SanStefar alla disperazione. Ma forse arrivano i soldi

Alessandro Biancardi

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SanSteFar

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CHIETI. Niente stipendio (si è perso il conto di quanti mesi), niente cassa integrazione, superlavoro per non abbandonare i pazienti.

La riabilitazione non può dipendere dai tempi della burocrazia. Sono i forzati del SanStefar (ex galassia di Enzo Angelini), “costretti” a lavorare sia per non far pesare sui malati l’indifferenza della politica sia per fatturare ad ogni costo più prestazioni possibili.

Si tratta, infatti, di recuperare così il vuoto parziale di attività della prima parte dell’anno, fino al 24 maggio, quando è stato dichiarato il fallimento della società. Come detto, non c’è stato nemmeno quel pò di sollievo economico della cassa integrazione: non è opportuno chiederla per il disperato tentativo di onorare il budget assegnato dalla Regione alla riabilitazione ed evitare così il rischio di vederselo ancora ridotto il prossimo anno.

Strano destino quello dei dipendenti SanStefar, prima stremati dalla lunghissima astinenza dagli stipendi a cui li aveva costretti la gestione Angelini, ed ora chiamati ad un supplemento di digiuno, quasi in tutti i sensi, visto che giungono notizie drammatiche sulle condizioni economiche di questi lavoratori. Il curatore fallimentare, pur mettendo in campo tutto il suo impegno per pagare i dipendenti (come per Villa Pini) ha trovato nelle casse del SanStefar solo 90 centesimi a fronte degli stipendi, degli affitti e delle bollette da pagare per il funzionamento dei Centri di riabilitazione disseminati in Abruzzo e nel Molise.

Soprattutto ha trovato il muro di gomma delle Asl, in particolare quella di Teramo, il cui rifiuto a pagare le prestazione SanStefar ha resistito a tutte le sollecitazioni, tanto da far incavolare anche i sindacati più responsabili.

«Ma se entro pochi giorni la situazione non si sblocca – dichiara Amedeo Marcattili, Fp Cgil di Teramo che sta seguendo da vicino la vertenza – andremo a protestare in massa sotto gli uffici della Asl. Ma come è possibile che tutto ciò accada proprio nella provincia che esprime il presidente della Regione e l’assessore della sanità? Qui il manager Mario Molinari non si decide ancora a pagare quello che spetta ai lavoratori: c’è qualcuno che rema contro il SanStefar e a favore del trasferimento di questo budget ad altri operatori pubblici o privati? Vogliamo risposte subito».

 CHI NON PAGA SANSTEFAR: ASL DI CHIETI PIÙ BUONA, SEGUE PESCARA.

Un rapido giro di verifiche conferma che la graduatoria dei “cattivi” vede al primo posto assoluto Mario Molinari, il manager di Teramo, rimasto solo al comando perché i colleghi Zavattaro (la Asl di Chieti ha deciso di pagare anche con un certo anticipo le fatture di giugno e luglio) e D’Amario (Asl di Pescara) si sono fatti carico della situazione drammatica dei lavoratori, rispondendo positivamente alle innumerevoli sollecitazioni del curatore fallimentare.

«Ho già firmato la delibera per il pagamento del SanStefar – ha detto il manager D’Amario, raggiunto telefonicamente – la situazione era complessa per una serie di motivi, come il pagamento differenziato delle prestazioni prima e dopo il fallimento, e per il contenzioso in atto con Angelini. Intanto arriveranno circa 300 mila euro e ho assicurato all’avvocato Giuseppina Ivone che sarà mia cura accelerare, nel limite del possibile, i pagamenti arretrati».

 A fronte di questo possibile sblocco, almeno parziale, dei pagamenti delle altre Asl, appare sempre più incomprensibile l’irrigidimento della Asl teramana, il cui manager forse ha consiglieri legali che lo stanno esponendo ad un contenzioso incomprensibile e a rischio soccombenza, visto che la Asl, quasi anchilosata, si è appiattita nella difesa dei diritti della banca Unicredit piuttosto che difendere i lavoratori e facilitare il lavoro della curatela.

 CONTENZIOSO SUL FACTORING DI ANGELINI CON UNICREDIT: LA ASL PAGA LA BANCA E NON SANSTEFAR

La storia dei mancati pagamenti di Teramo è complicata, ma merita di essere raccontata. Sullo sfondo l’operazione di factoring che il Gruppo Angelini aveva concluso con questa banca a cui aveva ceduto i crediti presenti e futuri che vantava dalla Asl. Subito dopo la dichiarazione di fallimento, al curatore apparve immediatamente “strana” questa operazione finanziaria (forse illegittima) e chiese immediatamente lo scioglimento di quel contratto.

Nello stesso tempo informò tutti gli interessati che almeno dal 24 maggio in poi, come prevede la legge fallimentare, tutto il fatturato toccava alla curatela: del factoring si sarebbe parlato successivamente in sede giudiziaria. Furono poi firmati i contratti negoziali con la Regione, con tanto di termini per il pagamento delle fatture per le prestazioni. Con il primo versamento della Asl di Chieti furono pagati piccoli acconti ai dipendenti (qualche centinaio di euro), qualche affitto e poche bollette.

Poi le prime difficoltà, a volte pretestuose, come la mancanza di una copia firmata dei contratti che non erano stati inviati alle Asl (qualcuno dice di ricordare che mancava proprio la firma del manager Molinari). E per mesi la resistenza ad oltranza della Asl di Teramo per non pagare, con tanto di difesa del contratto di factoring a favore di Unicredit. Anche se – come riferiscono i sindacati – nell’ultimo periodo di trattative sembra che il direttore amministrativo della Asl teramana abbia finalmente ammorbidito il suo no ai pagamenti diretti alla curatela. Lo scontro in punto di diritto tra i diritti del cedente e del cessionario di questi crediti verso la Asl sarà oggetto di un lungo contenzioso legale, ma siccome è pacifico che dopo il fallimento tutto debba essere pagato al curatore, i sindacati insistono perché almeno da giugno in poi si paghi e si consenta alla curatela di erogare gli stipendi.

Addirittura, secondo voci molto accreditate e verificate, la Asl avrebbe chiesto alla banca di rilasciare una liberatoria per consentire il pagamento delle prestazioni. La frase, contenuta nella corrispondenza sulla richiesta insistente di pagare le prestazioni, sarebbe questa: «si approfitta della circostanza per chiedere a Unicredit - che legge in copia – di rilasciare una liberatoria….» Una liberatoria? E quando mai le banche decidono se si applica o meno la legge fallimentare? La vicenda è così assurda che sembra che proprio Unicredit abbia risposto in termini meno negativi rispetto al pagamento della prima parte temporale del factoring, condividendo che le nuove prestazioni da giugno in poi siano pagate dalla Asl alla curatela. Allora arrivano i soldi di Teramo? E’ probabile.

 LA CURATELA SOLLECITA I PAGAMENTI PER EVITARE RISCHI

 Come è altrettanto probabile che l’ammorbidimento sul contenzioso “pago sì – pago no” sia la diretta conseguenza di una notizia dal Molise: anche lì infatti opera il SanStefar ed anche lì sono avvenuti fatti incredibili. Mentre il curatore aveva chiesto di subentrare alle convenzioni in essere con Angelini (lì tra l’altro la Regione non le aveva sospese come in Abruzzo), era stata indetta una gara per la vendita del SanStefar con tutto quello che significava per i dipendenti e per la conservazione del loro posto di lavoro.

Opposizione del curatore, mancata sospensiva e subito dopo la sentenza favorevole del Tar (è di pochi giorni fa) che ha dato ragione alla curatela ed ha fatto sospendere la gara. Quindi è probabile che questo preceda di poco altri pagamenti da parte della Asl di Campobasso che però, incredibile a dirsi, si è giustificata sostenendo di non conoscere questa sentenza del 3 settembre (che la curatrice ha spedito di corsa).

Allora molti soldi in arrivo? Se lo augurano i dipendenti ed i sindacati che non sanno spiegarsi come mai pur avendo fatturato fino ad oggi 4 milioni, SanStefar ha riscosso solo 320 mila euro da Chieti.

«Apprezziamo il comportamento della Asl di Chieti che ha pagato subito – dichiara Carmine Ranieri, Cgil regionale – sappiamo che anche Pescara seguirà a breve, sono incomprensibili gli ostacoli di Teramo». «Siamo anche preoccupati – spiega Davide Farina, Fp Cisl – per alcune scadenze critiche come i tre mesi di mancato pagamento stipendi, che mettono a rischio le convenzioni, e il termine del 24 settembre per il Durc (il pagamento dei contributi previdenziali) senza il quale le Asl non possono pagare. Il tutto nella latitanza della Regione che pure aveva promesso: con il fallimento sarete pagati».

«Schiavi di un girone infernale dove i diritti degli altri (la banca) sono “più diritti” di quelli dei lavoratori»: così Domenico Rega (Uil) definisce i 400 dipendenti SanStefar (ma anche quelli di Maristella e di altre società fallite) abbandonati dalla politica e dall’informazione: «i lavoratori sono stanchi, esausti, disperati. E’ un assurdo: un lavoro pubblico appaltato a privati, e oggi solo pubblico, che non trova gli strumenti per pagare coloro che garantiscono il diritto alla salute. Chiediamo la messa in mora di una Regione assente e insensibile al dolore dei suoi cittadini più deboli. Riportiamo gli angeli del SanStefar e del Maristella dall’inferno almeno sulla terra. Il paradiso può aspettare».

 Sebastiano Calella 16/09/2010 9.03