IL CASO

Mazzette sulla ricostruzione, Cialente torna in Procura

L'appello agli imprenditori: «denunciate»

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Mazzette sulla ricostruzione, Cialente torna in Procura
L’AQUILA. Un giro «vorticoso di mazzette», «regalie», «giro oscuro di denaro»: la denuncia di un imprenditore edile impegnato nella ricostruzione privata apre scenari inquietanti.

La sua testimonianza l’ha raccolta in un video Il Fatto quotidiano: l’uomo ha spiegato di come si sia innescato negli ultimi mesi nella città terremotata uno strano meccanismo che coinvolge la ricostruzione privata, ovvero i lavori di migliaia di immobili privati per un totale di 7 miliardi di soldi pubblici che lo Stato verserà come indennizzi.
In questo caso non ci saranno appalti pubblici ma affidamenti diretti: i singoli proprietari scelgono le ditte alle quali rivolgersi e «spesso», ha raccontato l’imprenditore, per affidare un lavoro il privato chiede una contropartita: tu ricostruisci la mia casa ma in cambio mi devi dare soldi o viaggi, o benzina gratis, o ragazze.
Uno scenario inquietante che, ha raccontato sempre il costruttore, era partito in sordina per poi esplodere: «a gestire questa parte erano soprattutto alcuni amministratori di condominio, quando si è sparsa la voce il meccanismo si è esteso a tutti. Oggi chiunque chiede soldi, per qualsiasi cosa, anche il proprietario sulla casa singola sua chiede soldi per affidare i lavori».
Di questo fenomeno mai nessuno aveva parlato prima. Nessuno aveva denunciato pressioni o raccontato episodi simili. Nè cittadini normali, nè inquilini, nè aministratori, nè tantomeno imprenditori. Ma oggi il sindaco Massimo Cialente ammette che qualcosa aveva sentito e adesso vuole che venga fatta chiarezza.
«Questa mattina», annuncia il primo cittadino, riconfermato lunedì scorso al ballottaggio, «chiederò alla Procura della Repubblica di aprire un fascicolo circa gravissimi fenomeni di illegalità nelle procedure per la ricostruzione, che vedrebbero tra l'altro coinvolti un consigliere comunale».
Il consigliere comunale lo ha tirato in mezzo proprio l’imprenditore che si è ‘confessato’ con il giornale di Padellaro: «il consigliere mi ha chiesto qualche migliaia di euro come fisso mensile più una serie di percentuali». Chi sia non lo ha svelato. Cialente racconta anche che nel mese di gennaio andò in procura, «per segnalare alcuni sospetti che avevo, sulla base di alcune voci che mi pervenivano. Il magistrato mi disse che per intervenire aveva bisogno di fatti o denunce».
Se la ‘voce’ era arrivata al sindaco chissà quante orecchie, prime delle sue, avevano sentito gli stessi racconti. Perché nessuno mai prima ha parlato, ha raccontato, ha denunciato? «Credo che ora vi siano tutte le condizioni affinché su questa vicenda si assumano precise azioni», continua Cialente. «Questi fatti gettano una luce pesante, direi insostenibile, sull'intera comunità e quindi si deve indagare e nel caso punire i responsabili in modo esemplare». Il primo cittadino rivolge un appello a tutti gli imprenditori eventualmente coinvolti a denunciare questi fatti alla procura, «nell'interesse della nostra città».
Si farà avanti qualcuno? Altri sono pronti a raccontare gli stessi fatti?

CIALENTE: «DENUNCIATE I TENTATIVI DI ESTORSIONE»
«In questo istante ho appena trasmesso alla Procura della Repubblica dell'Aquila, ufficialmente, vera e propria denuncia», annuncia su Facebook il sindaco Cialente, «tutta la documentazione che ho potuto raccogliere dai siti circa la vergognosa ed inquietante vicenda emersa nella giornata di ieri dall'intervista di un imprenditore, rimasto peraltro anonimo, al Fatto Quotidiano. Questa intervista-denuncia evidenzia fatti che getterebbero una luce terribile e negativa su tutta la nostra comunità. Ho chiesto pertanto che si faccia piena luce al più presto. Sollecito inoltre tutti gli imprenditori che fossero rimasti vittime di questi tentativi di estorsione a denunciarle alla Procura. Credo lo debbano a se stessi, alla loro professionalità, all'intera città».