LA DENUNCIA

Porto Pescara, «quel progetto è la mazzata finale per lo scalo»

Spina contro tutti: «si prospetta la fine irreversibile»

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Porto Pescara, «quel progetto è la mazzata finale per lo scalo»
PESCARA. Accelerare al massimo le procedure di approvazione del Piano regolatore portuale per avviare la realizzazione della nuova darsena pescherecci e del molo commerciale.

E’ questa la priorità del governo Mascia in un momento drammatico per lo scalo pescarese. Il sindaco, dopo le dimissioni del commissario Guerino Testa, ha auspicato l’intervento della Regione Abruzzo e dello Stato.
«Il nostro è un porto nazionale – ha sottolineato l’assessore Vincenzo Serraiocco -. Ogni giorno raccogliamo e ascoltiamo il grido d’allarme non solo della marineria, ma anche di tutti gli operatori commerciali che attendono risposte e atti concreti».
 E, se sul fronte dell’emergenza il governo cittadino vuole il sostegno del Tavolo romano, sul fronte della programmazione tecnica, la giunta assicura che sta compiendo «tutti i passi necessari per dare a Pescara un vero porto».
 Lo scorso ottobre la Regione Abruzzo ha predisposto la versione definitiva del Rapporto preliminare ambientale, propedeutico alla Valutazione ambientale strategica e lo scorso inverno la Regione ha concluso anche la fase delle consultazioni con tutti i soggetti portatori di interesse, fase durante la quale era possibile presentare osservazioni.
Alcune di queste sono arrivate direttamente dagli armatori i quali hanno espresso perplessità sull’ampliamento del porto stesso e sulla prospettata deviazione verso nord-est dell’imboccatura, intervento che addirittura, secondo gli stessi portuali, potrebbe aggravare o comunque ripetere gli odierni problemi di insabbiamento della struttura.
«In realtà – spiega l’assessore Serraiocco - secondo i dati di cui oggi disponiamo, tale prospettiva sembrerebbe smentita: leggendo la relazione, infatti, emerge che l’allungamento della foce, la forma sinuosa e lo sbocco verso nord sono stati progettati proprio per evitarne l’insabbiamento, permettendo al fiume di depositare il limo a una profondità maggiore di quella attuale senza creare una sbarra alla foce»


45 GIORNI PER LE OSSERVAZIONI
Sul Bura del 2 maggio scorso è stato pubblicato l’avviso di deposito della Proposta di Piano Regolatore Portuale. Tutta la documentazione è depositata per la libera consultazione presso il Servizio di Pianificazione Territoriale e Ambientale della Provincia di Pescara, in via Passolanciano. Il deposito avrà la durata di 60 giorni consecutivi che decorrono dal giorno successivo a quello di pubblicazione dell’avviso sul Bura. Subito dopo la stessa Vas verrà adottata dall’Autorità Marittima che dovrà trasmettere Vas e Piano regolatore portuale al Ministero dei Lavori pubblici per l’approvazione definitiva.
Il Partito Democratico intanto chiede che venga nominato una nuovo commissario, «possibilmente nella figura del Presidente della Regione Abruzzo», che i poteri da attribuirsi siano «tali da sospendere le normative attuali fino al superamento della fase emergenziale».
Ma il Pd chiede anche che vengano stanziate risorse economiche in grado di soddisfare le operazioni di dragaggio, di un intervento strutturale sulla diga foranea e norme fiscali e finanziarie di sostegno alle categorie imprenditoriali duramente colpite da questa situazione.


SPINA: «RESPONSABILITA’ HA NOMI PRECISI»
«Oggi tutti sembrano pronti a chiedere risarcimenti al Governo per la situazione del degrado del porto», sottolinea Antonio Spina, ex componente del comitato porto che per anni si è battuto contro la diga foranea e contro al progetto del 2005 inaugurato dal duo D’Alfonso-Sospiri. «Ma si sono dimenticati di chiamare a risponderne i correi di allora, nel 2000 e dintorni, quando il disastro fu dal nostro Comitato annunciato: la destra che faceva capo all'onorevole Nino Sospiri e la sinistra che faceva capo al sindaco Luciano D'alfonso, la Cciaa di Ardizzi e la Confindustria di allora e i sindacati, e gli operatori portuali.
Tutti uniti d'amore e d'accordo contro il Comitato previdente e preoccupato».
Oggi politica di destra e sinistra («escluso Maurizio Acerbo», sottolinea Spina), punterebbero in maniera bipartisan al progetto De Girolamo/Pavia,  «voluto fortemente anche dall’ex sindaco D'Alfonso».
Ma i componenti del vecchio comitato «dopo averlo ben ponderato, e sentito il parere di illustri tecnici (fra cui l'architetto Polacco che è adesso il consulente della Micoperi per il recupero della nave Concordia dall'isola del Giglio, ma qui a Pescara nessuno lo vuole ascoltare da 12 anni) diciamo che quel progetto sarebbe la fine irreversibile e irreparabile del porto: del tipo del film: "La tempesta perfetta"». 


Infatti i pescatori, tre mesi fa, non appena hanno visionato il progetto, che nessuno aveva loro mostrato, lo hanno bocciato all'unanimità. «In commissione Vas chi saranno i giudici del progetto ?», chiede Spina, «i burocrati della Regione, della Provincia e del Comune che l'hanno portato avanti.  Quindi le opposizioni, che pure ci saranno, come saranno giudicate? Dica la città se una commissione di Vas vale più del parere dei comandanti del porto e se questo è un comportamento amministrativo corretto, se non invece insano.
 E capiamo perché», va avanti Spina, «il Commissario Testa non ha voluto sentire ragioni quando gli dicevamo come fare il dragaggio (con l'uso della vasca di colmata) e da dove cominciare: dal bacino vecchio, dove ormeggiano i pescherecci.  Macchè, i consigli datici dall'architetto Polacco (che è stato reggente di Porto Marghera per anni) e che gli abbiamo girato in questi mesi sono stati inutili.
Perchè il suo mandato era legato all'ingegner De Girolamo, il progettista del Piano Regolatore, che voleva dragare solo l'avamporto per preparare la strada al suo progetto. Basta sovrapporre lo schema del dragaggio al disegno del Piano».