SANITA'

Consiglio di Stato non blocca la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele

I giudici amministrativi dicono no alla sospensiva. Battuta di arresto per il comitato

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3186

Consiglio di Stato non blocca la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele
ABRUZZO. Il Consiglio di Stato ha respinto la sospensiva contro l’Atto aziendale della Asl di Chieti nella parte in cui di fatto chiude l’ospedale di Guardiagrele ed il Pronto soccorso in particolare, con l’attivazione del Pta, punto territoriale di assistenza.

Se ne riparlerà nel merito successivamente ed intanto si compensano le spese. Una battuta d’arresto imprevista nella battaglia a favore dell’ospedale e forse in controtendenza rispetto alla concomitante decisione del Tar Abruzzo che ha riaperto il Pronto soccorso dell’Ospedale di Tagliacozzo. A Guardiagrele, invece, la chiusura del Ps e l’apertura del Pta (punto di prima assistenza) non sembrano da censurare. Il CdS ha infatti deciso che «a prescindere dai profili di ammissibilità dell’impugnazione per ragioni attinenti alla corretta notifica dell’atto di appello, che meglio verranno valutati in sede di merito, non sembra sussistano, prima facie, i presupposti per la richiesta misura cautelare », che sono quelli del possibile danno immediato. Infatti il Consiglio di Stato giustifica la decisione con una valutazione economica: «considerata la situazione di eccezionale gravità della finanza regionale e l’esigenza di contemperamento del diritto fondamentale alla salute con il principio di “coordinamento” con le esigenze della finanza pubblica, cui sono ispirati gli atti commissariali » e ritenuto che nelle scelte del programma operativo 2010 non emergono, ad un sommario esame, profili di illogicità manifesta, né profili di danno grave e irreparabile. Insomma sarebbe sufficiente «la riconversione di un presidio ospedaliero a ridotto numero di specializzazioni in Presidio territoriale di assistenza H 24 (Pta) dotato di un “punto di primo intervento” in luogo di un Pronto soccorso, idoneo ad assicurare comunque un’assistenza immediata in casi di urgenza », considerati «altresì i dati emergenti dalle tabelle allegate alla delibera commissariale n. 45/2010 in ordine al tasso di ricoveri dei residenti nel Distretto presso il Presidio ospedaliero di Guardiagrele, inferiori rispetto a quelli operati presso il presidio ospedaliero di Chieti e altri (pag. 10 del controricorso dell’Asl) ».

 Tutte le speranze dei ricorrenti sono dunque affidate al giudizio di merito, perché restano immutate le ragioni del ricorso, basate soprattutto sull’incostituzionalità della decisione dell’Atto aziendale e del Programma operativo.

«Le decisioni si applicano e non si commentano – spiega l’avvocato Costanzo Dal Pozzo, che insieme al figlio Simone ha seguito il ricorso e ne ha parlato in udienza venerdì mattina – voglio solo ripetere quello che ho detto ai giudici: è assurdo che atti amministrativi (l’Atto aziendale e il Programma operativo) riescano a modificare una Legge regionale che non chiudeva l’ospedale e vadano a confliggere con il principio costituzionale del diritto alla salute».

Su questo punto infatti il ricorso era molto articolato: «Qui si tratta del problema delle fonti del diritto – continua l’avvocato Dal Pozzo – se ci sono dei princìpi e delle leggi, gli atti amministrativi sono l’applicazione delle norme e non lo stravolgimento. L’impressione amara su questa vicenda è che gli abruzzesi, non solo Guardiagrele, sono sati trattati come i figli di un Dio minore. Quando il decreto Berlusconi salvò le decisioni di Chiodi bocciate dai vari Tar, non fu grave solo questo stravolgimento, ma ancora più grave fu il fatto che riguardò solo l’Abruzzo».

Sebastiano Calella