IL CASO

Macerie e burocrazia. Lo sfogo del sindaco di Villa Sant’Angelo: «commissariatemi»

«Io così non ci sto». Il primo cittadino sospende l’ufficio tecnico del Comune

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Macerie e burocrazia. Lo sfogo del sindaco di Villa Sant’Angelo: «commissariatemi»
VILLA SANT’ANGELO. La sensazione è di combattere contro i mulini a vento, di avere accanto “alleati” che non condividono le regole di base, di dover farsi carico, ogni giorno, di un fardello sempre più grande.

Così il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, un paesino di meno di 436 anime nella Provincia de L’Aquila, ha detto basta alle lungaggini burocratiche che bloccano e ritardano, di fatto, la rimozione delle macerie post sisma nel suo comune. Il primo cittadino ha annunciato la sospensione, da oggi, dell’ufficio tecnico comunale almeno per quelle sfere di competenza che non configurano l’interruzione di pubblico servizio «dopo essersi scontrato, per l’ennesima volta, con l’ottusità delle procedure».
Prima di farlo, però, ha scritto ai suoi “superiori”, il ministro per la Coesione Territoriale Fabizio Barca, il Commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi perché sappiano che cosa significhi amministrare una realtà in queste condizioni.
Il suo è un appello accorato, un ultimo sfogo di un cittadino stanco, provato e deluso. Biondi ha parlato della prassi da seguire per un’operazione di rimozione delle macerie nel centro storico. Una procedura, a prova di pazienza. «La prima cosa da fare è richiedere un sopralluogo, sollecitarlo ripetutamente in via informale, sottolinearne l’importanza con lettera scritta, e poi, dopo questa serie di suppliche insultanti per il ruolo di un sindaco: compilare schede, individuare preventivamente il tecnico che (forse) si occuperà della messa in sicurezza, chiedere ai proprietari dell’immobile da puntellare o demolire di segnalare il loro tecnico di fiducia, se richiesto dal tipo di intervento, depositare il progetto al Genio Civile».
In tutto questo, il primo cittadino ha ricordato che numerosi fabbricati appartengono a cittadini emigrati all’estero 70/80 anni fa, quindi il Comune deve prendersi la briga di rintracciarli chiedere loro di mettersi d’accordo per individuare un tecnico, farsi presentare un progetto, valutarlo e, solo a quel punto, chiedere la cortesia di una visita delle squadre incaricate per farsi rilasciare il via libera a fare una cosa che, sin dalla legge 77/2009 di conversione del “decreto Abruzzo”, è stabilita normativamente in capo ai sindaci.
Se a tutto questo si sommano la mancanza di tavoli tecnici, l’ esiguità delle risorse umane finora assegnate, per tutti identiche a prescindere dalle effettive esigenze del territorio, il peso diventa insopportabile.
«Non sono più disponibile a mettere la faccia davanti ai cittadini», ha detto Biondi esternando tutta la sua amarezza, «mi chiedo se chi ha pensato questa e altre perle di assurdità burocratico-amministrative abbia mai fatto un giro per paesi come il mio, se abbia la minima idea di come si lavora “sul campo” alla rimozione delle macerie, alle messe in sicurezza, alla ricostruzione: devo immaginare di no, e le responsabilità sono generali. Commissariatemi pure, venite voi a farvi carico delle mie responsabilità, parlateci voi con le persone di questi posti che non ne possono più di mancate risposte e di lungaggini inspiegabili. Accomodatevi, le porte del Comune, pardon... dei container, sono aperte».

LA SOLIDARIETA’ DI 8 SINDACI

«Solidarietà e piena condivisione per le posizioni manifestate dal sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, nella lettera aperta inviata ieri alla governance della ricostruzione»: è la posizione espressa dai primi cittadini dell’area omogenea 8: Francesco di Paolo (Barisciano), Nicola Menna (Poggio Picenze), Silvano Cappelli (San Demetrio ne’ Vestini), Giovanni Berardinangelo (Sant’Eusanio Forconese), Fausto Fracassi (Ocre), Antonio Gentile (Fossa), Giovanni Rosa (Fagnano Alto), Sabrina Ciancone (Fontecchio), Tullio Camilli (Tione degli Abruzzi) e Fabio Camilli (Acciano).
«Da tempo il territorio da noi rappresentato - aggiungono i sindaci - che, fatta salva la situazione del capoluogo, costituisce la zona più gravemente danneggiata dal terremoto, reclama un’attenzione specifica in virtù del carico di lavoro e della complessità della ricostruzione».
«A tal proposito, vista l’urgenza di individuare strumenti utili a garantire lo snellimento delle procedure e l’accelerazione dell’esame delle pratiche di riparazione degli edifici dei nostri centri - concludono i primi cittadini - la capacità di ascolto e di azione della struttura commissariale sarà valutata nella delicata definizione degli Uffici tecnici comprensoriali, argomento sul quale abbiamo già inviato una nostra proposta».