ASSOLUZIONE IN APPELLO

Concorso da dirigente: Guido Dezio assolto in appello

Il giudice ha stabilito che «il fatto non sussiste»

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Guido Dezio

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L’QUILA. La Corte d'Appello dell'Aquila ha assolto Guido Dezio, ex braccio destro dell'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, dall'accusa di falso perche' il fatto non sussiste.

La Corte d'appello ha inoltre confermato l'assoluzione dei tre componenti della commissione giudicatrice.
La vicenda è quella relativa al concorso per l'assunzione in Comune di Guido Dezio, ex braccio destro dell'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, come dirigente a tempo indeterminato.
Il gup Guido Campli aveva condannato a quattro mesi Guido Dezio, accusato di falso. Nello stesso provvedimento aveva assolto i tre componenti della commissione d'esame per il concorso da dirigente amministrativo, Vincenzo Montillo, ex segretario generale del Comune, e gli avvocati Paola Di Marco e Carlo Montanino.
Già in quel caso la tesi accusatoria era stata minata alla base poiché il giudice contrariamente a quanto sostenuto dal pm, Paolo Pompa, aveva sentenziato che non vi era responsabilità a carico della commissione giudicatrice.
Lo stesso pm aveva chiesto 8 mesi per Dezio.
Secondo quanto sostenuto dall'accusa l’ex primo cittadino D'Alfonso «avrebbe procurato intenzionalmente» a Dezio, accusato di falso, un ingiusto vantaggio patrimoniale, violando le norme di legge che disciplinano l'accesso alla dirigenza al Comune. Le accuse a Dezio invece consistevano nell’aver falsamente attestato alla commissione d'esame di «avere ricoperto incarichi equiparati a quelli dirigenziali e di ricoprire allo stato attuale un incarico dirigenziale presso pubbliche amministrazioni, per un periodo di almeno cinque anni».
Con la sentenza di secondo grado si stabilisce invece che Dezio non ha commesso il reato di falso perché il fatto non sussiste.
Il giudice utilizza questa formula assolutoria per indicare che il fatto di reato, addebitato all'imputato nell'imputazione formulata dal pubblico ministero, non ha trovato riscontro da quello che è risultato nel dibattimento, (cioè non è stato provato) oppure il fatto storico che è stato ricostruito dalla pubblica accusa non rientra nella fattispecie di reato dal punto di vista degli elementi oggettivi (come la condotta, l’evento o il nesso di causalità). IL codice in questo caso parla di «assoluzione piena».
Sullo sfondo attende l’ex sindaco Luciano D’Alfonso che alcuni mesi dopo la condanna del suo braccio destro (un anno fa) con il rito abbreviato venne condannato a 4 mesi.
Anche in quel caso il collegio fece cadere due delle tre imputazioni e la condanna arrivò solo per il capo A mentre per altri due fatti D’Alfonso è stato assolto con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”.
A questo punto a livello di pura logica (ma in fatto di giustizia non si sa mai) una assoluzione anche per D’Alfonso è un pronostico che i bookmaker pagherebbero davvero molto poco