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Passa la fusione dell’Unidav con l’Uda

Il rettore Cuccurullo assente al suo ultimo Senato accademico

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 Passa la fusione dell’Unidav con l’Uda
CHIETI. La fusione tra la d’Annunzio e l’università telematica Leonardo da Vinci, con sede a Torrevecchia Teatina, è stato ieri l’ultimo atto della gestione Cuccurullo, dopo 15 anni da rettore.

Si tratta di un provvedimento improvviso, preannunciato solo da qualche anticipazione che c’era stata pochi giorni fa e che, pur passato quasi all’unanimità (si sono astenuti solo il preside Stefano Trichese ed professor Umberto Bultrighini), per l’aspetto “societario” sembra vantaggioso per l’Unidav e un po’ meno per la d’Annunzio, salvo promesse di erogazioni premiali future da parte del Ministero. La legge Gelmini prevede infatti contributi per le fusioni, ma non si sa quanti saranno e se arriveranno. L’addio di Franco Cuccurullo al suo incarico di rettore della d’Annunzio si è consumato ieri sotto tono: assente al Senato accademico, è stato poi presente al CdA che ha portato a compimento il progetto di fusione ed ha fatto tornare alla casa madre l’Unidav, una superfetazione dell’università, nata con molte ambizioni e molte spese ed ora in ripiegamento su se stessa, senza margini di miglioramento e con pochi iscritti.
Se ne è discusso molto in Senato accademico, sia per il regolamento che era stato predisposto da una commissione per la fusione e che recepisce e sfuma molte perplessità su questa operazione, sia per lo spazio inusuale al confronto per l’assenza di Cuccurullo. Alla fine il provvedimento è passato con le due astensioni di cui sopra e tre assenti, lo stesso rettore, il preside Giuseppe Paolone ed Enrico Spacone, mentre la firma del provvedimento è del prorettore che ha presieduto la riunione. In realtà dietro la discussione c’era la preoccupazione che l’Unidav potesse avere debiti nascosti con un appesantimento del bilancio UdA, ma questo è stato escluso categoricamente dai vertici dell’università che hanno rassicurato i votanti. Resta in piedi per alcuni il mistero di questa operazione che non porterebbe molti vantaggi alla d’Annunzio, ma che è stata fortemente voluta dal rettore uscente, mettendo a tacere le posizioni critiche dello scorso senato. Come quella del professor Giuseppe Paolone che in sostanza aveva detto: sono favorevole alla fusione in generale, se questo serve a migliorare  le condizioni operative dell’UdA dopo la fusione stessa.  Ma dietro questa fusione ci sono le difficoltà legate ai pagamenti del Cineca per il sostegno informatico a questa università telematica: a quanto se ne sa, si tratta di circa 250 mila euro che sono stati attenzionati dall’indagine nazionale su questo consorzio universitario che ha il monopolio dell’assistenza alle università italiane e i cui ricavi sono sotto inchiesta.

L’altro punto sui cui l’attenzione ieri era massima è la lettera di dimissioni che Cuccurullo ha inviato il 23 maggio scorso e su cui non è ancora pervenuta risposta dal Ministero. A questo punto scatta dal primo giugno l’incarico al decano Alfonso De Petris, che ha 45 giorni per indire le elezioni per il rinnovo della carica di rettore. Data prevedibile: fine giugno primi di luglio, comunque dopo il completamento dei dipartimenti previsto entro il 23 giugno. Sempre il primo giugno decadono anche tutte le altre cariche e il timone dell’UdA passa nella mani del decano e del nuovo dg, come ha riferito nel pomeriggio lo stesso Cuccurullo al CdA, ricevendo gli elogi di molti componenti del consiglio per l’attività svolta. Poi è passato il bilancio e c’è stato l’ok alla fusione, anche se qualche perplessità è emersa per il fatto che la documentazione sull’Unidav non è stata disponibile per i consiglieri che ne hanno fatto richiesta, anche solo per la visione, fino a lunedì pomeriggio. Salvo essere pronta per la mattina di ieri per i componenti del Senato. Insomma la fusione dell’Unidav fotografa bene la gestione Cuccurullo: un provvedimento deciso in modo poco collegiale, fatto votare agli altri e passato con la promessa di futuri vantaggi economici, ma senza una reale ricaduta sulla qualità della didattica e della ricerca. L’uscita di scena del rettore è però avvenuta con un profilo molto basso, se si tiene conto che finora non ha avuto riscontro dal Ministero la sua offerta di collaborazione fino all’elezione del suo successore.

Sebastiano CalellaLETTERA CUCCURULLO