PROCESSO SANITOPOLI

Sanitopoli. Conga, la Porsche, la valigetta con contanti, le accuse al testimone-parente

Petruzzi: Del Turco mi disse che Villa Pini era il cancro»

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Luigi Conga

Luigi Conga

PESCARA. «Quei soldi erano miei, anche la valigetta era mia, tutto pulito. La macchina, invece, quella Porsche Cayenne non è mia ma del marito di mia nipote, la figlia di mia sorella».

Tra le cose più interessanti dell’ennesima udienza dibattimentale del processo Sanitopoli alcuni passaggi delle dichiarazioni spontanee di Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, al quale la procura di Pescara contesta la corruzione. Non è la prima volta che il colonnello Conga decide di parlare «per spiegare direttamente» alla Corte come stanno le cose e «dove sta la verità».
Ieri Conga -che assiste attento ad ogni udienza scrivendo, leggendo, consultandosi con il suo avvocato- pare abbia deciso di impulso di intervenire dopo aver ascoltato la deposizione del testimone Antonello Ricapito, «il futuro ex marito della nipote del dottor Conga». Così si è definito il giovane medico legale di Bari che nel 2002 vinse un concorso per un solo posto alla As di Chieti dove Conga era il vertice massimo. Nessuna contestazione sul concorso vinto anche se dalle domande del controesame è emerso che a quei tempi il matrimonio era cosa fatta e decisa, che Ricapito aveva conosciuto qualche mese prima lo zio di sua moglie e si frequentavano. Qualche dubbio in più, invece, sulla famosa Porsche Cayenne sequestrata il 14 luglio 2008, il giorno degli arresti, insieme ad una valigetta con 113 mila euro in contanti poi fotocopiati uno ad uno dalla Finanza per provare che qui soldi fossero in realtà una parte delle tangenti per 6 milioni contestate a Conga.
A Conga sono stati sequestrati sette appartamenti, uno a Chieti e sei a Pescara - dei quali tre intestati alla società Mara srl riconducibile allo stesso Conga - con relative pertinenze acquistati nel periodo che va dal 1996 al 2004, che risultano essere costati complessivamente oltre 714 mila euro. Inoltre all'ex colonnello-dirigente Asl sono stati posti sotto sequestro due conti correnti con saldo contabile di 144 mila e 54 mila euro, un rapporto titoli del quale non si conosce l'ammontare.

Le circostanze dell’acquisto dell’auto sono state raccontate prima dal futuro ex parente di Conga e poi dall’ex manager che ha fornito una versione completamente diversa.
Ricapito ha spiegato in sintesi che Conga gli aveva chiesto intorno al 2005 di acquistare un’auto ma che aveva necessità di non comparire per una volontà di «discrezione». Fu così che si sarebbero accordati per formare la provvista di 120mila euro pari al costo della Porsche attraverso «versamenti sul mio conto bancario», ha detto Ricapito. L’auto fu comprata a luglio 2006 alla presenza di Conga, fu pagata da Ricapito (con i soldi di Conga) fu intestata a Ricapito, anche l’assicurazione la pagava Ricapito, un paio di chiavi le aveva questi e le altre Conga che avrebbe però utilizzato sempre l’auto in maniera esclusiva. Sulla valigetta il medico di Bari è stato categorico: «non è mia e nemmeno i soldi sono miei».
Altrettanto netta ma di segno opposto la dichiarazione spontanea di Conga (in quanto imputato ha il diritto di parlare liberamente ma non ha il dovere di rispondere a domande): « il testimone mente spudoratamente ed inventa una storia che non sta in piedi. Perché avrei dovuto vergognarmi di comprare un’auto? Ero manager della Asl, i soldi ce li avevo. L’auto è del marito di mia nipote che ce l’ha con me per una questione familiare. E’ per quello che non ci parliamo da anni. Si è voluto vendicare. L’auto è sua e non gli ho mai dato soldi. Lui fa il medico e come tutti i professionisti fa nero e per questo aveva disponibilità di cifre non registrate». Dal controesame dell’avvocato difensore di Conga, Valentini, si è capito che da un estratto elaborato della distinta dell’estratto conto del medico legale non risultassero versamenti per contanti per un importo che si avvicinasse ai 120mila euro. «La valigetta invece è mia ed anche i soldi sono miei e li abbiamo anche già ampiamente giustificati».
Poi Conga ha fornito il racconto del giorno del suo arresto: «hanno scritto che stavo scappando con la valigetta in Africa dalle parti dove sta Craxi, inseguito da due pattuglie della finanza ed un elicottero della polizia che mi dava la caccia, mi hanno fatto passare per un delinquente ma non è vero. Io non stavo scappando, ero in pigiama. Non sono un delinquente ma qui non si può continuare a dire bugie senza avere le prove. Così è facile mandare in galera le persone».

MAZZOCCA: «CONTROLLI SUI RICOVERI DA 6 MILA A 30MILA»
Poco prima aveva parlato l’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca che aveva voluto precisare alcuni particolari emersi nelle deposizioni fiume di Luigi Pierangeli.
Alcuni numeri sono sembrati degni di nota e forse nemmeno mai palesati fino a questo momento.
Mazzocca ha riferito che, dal suo avvento (primavera 2005 e fino al luglio 2008), «noi non abbiamo guardato in faccia a nessuno, abbiamo creato gli strumenti per risanare la sanità. Abbiamo creato una legge che ha regolamentato il sistema e che mancava da 10 anni. Anche sui controlli si è detto di tutto. La realtà è che prima di me si facevano 6mila controlli, le mie commissioni ispettive hanno fatto 30mila controlli dal 2005 al 2008 su 60 mila ricoveri». Mazzocca ha anche fatto rilevare come solo qualche anno dopo i ricoveri totali sono passati a 36mila con un calo quasi del 50%.
E poi la notazione logica: «da una parte ci si dice che avremmo favorito Angelini e dall'altra che l'avremmo massacrato, ma le due cose non possono coesistere e le dico che non è vera nessuna delle due».
Mazzocca ha anche detto di essere stato l’unico a tagliare posti letto e budget («nessuno prima di me, nessuno dopo») ricordando come il budget stabilito dal 2000 per le cliniche private fosse aumentato progressivamente da circa 80 milioni a oltre 135mln («e nessuno si era mai lamentato»). Erano aumentati anche i posti letto che poi sono stati invece tagliati dalla giunta Del Turco, circa mille posti letto con diverse percentuali che tenevano conto dei ricoveri impropri e per questo Villa Pini avrebbe subito il taglio maggiore. Sia il Consiglio di Stato che la Corte Costituzionale non hanno poi mosso rilievi sulla legge varata dalla giunta Del Turco


DI STANISLAO E LE STORTURE DEL SISTEMA SANITARIO

Precisazioni anche per Francesco Di Stanislao, all’epoca dei fatti contestati direttore dell’agenzia sanitaria, che ha messo in luce alcune carenze strutturali del sistema che hanno portato ad incongruenze e scelte illogiche negli anni nel campo della sanità: «la Regione non diceva “io ho bisogno di comprare tot ricoveri per cui spendiamo tot” ma per motivi pratici e di tempo l’ente pubblico si è sempre basato sulla offerta dei privati anche perché è molto difficile contare l’effettivo bisogno di ricoveri convenzionati di cui una regione ha bisogno».


L’APPARTAMENTO E LA TESSERA DELLA MASSONERIA

Sempre in mattinata e' stato ascoltato come testimone l'ex sindacalista della Uil, Giancarlo Sciarretta, che ha riferito dei suoi rapporti con Camillo Cesarone. Il teste ha raccontato di aver conosciuto l'ex consigliere regionale nel 1989 quando entrambi erano sindacalisti. Sciarretta ha riferito di aver trovato del personale infermieristico di nazionalità romena per la clinica Villa Pini tramite delle agenzie interinali. L'ex sindacalista ha aggiunto di aver dato una mano a Cesarone nella campagna elettorale per le regionali 2005 e di aver collaborato con un contratto co.co.co alla Regione con il gruppo consiliare di Alleanza Riformista. Il teste ha spiegato anche di aver preso in affitto, su richiesta di Cesarone, un appartamento a Montesilvano per le attività di natura politica di Alleanza riformista.
Un appartamento che avrebbe pagato sempre con i soldi di Cesarone anche se il contratto di affitto era intestato allo stesso Sciarretta. Agli inizi del 2005 si è detto che l’appartamento doveva servire a riunioni politiche ma il testimone ha smentito che si siano mai svolte. Rimane dunque il mistero sull’utilizzo dei vani che si infittisce perché come noto la Finanza proprio lì trovò una tessera della massoneria. Sciarretta ha spiegato di appartenere alla massoneria da molto tempo (la tessera trovata era la sua e datata 1988) ma di non avere idea di come fosse finita lì 


DE BENEDETTI NON PUO’. PETRUZZI E LE TRATTATIVE CON ANGELINI

E’ saltata invece la deposizione di Carlo De Benedetti. L'imprenditore ha inviato al collegio del Tribunale di Pescara una raccomandata per comunicare la sua impossibilità ad essere presente in aula. Nel pomeriggio è stata la volta di Nicola Petuzzi, l’attuale inquilino in affitto di Villa Pini.
L’imprenditore tornato da poco a lavorare in Abruzzo ha ripercorso le fasi del suo interessamento all’acquisto di Villa Pini ai tempi di Angelini. Petruzzi ha raccontato che si presentò l’occasione di acquistare insieme al gruppo di De Benedetti ma della cosa non si fece più nulla perché vi erano troppe incoerenze e qualcosa non quadrava fino in fondo.
«I problemi di Villa Pini erano i ricoveri inappropriati e ripetuti», ha detto, «c'erano pazienti che passavano da una specialità all'altra anche 12-18 volte. All’epoca facemmo un'offerta di 45 milioni ad Angelini che rifiutò anche perché Angelini chiedeva 180-200 milioni. Noi però eravamo già alti e la cosa era già sufficientemente rischiosa».
Petruzzi ha poi raccontato anche i suoi incontri con Del Turco ed uno a Roma in particolare «con altra gente» «e lui mi disse che Villa Pini era un cancro».
Le trattative si interruppero in quel momento per qualche anno; il sogno di comprare la clinica sfumò ma si ripresentò al momento dell’asta fallimentare dove la spuntò ottenendo l’affitto di due anni della clinica con diritto di prelazione per l’acquisto alla scadenza del contratto.
Oggi di nuovo tutti in aula.
Alessandro Biancardi