OMICIDIO RIGANTE

Omicido Pescara, i 4 rom arrestati «possono uccidere ancora»

Per il gip «pericolo fuga e reiterazione del reato»

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Omicido Pescara, i 4 rom arrestati «possono uccidere ancora»
PESCARA. «Personalità criminale non comune» ed una «elevata pericolosità degli indagati». E’ così che il gip Maria Michela Di Fine nell’ordinanza di convalida del fermo descrive i quattro rom ritenuti i complici di Massimo Ciarelli nell’omicidio di Domenico Rigante avvenuto il 1° maggio scorso. Si tratta dei gemelli Angelo e Antonio Ciarelli (cugini di Massimo), di Luigi e Domenico (nipote di Massimo) Ciarelli.

Sono accusati di concorso in omicidio, concorso in tentato omicidio, porto abusivo di armi, violenza domiciliare e minacce. Secondo il giudice i quattro potrebbero tornare ad uccidere e Di Fine ne sottolinea «la dimostrata incapacità di controllare i loro impulsi aggressivi» e la capacità di superare «ogni ostacolo per portare avanti il programma concordato non fermandosi neppure davanti alle implorazioni delle persone offese».
Per questo ha deciso che debbano rimanere in carcere.
Lo stesso Domenico Rigante, prima di essere colpito mortalmente aveva supplicato i rom di non fargli del male, gridando anche un «ho una figlia piccola». Ma a niente è servito perché Ciarelli ha fatto comunque fuoco contro di lui.
Secondo il gip, inoltre, i quattro presunti complici se non stessero in carcere potrebbero anche fuggire. Tre su 4 (escluso Antonio Ciarelli) già la sera del delitto avevano fatto perdere le proprie tracce grazie anche, ricostruisce la Squadra mobile di Pierfrancesco Muriana, al supporto delle famiglie che avrebbero garantito massima copertura.

I MOTIVI FUTILI
Alla base del delitto, hanno ricostruito gli investigatori, ci sono stati «futili motivi». Anche papà Rigante nei giorni scorsi ha ribadito la perenne rivalità tra tifoseria pescarese e rom stanziali che vivono da decenni in città. Una rivalità che sarebbe sfociata in più occasioni in aggressioni.
Anche la sera prima dell’omicidio c’era stato uno scontro tra Antonio Rigante e altri tifosi Pescara contro Ciarelli e altri rom. La rissa è avvenuta in un pub di corso Mantonè. Poi, meno di 24 ore dopo, l’esecuzione di Domenico Rigante.
Antonio, che si trovava insieme al fratello e alcuni amici in una casa di via Polacchi, era stato avvertito da un amico che Ciarelli lo stava cercando per parlargli. I due si sono dati appuntamento in piazza Grue. Lì Ciarelli è arrivato a bordo di una Fiat 500 insieme ai gemelli Angelo (alla guida) e Antonio , proprietari del veicolo che è stato poi ritrovato dopo l’omicidio in via Caduti per Servizio dove i due vivono. Insieme ai tre sono arrivati in piazza anche Luigi e Domenico a bordo di uno scooter.
I testimoni hanno raccontato di alcuni spari ad altezza d’uomo dei rom contro di loro, poi la corsa folle in casa, al civico 3 di via Polacchi, per mettersi in salvo. Antonio è scivolato sotto al letto nella speranza di non farsi trovare. Gli altri sotto ad un tavolo della cucina.

LE DUE PISTOLE
Quando Ciarelli è entrato in casa, hanno ricostruito i testimoni, ha buttato all’aria il tavolo sotto al quale si era rifugiato Domenico e altri amici. Questi sono stati fatti scansare. Domenico ha implorato di lasciarlo in piace. Su di lui si è accanito prima Luigi Ciarelli: anche lui, oltre a Massimo, aveva una pistola ma ha preferito colpire l’uomo con colpi ripetuti di casco. Poi, mentre gli altri del commando hanno seminato il panico e minacciato gli amici dei ‘gemelloni’, Massimo Ciarelli ha assestato il colpo mortale. Durante l’interrogatorio dei giorni scorsi, 4 rom su 3 (uno si è avvalso della facoltà di non rispondere) hanno sostenuto di essere innocenti e completamente estranei al delitto.
Hanno riferito al gip che la sera del 1° maggio si trovavano addirittura da un’altra parte. Ma per il giudice per le indagini preliminari le dichiarazioni fornite «sono incompatibili» con quanto accertato dagli uomini della squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana.
Per Di Fine è certo che i quattro abbiano partecipato alla spedizione punitiva, «concertando insieme a Ciarelli la preparazione, munendosi di armi e di mezzi per arrivare al luogo concordato».
«E’ evidente», si legge ancora nell’ordinanza, «il contributo materiale e morale alla condotta» del presunto omicida, « e quindi il concorso nelle azioni contestate».
Alessandra Lotti