CHIETI

Badante muore a Chieti, salma torna in Africa grazie a colletta

La figlia sedicenne malata: «vorremmo venisse visitata»

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Giulia Dea

Giulia Dea

CHIETI. Con la speranza di mettere da parte i soldi necessari per consentire alla figlia di essere sottoposta ad un delicato intervento chirurgico, emigra in Italia.

Lascia così la sua famiglia nel paese d'origine, per lavorare come badante, ma muore a causa di una grave malattia. Non ci sono soldi per i funerali ma grazie ad una colletta fra i cittadini la salma della donna è tornata venerdì a casa. E' la storia di Giulia Dea, 38enne della Costa D'Avorio, arrivata in Italia diversi anni fa e morta lo scorso 22 aprile a Chieti. La donna, una volta emigrata, si stabilisce dapprima a Cento (Ferrara), dove vive con alcuni parenti, e poi in Abruzzo, dove lavora come badante. Nel novembre del 2011, però, si ammala: le sue condizioni di salute, nel giro di pochi mesi, si aggravano, fino alla morte. Non ci sono soldi e, di conseguenza, non c'é la possibilità di celebrare i funerali e di far tornare la salma della 38enne in Costa d'Avorio. Il suo corpo viene allora conservato nella cella frigorifera di un obitorio, in attesa che qualcuno intervenga. La vicenda non lascia indifferenti i cittadini chietini: la comunità parrocchiale di Madonna delle Piane - ad impegnarsi in prima persona è il parroco don Rocco Marsibilio, assieme ai giovani dell'Azione Cattolica e anche grazie alla Curia Arcivescovile - organizza una raccolta fondi che coinvolge anche numerose attività commerciali. Grazie ai soldi raccolti, lo scorso 16 maggio è stato possibile celebrare i funerali, nella cappella dell'ospedale di Chieti, e venerdì la salma è partita alla volta dell'Africa.
«Rimane la situazione drammatica della figlia di Giulia, oggi 16enne - sottolineano i promotori della colletta - che è affetta da glaucoma bilaterale e avrebbe bisogno di cure adeguate. Chissà che non possa essere visitata e curata presso il Centro regionale del Glaucoma dell'ospedale di Chieti. Sarebbe la migliore conclusione di questa amara tragedia».
«Seria e coscienziosa - racconta l'avvocato Ketty Gazzellini, amica della 38enne - Giulia lavorava per guadagnare dignitosamente quei soldi che sarebbero poi andati in Costa d'Avorio, per permettere un'operazione agli occhi alla sua bambina. Una donna che aveva avuto il coraggio di allontanarsi della sua famiglia per permettere a sua figlia una vita dignitosa. Una donna esempio per tutti noi».