IL PROCESSO

Processo Ciclone, in aula anche la moglie di Cantagallo

Giallo su 5 mila euro girati da Chiulli alla Mirus

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Processo Ciclone, in aula anche la moglie di Cantagallo
PESCARA. La testimonianza di Michele Russo, titolare dell'agenzia pubblicitaria Mirus e presidente della Gtm di Pescara, al centro, ieri, del processo relativo all'inchiesta Ciclone su presunte tangenti negli appalti pubblici, che nel 2006 portò all'arresto, tra gli altri, dell'ex sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo.

Russo ha riferito in aula sulla vicenda riguardante tre assegni del 2003 per un importo totale di 7.500 euro emessi dal titolare della Green Service Bruno Chiulli. Il testimone ha spiegato che Chiulli era un suo cliente e che gli assegni, cambiati in banca da una sua dipendente, erano in parte il corrispettivo per le prestazioni della Mirus. La restante parte, stando sempre alle dichiarazioni di Russo, era invece un contributo di Chiulli alla campagna elettorale di Carlo Masci, curata dalla Mirus.
Russo ha detto di presumere che i soldi siano stati registrati nella contabilità della sua azienda e in quella del bilancio della campagna elettorale di Carlo Masci sfidante di Luciano D'Alfonso alle elezioni comunali di Pescara nel 2003.
Il pm Gennaro Varone ha invece sostenuto che il denaro non solo non è stato registrato, ma che non è neanche andato alla campagna elettorale. «Masci - ha detto il pm - l'ha smentito pubblicamente sulla stampa». E fino al giugno del 2010 anche lo stesso Russo smentiva: «Gli assegni? Sono stati incassati dalla Mirus in forza di un contratto per la realizzazione di brochure, depliant e manifesti aziendali. A fronte del lavoro svolto», spiega il titolare Michele Russo, «la Mirus ha emesso fattura alla Green service ma è, con tali pagamenti, la campagna elettorale di Masci non c'entra», disse due anni fa l’attuale dirigente della Gtm. «Gli assegni della Green service», assicurò Russo, «non sono collegabili al lavoro svolto per Masci».
Ed effettivamente, come ha ricordato ieri il pm Varone lo stesso Masci smentì che quei soldi fossero arrivati a lui: «non mi risulta», disse, «che la campagna elettorale sua stata sostenuta anche da Chiulli».
La questione ieri mattina è stata chiusa dal difensore di Cantagallo, l'avvocato Giuliano Milia, che è intervenuto evidenziando che «si sta speculando di proposito su un problema fiscale del teste».
Russo ha poi sottolineato che, per legge, i contributi sotto i 5 mila euro vanno annotati, mentre si può evitare di indicare il nome del finanziatore. Il presidente della Gtm ha infine detto di conoscere l'ex sindaco Cantagallo, ma di non aver mai avuto nessun tipo di rapporto con lui.
Sul banco dei testimoni è salita anche l'ex moglie di Cantagallo che ha parlato, tra le altre cose, del pianoforte Steinway che Chiulli sostiene di aver acquistato per l’ex sindaco.
La donna ha sostenuto che per acquistarlo è stata fatta una permuta con un altro pianoforte di Cantagallo. Inoltre la testimone ha aggiunto di aver contribuito finanziariamente all'acquisto dello strumento musicale personalmente, con i suoi genitori e quelli dell'ex marito. E' saltata invece la testimonianza del procuratore capo della Repubblica di Chieti Pietro Mennini, che ha inviato una giustificazione per la sua assenza.