PROCESSO GRANDI RISCHI

Processo Grandi rischi, terminate deposizioni. Ora tocca agli imputati

Nel mirino anche la stampa

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2879

Il tribunale de L'Aquila

Il tribunale de L'Aquila

L'AQUILA. Con la testimonianza degli ultimi tre esperti si è chiusa ieri al tribunale dell'Aquila la lunga fase delle deposizioni del processo alla commissione Grandi rischi.

L'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver sottovalutato il rischio sismico e dato false rassicurazioni agli aquilani alla vigilia della devastante scossa del 6 aprile. Oltre 300 i testi citati da accusa, difesa e parti civili. La prossima udienza, fissata per il 30 maggio, sarà la prima dedicata all'audizione degli imputati.
Ieri, nel corso della 22 udienza, il primo teste a sfilare è stato Concetta Nostro, prima ricercatrice dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), la quale ha parlato di come un giornalista del quotidiano "Il Centro" abbia riportato a sua insaputa una intervista. Su sollecitazione di uno degli avvocati degli imputati, l'esperta ha chiarito di non aver smentito l'intervista ma di aver incontrato di persona il giornalista e di averlo invitato a parlare con Giulio Selvaggi, un altro imputato, «ma quella seconda intervista non venne pubblicata - ha detto in aula la teste - perché lo stesso giornalista mi disse che si parlava di pericolosità, perché era troppo allarmante».
Poi è stata la volta del neurologo e docente di neuroscienze cognitive presso l'ospedale "San Raffaele" di Milano, Stefano Cappa, chiamato a valutare il contenuto dei giornali, delle interviste televisive, anche quella dell'imputato Bernardo De Bernardinis (che rispondendo ad una domanda di un giornalista, per tranquillizzare gli animi invitò a bere un bicchiere di vino Montepulciano, ndr) dei verbali delle parti offese. L'esperto ha detto che tutto il materiale raccolto «trasmetteva tipicamente informazioni di ambiguità, generiche e non specifiche».
Per l'esperto la popolazione non sarebbe stata affatto condizionata dalle parole dei sette componenti della Cgr. Infine è stato sentito Paolo Gasparini, professore ordinario di geosifica, esperto di vulcanologia e sismologia a Napoli e per 13 anni direttore dell'Osservatorio Vesuviano.
Il docente ha sostanzialmente scagionato gli imputati parlando di «coerenza nelle loro affermazioni scientifiche». Parlando del sisma, Gasparini ha detto che «la percentuale di una scossa come quella che si è verificata all'Aquila dopo lo sciame era meno dell'1 per cento, in quanto dai dati in nostro possesso le sequenze sismiche da noi studiate nel 99,7 per cento non erano seguite da scosse di magnitudo più elevate». L'esperto ha poi parlato del gas radon quale precursore, in riferimento al ricercatore aquilano Giamapolo Giuliani che sostiene questa teoria, contestata dalla scienza ufficiale. «Lo conosco, ci siamo incontrati in un dibattito subito dopo il terremoto dell'Aquila, si tratta di un metodo che non ha attendibilità».