SANITA'

Asl Chieti, lo screening mammografico va in tilt

Convocazioni arrivano a destinazione in ritardo

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Asl Chieti, lo screening mammografico va in tilt
CHIETI. Non funziona lo screening mammografico, la cui ripresa un mese fa è stata annunciata dalla Asl di Chieti.

Le lettere di convocazione arrivano dopo il giorno fissato per la radiografia, gli esami mammografici dello screening si sovrappongono a quelli normali e vanno ad ingolfare la radiologia di Chieti, le liste di attesa si sono allungate e dopo la doppia lista inventata tempo fa a Lanciano è spuntata a sorpresa una terza lista dell’Associazione Gaia (che raggruppa le donne operate al seno).
Una confusione incredibile.
Eppure un mese fa le polemiche sullo screening mammografico (che non si effettuava più) e sulle liste di attesa (che si allungavano sempre di più) furono messe a tacere da dichiarazioni ufficiali della Asl sull’incontro ad Ortona (Palazzo Corvo) di un team di medici con le donne «per presentare le iniziative della Asl nel settore senologico».
<La scelta della città non è casuale – diceva la Asl - visto che all’ospedale “Bernabeo” saranno concentrate tutte le attività di diagnostica e clinica riferite alla mammella, compresa l'unità operativa di Senologia istituita con l’obiettivo di approdare a un modello di assistenza iper-specializzato che dia alle donne le maggiori garanzie di qualità e appropriatezza>. All’incontro, oltre al manager Francesco Zavattaro, presero parte Giampiero Ausili Cèfaro, direttore della Radioterapia dell’ospedale di Chieti, Marzia Muzi della Radiologia di Chieti e Lorenzo Mazzilli, responsabile dell’Audit clinico della Asl.
In effetti il Progetto obiettivo regionale per lo screening mammografico sulle donne da 49 a 69 anni è ripartito e Chieti è stata scelta come Asl capofila, anche in considerazione dei lusinghieri risultati ottenuti nel precedente progetto affidato al dottor Camillo Delli Pizzi. 


«Sono 48 le donne chiamate ogni settimana alla mammografia – diceva sempre la Asl - il numero, già incoraggiante, è destinato a crescere non appena sarà completata l’operazione di messa in rete dei nuovi mammografi digitali già acquistati, che permetterà la ripresa degli esami di prevenzione anche negli altri ospedali. La popolazione femminile con lettera personalizzata sarà invitata a sottoporsi a una mammografia ogni due anni». Purtroppo non è andata così. Il progetto si è infatti arenato sulle sabbie mobili della confusione organizzativa. Intanto perché lo screening interessa solo le donne del Chietino e dell’Ortonese, poi perché sono molto, ma molto macchinosi i vari passaggi per spedire le lettere alle donne interessate.
Queste convocazioni vengono preparate a Chieti da due giovani di una cooperativa, ma invece di essere spedite subito, vengono passate all’Urp ed all’ufficio affari generali. Da Chieti le lettere vengono portate a Lanciano e da qui vengono spedite per posta. E’ forse per tutti questi passaggi che le lettere a volte arrivano dopo la data fissata per l’appuntamento. C’è poi un altro mistero organizzativo: se le donne convocate per l’esame sono chietine, che ci facevano nei giorni scorsi a Chieti 6 donne tutte di Lanciano convocate per la mammografia? Ma i problemi non finiscono qui: a Chieti (ma non si doveva fare tutto ad Ortona?) lo screening ruba posti alle mammografie “normali” le cui liste di attesa sono così arrivate a due anni.
Senza dire che sembrano senza controllo le liste dell’Associazione Gaia, che diventa una specie di corsia preferenziale: chi è iscritta qui, passa avanti, chi non lo è si mette in coda. Malcontento si registra anche tra i radiologi di Chieti, costretti ad effettuare qualche mammografia nelle pause degli altri esami. Alle spalle di tutto la distribuzione dei compensi, come previsti dal Progetto obiettivo: secondo alcuni la filiera lunga di chi lavora allo screening mammografico consentirebbe solo a qualcuno (vedi le operazioni a Lanciano) di guadagnare qualcosa di più partecipando al Progetto obiettivo.
Sebastiano Calella