L'ARRESTO

Sparò a prostituta nigeriana: arrestato lo stalliere dei Ciarelli. «Mi hai visto in volto, devi morire»

Collegamenti da approfondire tra i due delitti. Pasquale Di Giovanni arrestato questa mattina

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Muriana e Camerano

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PESCARA. E' stato fermato dalla Squadra mobile «un potenziale serial killer».
La sezione omicidi della Squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, su richiesta del pm, Gianpiero Di Florio, nei confronti di Pasquale Di Giovanni, nato a Termoli il 1984 e residente a Casacalenda (Cb). L'uomo, incensurato, è accusato di tentato omicidio premeditato, rapina aggravata e porto abusivo di armi.
L’arresto è maturato nell’ambito delle indagini relative all’omicidio dell’ultras pescarese Domenico Rigante, avvenuto il 1° maggio scorso. Di Giovanni è cugino dei cinque rom Ciarelli già arrestati per l'esecuzione del tifoso e lavora presso la scuderia di famiglia nel vicino ippodromo di San Giovanni Teatino.
Sarebbe proprio Di Giovanni il sesto uomo ricercato dalla polizia il quale sarebbe stato presente all’omicidio dell’ultrà pescarese. Secondo la polizia è lui l’ulteriore possibile componente del gruppo della banda che doveva vendicarsi per presunti affronti subiti dai fratelli Rigante.
Le indagini sono in corso e si stanno valutando altri dati tecnici. La polizia sta cercando i riscontri documentali che possano inqualche modo provare oltre ogni ragionevole dubbio che Di Giovani era con i cugini Ciarelli e faceva parte del commando.

L’INTUIZIONE DELL’ISPETTORE DELLA MOBILE

Tuttavia, nei giorni scorsi, nel corso delle operazioni di foto segnalamento del sospettato presso la Polizia Scientifica, un Ispettore della Squadra Mobile ha notato che le fattezze di Di Giovanni erano del tutto compatibili con le descrizioni fornite dalla prostituta nigeriana che, la notte del 25 aprile scorso, aveva subito una rapina da parte di un uomo che, senza alcun comprensibile motivo, aveva poi tentato di ucciderla, esplodendole contro un colpo di pistola che l’aveva attinta al viso. Il killer aveva provato anche a far fuoco altre due volte ma l’arma si era fortunatamente inceppata, consentendo alla vittima di fuggire e di gridare aiuto.
La donna aveva descritto il suo aggressore come un uomo alto con i capelli arruffati e la pancia prominente. Da qui è nata l’idea della questura di procedere con un confronto. Alla prostituta è stata fatta vedere prima una foto dell’uomo ed è sembrato  subito riconoscerlo: ha strabuzzato gli occhi e si è agitata dicendosi certa che l’uomo fosse l’aggressore.
La polizia ha poi messo in atto “un confronto all’americana”, tramite un vetro a specchio, durante il quale la donna - molto emozionata, ma altrettanto determinata – ha creduto di individuare con assoluta certezza il suo aggressore proprio nello stalliere dei Ciarelli, riconoscendo anche alcune particolari cicatrici presenti sulle mani del presunto assassino e due braccialetti. Durante le fasi di riconoscimento, la reazione della donna è stata filmata da una telecamera.

IL CELLULARE DELL’AGGRESSORE
E in queste ore le indagini vanno avanti: una riposta importante potrebbe arrivare nei prossimi giorni dai tabulati telefonici che potrebbero confermare che l’uomo la sera del tentato omicidio si trovava a Colle San Donato. Ma le ‘celle’ telefoniche potranno dare risposte solo nel caso in cui il telefono dell’indagato abbia ricevuto o effettuato chiamate o sms. Gli inquirenti dovranno sciogliere anche la questione della presenza la sera dell’aggressione di Rigante il primo maggio a piazza Grue. Secondo i racconti di alcuni testimoni che si trovavano nella casa dove è stato ucciso Domenico la descrizione potrebbe combaciare.

LA RAPINA
Ulteriore similitudine che salta all’occhio tra l’omicidio Rigante e il tentato omicidio della prostituta è l’arma utilizzata: una pistola calibro 38.
Ora gli uomini della Mobile dovranno capire se si tratti della stessa pistola, risposta che arriverà dalla Scientifica di Ancona che è stata chiamata a fare le opportune comparazioni.
L’episodio del tentato omicidio della prostituta per le modalità e le peculiarità ha destato da subito sconcerto in città e allarme tra gli inquirenti che hanno capito subito di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo o diverso rispetto agli altri delitti maturati nello stesso ambiente in città. Secondo la ricostruzione della Mobile la donna sarebbe stata caricata in auto da Di Giovanni che le avrebbe offerto 200 euro per trascorrere la notte insieme a lui a casa sua, nella zona della stazione ferroviaria. La ragazza è salita in macchina ma poco dopo si è insospettita. L’uomo, infatti, ha indossato un paio di guanti. Arrivati a colle San Donato la donna si è impaurita, lui gli ha puntato la pistola in faccia, si è fatto consegnare 80 euro che aveva nella borsa. Lei è scasa dall’auto gridando ma lui l’ha raggiunta. «Dato che mi hai visto in faccia devi morire», le avrebbe detto. La donna spaventata ha cominciato a urlare: «Gesù aiutami, Gesù aiutami».
L’uomo ha fatto fuoco, la donna si è coperta il volto con le mani e il proiettile l’ha colpita ad un dito e alla guancia. Per fortuna non ha raggiunto il cervello. La donna ha continuato a gridare, Di Giovanni ha provato a sparare ancora ma la pistola si è inceppata ed è fuggito.
La donna ricoverata è stata sottoposta ad interventi chirurgici ed ora le sue condizioni sono migliorate ma è scampata a morte certa.
Muriana in conferenza stampa ha parlato di un uomno particolarmente prericoloso in grado di far del male con una facilità estrema, con problemi personali e conflittuali che potrebbero aver generato odio e l'istinto omicida.