IL CASO

Teramo, è bufera sul Teatro Romano. Indaga anche la Corte dei Conti

I dubbi di Pannella: «chi ci doveva abitare in quel palazzo?»

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Teramo, è bufera sul Teatro Romano. Indaga anche la Corte dei Conti
TERAMO. Benchè "datato" il teatro romano di Teramo riesce ancora a dare qualche grattacapo...

L’affaire ha avuto una escalation ngli ultimi giorni e la Procura e la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per presunto danno erariale, danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico.
L’indagine ha preso le mosse dalle segnalazioni di Marco Pannella e Piero Chiarini presidente dell’associazione Teramo Nostra. I due, in un esposto all’Ufficio della Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti (sez. giurisdizionale per l’Abruzzo) ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo, hanno sollevato dubbi circa le reali intenzioni di recuperare del teatro da parte di Comune e Regione. In particolare Pannella e Chiarini hanno evidenziato come i soldi pubblici destinati alla demolizione dell'immobile e al recupero del teatro siano stati utilizzati in realtà per tutt'altro scopo. Per recuperare il Teatro Romano bisognava demolire Palazzo Adamoli struttura di proprietà della Regione. Ad oggi, nulla è stato fatto.
«Perché in tanti anni non si è proceduto ad alcuna demolizione, ma sono state poste in essere delle opere di restauro di palazzo “Adamoli”come se il fabbricato dovesse esser destinato nuovamente ad esser abitato?» Attorno a questo rebus gravita l’intera vicenda.


DOPPIA VENDITA
I fatti risalgono a 14 anni fa. Era il 31 luglio del 1998 quando il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, ha imposto su palazzo “Adamoli” (edificio vicino al Teatro Romano) il vincolo archeologico. Per recuperare la cavea del teatro romano, il Ministero ha destinato 910 milioni di vecchie lire (destinati all’acquisto e alla demolizione dell’edificio). Il Dicastero ha poi informato la Soprintendenza ed il Comune di Teramo perché esercitassero il diritto di prelazione (la possibilità di acquistare lo stabile prima di altri).
Ma le cose hanno preso una piega diversa. L'amministrazione comunale si è mossa solo quattro giorni prima della scadenza del diritto ed il contributo ministeriale, quindi, è andato perduto.
Palazzo “Adamoli” è stato acquistato nell’anno 2000 dall’ immobiliare Costa Verde S.r.l. al prezzo di lire 905.000.000. Appena due anni dopo, nel 2002, la proprietà è stata ceduta all' “Immobiliare 11” di Juanita Maurini per oltre 1,2 milioni di euro. «Un'operazione a dir poco anomala», hanno sottolineato Pannella e Chiarini, «per l'acquisto di un immobile destinato alla demolizione e comunque bloccato da un vincolo archeologico e pagato appena due anni prima a meno della metà».
Nel 2004 quando Teramo ha accolto la Giunta Chiodi, c’è stato un incontro tra l’allora assessore alla Cultura del Comune, la Sovrintendenza dei beni archeologici d’Abruzzo, la Regione, e l’amministratore (Juanita Maurini) della Società proprietaria dell’immobile. In quella sede la Regione ha espresso la volontà di acquistare palazzo “Adamoli” alla cifra di 1,3 milioni di euro (quasi il triplo di quello che poteva esser pagato appena quattro anni prima), con lo scopo di abbatterlo e riportare alla luce il Teatro Romano. Solo nel 2008, ad acquisto fatto, si è scoperto, però, che due stanze dell'edificio non erano state cedute e che servivano altri soldi per acquisirle. 


LA “SORPRESA”
La sorpresa più grande è arrivata quando è stata rimossa la recinzione del cantiere che racchiudeva l'edificio. «Non solo non si è proceduto ad alcuna demolizione», affermano Pannella e Chiarini, «ma addirittura sono state poste in essere opere di restauro del palazzo, con l'edificazione di un enorme contrafforte di cemento armato che, collocato al centro dell'area ove insiste il teatro, produce uno scioccante e deturpante impatto architettonico».

LA DENUNCIA

Su queste basi, ha spiegato l’avvocato Vincenzo Di Nanna legale di Pannella e Chiarini, i suoi assistiti il 21 marzo scorso hanno fatto denuncia per il presunto reato di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico. Pannella e Chiarini fanno notare infatti che il danneggiamento prosegue con l'intenzione di Comune e sovrintendenza archeologica di spostare 1.400 reperti custoditi nell'area.
Sul caso è già stato sentito anche il sindaco di Teramo Brucchi come persona informata sui fatti. Il primo cittadino interpellato, ha dichiarato che la proprietà dell'area è comunale e lui è per l'abbattimento dei due edifici.
Gli occhi di Pannella e Chiarini sono ora puntati sul Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi affinchè dichiari la volontà dell'abbattimento dell'edificio Adamoli di proprietà della Regione o comunque venga fatta richiesta di destinazione d'uso che il sindaco dovrebbe concedere.
E’ solo così che forse si potrà arrivare a capo della questione.