IL CASO

Sulmona, scarcerazione Aiello. «Il direttore trasferito ingiustamente»

Alcune sigle sindacali chiedono che venga fatta luce sul caso del detenuto “scarcerato”

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Michele Aiello

Michele Aiello

SULMONA. Trasferiti tutti e due. L’uno, a casa sua. L’altro, in un nuovo ufficio.

Si tratta del "caso Aiello", l'imprenditore ritenuto prestanome di Bernardo Provenzano rinchiuso nel carcere di Sulmona dal 5 febbraio del 2011 e scarcerato perché affetto da favismo. L'imprenditore della sanità siciliana ha creato problemi anche all'ex direttore del carcere di Sulmona,  Sergio Romice, che subirà provvedimenti disciplinari.
Quest’ultimo in seguito al provvedimento preso dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria diretto dal giudice  Ionta, è stato trasferito d'urgenza "temporaneamente" in appoggio nella sede del Provveditorato di Pescara. In difesa di Romice sono scesi in campo Cgil Fp, Uil Pa, Ugl chiedendo che si faccia chiarezza.
Cgil Fp, Uil Pa, Ugl, hanno scritto al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Roma Giovanni Tamburrino, al Provveditore di Abruzzo, Bruna Brunetti, ed a tutto il personale Comparto Ministeri sottolineando alcuni aspetti.
«Il provvedimento nei confronti del direttore», dicono, «quale presunto responsabile di determinazioni del tribunale di sorveglianza è a nostro avviso fuorviante anche perché la relazione medica del dirigente sanitario di questo istituto avrebbe ritenuto le condizioni dell’Aiello compatibili con il regime di detenzione e trattabili nel carcere di Sulmona».
Riguardo poi al clamore suscitato dall’acquisto di generi vari (sigari, gamberetti, cioccolata) da parte di Aiello, (da un’ispezione ministeriale è emerso che il mafioso spendesse da 80 a 100 euro alla settimana per farsi portare in carcere cibi di vario genere, dalla cioccolata al prosciutto ai gamberetti, dalle lenticchie al pesce insieme a sigari, e quattro o cinque pacchetti di sigarette), secondo le sigle, non c’è nulla di strano.
Negli istituti penitenziari, sempre secondo le sigle, «vige un regolamento interno (quello di Sulmona risale al 31 dicembre 2005), redatto da una Commissione presieduta dal magistrato di sorveglianza ed approvato dal Ministero di Giustizia nel quale sono previsti i generi di cui è consentito l’acquisto tramite sopravitto e quelli invece ricevibili tramite pacco colloqui o postale. Inoltre sempre l’amministrazione penitenziaria centrale con circolare a firma del capo del dipartimento ha invitato le direzioni degli istituti di pena italiani a provvedere ad incrementare il numero di generi acquistabili dai detenuti».
Queste disposizioni, dunque valgono per tutti i reclusi nel carcere di Sulmona.
Le sigle hanno fatto sapere che non parteciperanno alla festa del Corpo che si terrà presso la scuola di formazione della polizia penitenziaria in data 29 maggio in segno di protesta verso una decisione che reputano ingiusta.