RABBIA E SABBIA

Dragaggio, il commissario Testa si dimette. Confindustria: «siamo nel paese di Pulcinella»

Ieri ennesimo rinvio, assente ministro Clini che non risponde all’interpellanza

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Dragaggio, il commissario  Testa si dimette. Confindustria: «siamo nel paese di Pulcinella»
PESCARA. Dopo mesi di commissariamento nulla è cambiato. Testa si arrende. Annunciate, scongiurate, attese: alla fine le dimissioni del commissario straordinario al dragaggio sono arrivate. Sono state scritte ieri in una lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri.

Questa mattina il presidente della Provincia spiegherà in conferenza stampa i motivi della resa mentre sullo sfondo il dragaggio è ancora lontano e il porto di Pescara è divenuto ormai impraticabile. La marineria è impantanata, la Regione ha istituito con quattro mesi di anticipo il fermo della pesca  per dare al settore una boccata d’ossigeno ovvero circa 1,8 milioni di euro.
Il 20 aprile scorso Testa aveva annunciato, incassando la solidarietà del presidente della Regione Gianni Chiodi, le sue dimissioni nel caso in cui entro due settimane non fossero arrivate risposte e soluzioni dal governo. Di settimane ne sono passate quasi tre ma alla fine il commissario ha sbattuto porta.
E proprio ieri alla Camera è slittata la discussione dell’interpellanza della deputata Vittoria D’Incecco (Pd) a causa di impegni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Che sia stato quest’ennesimo rinvio a far sbottare Testa?
Ma D’Incecco assicura che «nonostante quanto accaduto il Governo appare sensibile a riflettere sulla drammatica situazione in cui versa lo scalo marittimo della più grande città abruzzese».
La deputata, allo stesso tempo, non nasconde l'amarezza per lo slittamento. Clini avrebbe dovuto rispondere ai vari quesiti sul tema del dragaggio e dei danni subiti dalla marineria e dalle imprese del commercio e del turismo che operano nell'ambito portuale. Ma bisogna aspettare ancora, nonostante l’emergenza.
«Confido nella disponibilità del Governo rispetto ad un problema, la cui soluzione, stando alle prime informazioni assunte a livello ministeriale, compete alla Regione Abruzzo», sottolinea D’Incecco. «La questione, per la sua rilevanza - rileva la deputata - ha comunque un carattere nazionale e solo un intervento deciso del Governo può scongiurare il peggio. Un intervento che non può più tardare e ogni ulteriore ritardo è da condannare in maniera nettissima».

LA LETTERA
Nella lettera al premier Monti Testa denuncia l’impossibilità di «esercitare fattivamente l’incarico» conferitogli a giugno dell’anno scorso.
«Sulla mia strada», racconta, «ho trovato una serie di veti incrociati insuperabili, e ho purtroppo registrato la mancanza da parte del Governo sia di provvedimenti fondati su accertamenti tecnici ritenuti attendibili, dirimendo così definitivamente i dubbi in ordine alla qualità del materiale da dragare, sia di semplici risposte alle svariate  istanze e richieste di incontro presentate in tempi e modi diversi, oltre a dover fare i conti con la assoluta carenza dei mezzi finanziari necessari a far fronte ai fatti accaduti successivamente al mio incarico».
Testa parla anche di «impotenza» cui «sono mio malgrado costretto» e che «non fa venir meno uno schiacciante senso di responsabilità, in primis di ordine morale, nei confronti di tutti cittadini.
Ritengo che il Governo avrebbe dovuto garantire un doveroso supporto, non solo e non tanto alla mia persona, quanto piuttosto allo scalo pescarese, un porto di rilevanza nazionale mentre, oggi più che mai, sono solo e vivo costantemente nel timore di gesti inconsulti che più e più volte sono stati minacciati dagli operatori del porto. Non voglio trovarmi, però, a fronteggiare inerme atti di disperazione legati allo stato di crisi in cui la categoria versa ormai da troppo tempo e che, giorno dopo giorno, diventa sempre più insostenibile».
«Non avendo i mezzi e gli strumenti giuridici per operare» Testa annuncia le dimissioni e rimette al governo centrale il compito di provvedere a «sanare l’attuale situazione del fiume Pescara, con l’assicurazione che sarò, in ogni caso, sempre e comunque al fianco della marineria, di tutti gli operatori del porto e della intera comunità pescarese, estremamente danneggiata da questa situazione».

IL GOVERNO NON HA DATO UN EURO
«Il Governo non ha tirato fuori un solo euro», ha denunciato l’ormai ex commissario. «La Regione Abruzzo, invece, ha fatto la sua parte, mettendo a disposizione 2 milioni».
Presente alla conferenza stampa, il comandante della Direzione Marittima, Luciano Pozzolano, che ha auspicato un passo indietro dell'ex commissario: «Nonostante tutto dobbiamo continuare a cercare soluzioni a ogni costo. Io auspico che Testa ritiri le dimissioni». Dure le parole del rappresentante della marineria, Francesco Scordella: «Vogliamo ringraziare Testa e il comandante Pozzolano. A Pescara è in gioco la vita delle persone. Siamo delusi e amareggiati. E' una vergogna che la politica nazionale non sia riuscita a risolvere i problemi». Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il direttore generale dell'Arta (agenzia regionale tutela ambiente), Mario Amicone, il presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero, e il presidente della Camera di Commercio di Pescara, Daniele Becci. Testa ha parlato anche di un «rimpallo squallido di responsabilità», delle «mancate risposte alle lettere inviate a Roma» e ha commentato che questo atteggiamento e' «inammissibile per Pescara e per l'Abruzzo perche il nostro e' un porto di rilevanza nazionale, e la situazione che si e' creata danneggia non solo la marineria ma l'intera economia della città. Da domani - ha concluso - sarò a fianco alla marineria, di cui apprezzo il senso di responsabilità, e al nuovo commissario perchè questa è una partita che va risolta in maniera corale. Mi auguro che le mie dimissioni diano una scossa al governo centrale per trovare una soluzione, non tampone ma definitiva».

LE REAZIONI
Per Antonio Castricone, segretario provinciale Pd Pescara «le dimissioni di Testa dimostrano il suo fallimento. D'altronde chi non sa amministrare la Provincia non può pensare di saper usare i poteri commissariali su un tema così delicato e centrale nell'economia di Pescara e dell'Abruzzo».

La consigliera regionale del Pd Marinella Sclocco ritiene che «soltanto un'azione di forza potrà farci ascoltare a Roma. Una manifestazione che coinvolga tutte le realtà economiche ricadenti sul porto, e ne che possa imporre ai governi, regionale e nazionale di istituire una commissione d'inchiesta per stabilire di chi sono in realtà le responsabilità vere di questo gravissimo danno alla città e alla regione intera».

«L’unica cosa concreta di un anno di lavoro da commissario sono le dimissioni di Testa», sostiene invece Antonella Allegrino, consigliera provinciale dell’idv. «Glielo avevo chiesto da tempo, a fronte dell’inutilità degli sforzi profusi per “risolvere” l’insabbiamento del porto, sono felice che oggi abbia ascoltato il consiglio, anche se con l’amara consapevolezza di non aver saputo smuovere le acque insabbiate del porto cittadino».

CONFINDUSTRIA: SIAMO NEL PAESE DI PULCINELLA 
E' stata molto dura la reazione di Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara, in relazione alle dimissioni di Guerino Testa da commissario straordinario del porto di Pescara. «E' un giorno tristissimo - ha detto a margine della conferenza stampa di Testa. Pensavo che con un impegno costante, toni bassi e senza manifestazioni eclatanti, avremmo potuto risolvere i problemi ma questo mio atteggiamento e' stato un fallimento, purtroppo non si e' approdati a niente e oggi siamo sconfitti. Prendo le dimissioni di Testa come uno stimolo. Anzi, forse dovevano arrivare prima perche' la situazione e' intollerante». Marramiero ha detto poi che siamo di fronte alla «morte del porto di Pescara: la situazione e' drammatica, si perdono posti di lavoro, e nonostante si dica che si punta sul turismo si chiude il porto»: Marramiero ha anche chiesto di sapere la verita' sulle analisi del materiale da dragare e cioe' se ha ragione l'Arta o il laboratorio consulente della Procura e ha annunciato un dossier sulla questione del porto. «Siamo nel paese di Pulcinella, ha commentato con amarezza, un Paese africano dove le istituzioni non contano piu' niente». Poi, rivolgendosi a Testa, al comandante della Capitaneria di Porto e al rappresentante della marineria, ha concluso: «Non siete soli, se si deve alzare la voce noi ci siamo».