Vincenzi avrebbe percosso «ripetutamente» e sbattuto «a terra e contro il muro» la donna provocandole lesioni personali giudicate guaribili in quindici giorni. Ma non solo: le avrebbe impedito di recarsi al pronto soccorso, «sottraendole e distruggendo le chiavi della sua autovettura e costringendola a sederglisi accanto sul letto per tutta la notte, mentre le teneva i polsi»". Un episodio che peraltro non sarebbe rimasto isolato e che sarebbe stato accompagnato in certe occasioni da insulti, come quello di essere una «donna inutile» e che gli «faceva schifo».