UN UOMO PER DUE DELITTI

Sparò ad una prostituta, «era in via Polacchi la sera dell’omicidio Rigante»

La polizia ha ricevuto una soffiata da «una fonte confidenziale»

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La casa dell'omicidio Rigante

La casa dell'omicidio Rigante

PESCARA. Un uomo «con una spiccata indole violenta» che se lasciato in libertà potrebbe «commettere altri gravi delitti della stessa specie».

E’ così che il gip Gianluca Sarandrea scrive nell’ordinanza di custodia cautelare a proposito di Pasquale Di Giovanni, l’uomo arrestato ieri con l’accusa di tentato omicidio premeditato, rapina aggravata e porto abusivo di armi.
Di Giovanni la notte del 25 aprile avrebbe prima rapinato poi tentato di uccidere una prostituta nigeriana. L’uomo, descritto come persona con problemi personali e familiari, è legato da vincoli di parentela agli arrestati per l'omicidio Rigante ed è anche persona di fiducia del clan Ciarelli, in quanto si occupa dei cavalli di famiglia all'ippodromo di San Giovanni Teatino. Si sospetta che anche lui, la sera dell’omicidio di Domenico Rigante, si trovasse sul luogo dell’omicidio. Ma è ancora presto per dirlo senza dubbi e nei prossimi giorni ci saranno degli accertamenti.
Intanto gli inquirenti si dicono certi che sia stato proprio lui a sparare alla prostituta nigeriana. La donna avrebbe fornito indicazioni che il gip Sarandrea definisce «munite dei requisiti della coerenza logica della adeguata precisione» che sarebbero confortate «dagli altri elementi raccolti nel corso dell’indagine. 


LA RAPINA E LE SUPPLICHE: «NON MI UCCIDERE»
La ragazza, 30 anni, che parla un italiano stentato, è stata caricata in auto a Montesilvano con l’offerta di 200 euro in cambio di una notte di sesso a casa dell’indagato, nei pressi della stazione ferroviaria. Ma appena è salita in auto ha capito che i piani dell’uomo erano ben diversi. Di Giovanni, ha raccontato la vittima, si sarebbe diretto nel quartiere San Donato, percorrendo frettolosamente delle strade a lei poco conosciute, fino a raggiungere un posto isolato in strada vicinale del Pantano.
Una volta giunti sul posto Di Giovanni è sceso dalla vettura invitando la donna a fare altrettanto. Lei è rimasta ferma, terrorizzata, così l’uomo sarebbe rientrato a bordo dell’auto, acceso i fari e preso una pistola che custodiva nel vano portaoggetti. L’ha puntata in direzione della vittima intimandole di scendere. La ragazza è scesa e alla richiesta dell’uomo di consegnargli tutto il denaro che aveva con sé si è slacciata entrambi gli stivali: all’interno aveva il denaro, 80 euro in tutto.
Non soddisfatto della somma ricevuta l’aggressore ha chiesto altro denato; per dimostrare che quelli erano realmente gli unici soldi che aveva con sè la donna si è spogliata completamente nuda. Di Giovanni avrebbe poi espresso preoccupazione per il fatto che lei lo aveva visto in volto e dunque lo potesse denunciare. Lei, disperata, gli ha assicurato che non l’avrebbe denunciato.
Ma lui non le ha creduto. La donna si è chinata in terra in segno di rassegnazione e proprio in quegli attimi è stata colpita da un primo colpo che l’ha presa alle falangi della mano sinistra, portata all’altezza del volto per proteggersi. Il proiettile si è conficcato nello zigomo.
L’uomo ha poi tentato di esplodere un altro colpo ma l’arma, ha raccontato la ragazza, si sarebbe inceppata. L’uomo ha provato ad esplodere un terzo colpo, ma ancora una volta l’arma si è inceppata.
Di Giovanni, forse per il timore che il primo colpo esploso avesse richiamato l’attenzione di alcuni residenti della zona ed è fuggito a bordo della propria auto.
La ragazza si è salvata e nonostante le gravi lesioni ha percorso al buio circa 2 chilometri in cerca di aiuto. Poi ha raggiunto la prima abitazione utile e lì è stata soccorsa. 


LE FERITE ALLE MANI
Decisive per incastrare l’uomo sarebbero state le ferite che Di Giovanni ha ad una mano tra il pollice e l’indice, ferite simili a cicatrice prodotte da una bruciatura. La donna avrebbe notato questo particolare quando l’arrestato, pochi minuti dopo aver caricato la donna, aveva infilato dei guanti in lattice. «Non voglio prendere infezioni» si era giustificato. Ma si pensa che volesse proprio nascondere quel segno così riconoscibile. 


LA SVOLTA

Le ricerche dell’uomo sono stati particolarmente difficili perché gli elementi forniti dalla giovane sono stati pochi: «era un uomo di circa 30 anni (Di Giovanni ne ha 28), una pancia prominente e capelli arruffati».
E’ stato possibile risalire a lui grazie all'ispettore della sezione omicidi Antonio Iervese che ha collegato le descrizione dell'aggressore fornite dalla donna alle fattezze dell'arrestato. La prostituta ha identificato il suo aggressore grazie alle foto a disposizione della questura dopo l'omicidio Rigante. La donna lo ha riconosciuto anche grazie ad un confronto all'americana e da alcuni particolari, come le cicatrici sulle mani e i braccialetti indossati. Il movente della rapina non sembra convincere gli investigatori in quanto l'uomo non sarebbe andato fino ai Colli di San Donato per compiere il gesto, anche perchè la donna non aveva il permesso di soggiorno e, quindi, difficilmente l'avrebbe denunciato.
Di Giovanni al momento dell'arresto si trovava a Congiunti frazione di Collecorvino (Pescara) nell'abitazione di una parente dei Ciarelli


L’OMICIDIO DI RIGANTE

Uno degli elementi più importanti al vaglio degli investigatori e' l'utilizzo di un'arma calibro 38 sia nel caso del delitto Rigante che nel caso del tentato omicidio della donna nigeriana. La stessa arma è stata usata anche per l’’esecuzione’ di Italo Ceci che è al momento ancora senza risposte.
Secondo gli inquirenti Di Giovanni la sera del primo maggio alla stessa ora dell'omicidio dell’ultrà era vicino al luogo del delitto.
E' uno degli indizi che porta a presumere che Di Giovanni possa in qualche modo aver preso parte alla spedizione punitiva di via Polacchi. «Abbiamo validi motivi, acquisiti attraverso fonti confidenziali - ha detto il capo della Mobile Pierfrancesco Muriana - di sostenere che Pasquale Di Giovanni, si trovasse in un dato giorno (il 1 maggio, giorno dell'omicidio di Domenico Rigante), e in una data ora non lontano dal luogo dell'omicidio». La prossima settimana ci sarà la comparazione della polizia scientifica di Ancona dell'ogiva estratta dal fianco dell'ultrà biancazzurro e da quella estratta dal collo della prostituta stabilirà se si tratta o meno della stessa pistola.
Alessandra Lotti