IL PROCESSO

Commissione Grandi Rischi, così parlano gli imputati oggi

Boschi: «impossibile prevedere sisma». Le differenze con le rassicurazioni del 2009

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3589

Commissione Grandi Rischi, così parlano gli imputati oggi
L’AQUILA. Giornata molto importante quella di oggi al processo sulla Grandi Rischi. Parola agli imputati che hanno ripercorso i giorni immediatamente precedenti alla scossa del 6 aprile 2009 quando la Commissione venne invitata in città per spiegare quello che stava accadendo e le ragioni del continuo sciame sismico che da mesi stava turbando i cittadini.

Una storia che per una tragica fatalità è divenuto di stretta attualità per la tragedia che si vive in queste ore in terra di Emilia.
Stamattina ha preso la parola per primo l'ex presidente dell'Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi che è tornato a parlare delle prevedibilità di un sisma.
«Quello che succede sotto L'Aquila oppure oggi sotto l'Emilia Romagna è inaccessibile all'esperienza diretta, dobbiamo ragionare all'inverso», ha spiegato lo scienziato ribadendo che non è possibile prevedere terremoti. «Abbiamo idee molto precise su tante cose, come avviene il fenomeno, dove succede, ma ancora non riusciamo a trasformare tutto questo in una serie di equazioni matematiche che consentano di prevedere il sistema».
Boschi ha detto di aver capito dopo che il problema fondamentale era stabilire se i terremoti si possono prevedere o no: «la mia risposta è senz'altro no», ha chiuso.
Le parole di Boschi quel 31 marzo 2009 furono: «I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. E' improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta».
Sulle modalità di gestione della riunione della Commissione grandi rischi che si era svolta il 31 marzo all'Aquila, appena 6 giorni prima del terremoto che ha sventrato la città, Boschi si è tirato fuori: «qualcuno ha considerato necessario andare all'Aquila e che si dicesse così, ma non sono io che organizzo».
Dalle intercettazioni telefoniche si è poi saputo che fu l’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ad organizzare l’incontro per placare gli animi della popolazione che era molto spaventata. «Una operazione mediatica», disse l’allora numero uno del dipartimento all’ex assessore regionale Daniela Stati.
«Mi aspettavano una cosa più lunga, anche se fin dall'inizio mi era apparsa una riunione diversa», ha ricordato ancora Boschi in merito a quell’incontro: «ho visto altra gente che non conoscevo, era inusuale. Immaginavo una riunione più approfondita e non che alla fine si limitasse a girare attorno alla prevedibilità dei terremoti. Dissi che i terremoti non si possono prevedere. Bertolaso non era presente e in tutta sincerità quando me ne accorsi dentro di me avevo valutato l'intenzione di andare via».
Alla domanda dei cronisti alla fine dell'esame su chi abbia voluto questo approccio, Boschi ha preferito non rispondere. Il sismologo si è anche mostrato infastidito rispetto all'ex capo dipartimento della Protezione civile indagato in un procedimento connesso con l’accusa di omicidio colposo, «che pure stimo», parlando proprio dell'intercettazione telefonica in cui Bertolaso annunciava all'ex assessore la convocazione della riunione della Cgr. «Mi ha dato fastidio nella telefonata - ha detto Boschi - quando diceva 'verranno i luminari' eccetera. Una cosa assurda che non accetto. Se il capo dipartimento vuole un'informazione tecnica dall'istituto, manda una richiesta e il presidente risponde 'sulla base delle conoscenze attuali posso eccetera'. E' così che si chiede. Non mi risulta che Bertolaso abbia avuto rapporti con l'Ingv su questo argomento».


EVA: «NON SAPEVO DELLO SCIAME SISMICO»
«Bertolaso era ben conscio che per scaricare l'energia di un sisma di magnitudo 6 sarebbero servite un milione di scosse di magnitudo 3 in precedenza, un fatto impensabile in natura», ha detto invece Claudio Eva, uno dei più noti sismologi italiani. Anche lui ha parlato della celebre telefonata intercettata, una telefonata «che va divisa in due parti. La prima dice 'meglio piccole scosse di una che fa male' e questo è lapalissiano. La seconda parte dice 'meglio piccole scosse perchè scaricano l'energia'. Ma scaricano l'energia delle piccole scosse non quella dell'eventuale, potenziale scossa più grossa».
«Quando venni a Roma - ha aggiunto Eva - sapevo del terremoto di magnitudo 4 che c'era stato il 30 marzo 2009 ma non sapevo dello sciame precedente. Insieme a Boschi, appresi anche degli allarmi maturati all'Aquila e capii le cause della riunione, quella cioe' di trovare giustificazioni a quegli allarmi. Mi sembrò strano andare all'Aquila e il tema della discussione era senza ordine del giorno, vaga, comunque il nostro lavoro era mirato alla valutazione tecnica dello sciame sismico in atto all'Aquila».
Molto tecnico l'esame di Gian Michele Calvi, che ha riferito che la riunione del 2009 all'Aquila «non si può dire sia stata atipica, visto che dopo la riforma del 2006 si sono tenute solo due-tre riunioni, compresa quella di insediamento».
Ricordando la riunione, Calvi ha detto che «conoscevo le altre sette persone oggetto del processo e nessun altro dei presenti. Ci sarà stata un'altra decina di persone», ha ipotizzato.


SCARICO ENERGIA LEGGENDA METROPOLITANA

«Lo scarico di energia e' una leggenda metropolitana. Uno sciame sismico non favorisce ne' inibisce la probabilita' di un evento forte», ha detto invece il presidente del Centro nazionale terremoti (Cnt) dell'Ingv, Giulio Selvaggi, anche lui imputato nel procedimento.
«A posteriori - ha aggiunto - posso dire che per fortuna in Emilia non c'e' stato un singolo terremoto 6.1, che ha un potere distruttivo ben maggiore, ma due segmenti di faglia che hanno dato due eventi distinti 5.8 e 5.9». Parlando delle previsioni, Selvaggi ha concluso dicendo: «Sono trent'anni che cerchiamo di far capire alla gente che non importa prevedere un terremoto sei giorni prima, ma che e' piu' importante costruire bene le case. In Giappone c'e' la cultura del terremoto».


BARBERI: «CI ATTENDONO TRAGEDIE»
«In Italia nei prossimi anni ci sono ad attenderci tragedie, calamita', miliardi di danni, morti», ha detto invece l’imputato Franco Barberi, ex sottosegretario alla protezione civile, nel corso della sua deposizione. «In Italia - ha aggiunto - bisogna costruire bene e fare interventi di consolidamento delle costruzioni edificate prima della classificazione sismica della zona. Il nostro e' un paese che ha un elevato rischio sismico e solo tardivamente si sono classificate le zone sismiche. Parlare dei terremoti per noi e' una ferita aperta, soprattutto quando si parla di morti e distruzione. Ci interroghiamo sempre su cosa di meglio avremmo potuto fare».
«Nella sua memoria in cinque-sei punti lei si fa domande retoriche», ha detto poi riferendosi al pm Picuti. «La commissione Grandi rischi avrebbe dovuto dare l'allarme? Prevedere il terremoto? Evacuare la città? Certamente no. A questo punto, però, mi sarei aspettato di leggere anche cosa avremmo dovuto fare e ho difficoltà a trovarlo».
Parlando poi del contenuto della conversazione con l'ex assessore abruzzese della Protezione civile, Daniela Stati, Barberi ha aggiunto: «Chiedeva cosa fare in relazione agli allarmi e rileggendo il verbale sono rimasto imbarazzato nel vedere che solo io avevo dato risposta. Venne spiegato che la previsione sul radon non e' attendibile, che qualsiasi previsione deterministica e' impossibile, che la sequenza sismica non preannuncia niente ma focalizza l'attenzione su una zona sismogenetica in cui prima o poi un grosso terremoto ci sarà. Quale tranquillizzazione ho dato?» Rumoreggiamenti in aula da parte dei familiari delle vittime del terremoto di tre anni fa quando l'ex Sottosegretario alla Protezione civile, ha aggiunto: «Se avessimo avuto la percezione che le notizie potessero uscire fuori, ci saremmo comportati diversamente. Tra esperti - ha concluso - molte cose si danno per scontato perche' si ha un bagaglio conoscitivo. Non sapevo di trovare nella riunione 'orecchie strane', persone che non facevano parte della Commissione».


DOLCE SVELA ORIGINE DOPPIO VERBALE
E in aula si è parlato anche del doppio verbale della riunione della commissione Grandi rischi, quello ufficiale e la bozza, che sarebb nato da due versioni diverse di appunti che furono presi quel pomeriggio del 31 marzo 2009. A svelarlo è stato nel suo esame da imputato Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione civile.
«Durante la riunione - ha detto - due funzionari del dipartimento, D'Annibale e Salvatori, prendevano appunti e anch'io i miei. Loro compilarono una minuta di verbale, una bozza, con quello che avevano scritto, e dopo la riunione, mentre con la macchina mi dirigevo a Napoli perché avevo impegni, misi un po' in ordine i miei appunti sintetici. Il giorno successivo - ha aggiunto Dolce - ricevetti la email da D'Annibale e da un confronto vidi che il suo verbale aveva un'impostazione troppo da stenografi e mancava qualche elemento perciò sviluppai i miei appunti continuando per concetti, che mi sembrava il modo migliore».

DE BERARDINIS:«VOLEVO ATTENZIONE ALTA»
«Mi è stato confermato che era molto improbabile che lo sciame sismico evolvesse, e che la magnitudo delle scosse crescesse, e io l'ho detto, ma ho voluto mantenere alta l'attenzione. Mi dispiace che ci sia stato un meccanismo che ha indotto persone che io stimo ad abbassare la guardia sull'autotutela». Ha affermato l'ex vice capo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, che ha chiuso l'esame dei sette imputati all'udienza di oggi del processo alla commissione Grandi rischi. Un lungo sfogo, quello di De Bernardinis, l'unico imputato che ha seguito tutte le udienze in questi mesi. «Io mi assumo le mie responsabilità, ognuno si assuma le sue», ha concluso. 


SENTENZA IL 23 OTTOBRE 2012
 Arriverà al più tardi entro il prossimo 23 ottobre, dopo appena un anno di udienze, la sentenza di primo grado del processo alla commissione Grandi rischi. Con un'udienza fiume di oltre otto ore in cui sono stati esaminati tutti i sette imputati, infatti, oggi si è conclusa l'istruttoria dibattimentale che era cominciata il 20 settembre 2011. Dopo una pausa per dare modo alle parti di studiare tutte le risultanze di questi lunghi mesi di testimonianze, il 24 settembre sarà l'ora della requisitoria dell'accusa, il 25 e il 1 ottobre parleranno le parti civili e il responsabile civile, il 9 e il 10 ottobre sarà la volta delle arringhe dei difensori dei sette imputati e poi ci saranno altre quattro udienze per eventuali repliche: 16, 17, 22 e 23 ottobre.