SANITA'

Villa Pini, SanStefar & c: Regione al Consiglio di Stato e chiede l’ok per accreditamenti

Udienza fissata il 13 luglio prossimo

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Nicola Petruzzi

Nicola Petruzzi

ABRUZZO. «Piaccia a codesto Ecc.mo Consiglio di Stato, contrariis reiectis (respinte cioè le posizioni contrarie) annullare la sentenza 64/2012 del Tar Abruzzo L’Aquila».

Si tratta della sentenza che aveva deciso il no all’accreditamento delle società ex Angelini, concesso dalla Regione alla curatela fallimentare. Si concludono così le 11 pagine del ricorso che l’Avvocatura dello Stato ha presentato per conto della Regione, che finora si era solo costituita insieme al curatore fallimentare e che ora scende direttamente in campo, chiedendo anche la riunificazione di tutti gli altri ricorsi, da Villa Pini al SanStefar alle altre società accreditate dopo il fallimento. Il tutto si discuterà nell’udienza del 13 luglio prossimo. Un aiuto insperato, ma molto atteso, per i dipendenti che hanno ripreso a lavorare grazie all’esercizio provvisorio deciso dal giudice delegato al fallimento. Ma anche una chiara opposizione all’Aiop che si era rivolta al Tar contestando la scelta della Regione di far ripartire gli accreditamenti che per la gestione Angelini erano stati sospesi per le sue inadempienze (mancato pagamento degli stipendi e dei contributi). Il ricorso della Regione ripercorre e contesta i motivi per i quali il Tar L’Aquila ha accolto le tesi dell’Aiop. In sintesi i problemi sono quelli già sollevati dal curatore nella richiesta di sospensiva, poi accolta: errata interpretazione della legge fallimentare che impone al curatore di pagare gli stipendi ed i contributi previdenziali solo al termine della procedura. Da ciò discende che non si può applicare la legge regionale e definire inadempiente la curatela perché non ha saldato le pendenze di Angelini. Il che tra l’altro sarebbe un paradosso: l’articolo 7 della Legge regionale sull’inadempienza dell’imprenditore era stato pensato proprio a tutela dei lavoratori non pagati e non si dovrebbe trasformare in un pretesto per licenziarli. Tra l’altro il Ministero del lavoro, in situazioni analoghe, considera regolari le posizioni contributive delle società fallite. Ci sono poi il mancato interesse dell’Aiop a ricorrere e la critica al principio di concorrenza invocato dal Tar e che sarebbe stato violato.
Sostiene l’Avvocatura dello stato che difende la Regione che in regime di convenzione la concorrenza non c’è perché il budget è quello e non dipende dalla possibilità di spalmare sugli altri imprenditori l’eventuale risparmio ottenuto cancellando Villa Pini o SanStefar & c. Senza dire che il contratto che la Regione propone alle Case di cura prevede una serie di prestazioni e solo quelle, non incrementabili in dipendenza del funzionamento o meno dell’esercizio provvisorio. C’è infine un dato politico molto importante: è la Regione che ha la potestà di legiferare in tema di sanità e di assegnare agli operatori privati quella fetta di finanziamenti che ritiene utile al funzionamento del sistema sanitario regionale. Farlo decidere al Tar significa un’invasione di campo non proprio corretta: l’Avvocatura dello Stato parla infatti «di irragionevolezza ed erroneità della motivazione della sentenza del Giudice di prime cure».
Sebastiano Calella