L'APPELLO

Omicidio Rigante, l’appello del papà di Domenico: «mantenere la calma»

Domenico diceva: «mi farò martire di questa città»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5822

Pasquale Rigante

Pasquale Rigante

PESCARA. Allo stadio per Domenico, allo stadio pacificamente, allo stadio per una festa con il ricordo nel cuore.

Pasquale Rigante, il papà di Domenico, da quel maledetto Primo Maggio, giorno in cui è morto il figlio Domenico, non si dà pace e cerca verità e giustizia con calma e compostezza, con dignità ma fermezza.
Pasquale partecipa alle conferenze stampa della polizia, c’era anche questa mattina, per essere informato sugli sviluppi della caccia agli assassini di suo figlio. Dalle ultime file assiste in silenzio in attesa di notizie. Quelle notizie sono già arrivate sabato con l’arresto di Massimo Ciarelli  e poi stamane con l’arresto degli altri 4 complici presunti dell’omicidio.
Davanti alle telecamere parla perché sa che il suo messaggio è importante e può servire a far capire agli ultrà, gli amici di suo figlio, qual è la strada giusta da battere in questi momenti.
«Sabato lo stadio sarà pieno, per la partita Pescara-Torino. Vogliamo che sia una giornata di sport e in ricordo di nostro figlio, a cui tutti volevano bene. Bisogna stare attenti, e speriamo che le cose vadano come devono andare», ha detto, «noi parteciperemo tutti, grazie alla Pescara Calcio e alle tantissime persone che ci sono vicine in questi giorni».
Insieme a Pasquale anche il figlio Antonio, fratello gemello di Domenico, che si fa scudo con un cappello verde e non parla, sembra riservato e timido ancora sconvolto dal dolore. Pasquale ha raccontato di saperne quanto gli altri sui fatti che hanno cambiato per sempre la sua vita. E’ convinto che le persone che hanno arrestato siano davvero gli autori del delitto?
«Ne so quanto voi, io non penso nulla e non so nulla. Spero però che la giustizia ci sia perché poi sapete come vanno a finire queste cose… Molte delle cose le ho sapute dopo, come il fatto che mio figlio veniva chiamato “il guerrierro”. Domenico era uno che non sopportava i soprusi ed i diritti calpestati. Per questo il suo attrito con i rom era noto perché questi fanno quello che gli pare e nessuno dice niente. A Pescara i nomadi spadroneggiano e nessuno riesce a fermarli. Lui non ci stava. Domenico diceva "Mi faro' martire per Pescara per queste persone". Ma ora i rom hanno capito che hanno passato il limite. Quando Domenico passava erano loro che dovevano scansarsi»
Così la sera prima del delitto, anche le indagini lo hanno accertato, a corso Manthonè c’è stato lo scontro con il clan Ciarelli. C’era però solo Antonio e non è ancora chiaro quali furono i motivi che poi scatenarono la spedizione punitiva il giorno seguente.
«Io non so nemmeno dove sia corso Manthonè, ci vanno i giovani, io non ci sono mai andato. Non credo alla storia della rapina del portafoglio», ha detto Pasquale Rigante riferendosi all’ultima versione fornita da Massimo Ciarelli secondo cui la sera prima, il giorno della rissa a tarda notte, fu scaturita da una rapina ai suoi danni.
«Credo che anche quella sera ci siano stati screzi perché i miei figli non tollerano i soprusi di queste persone. Si sono presi a botte e per cosa? Per niente, perché non si possono vedere per i motivi che ho detto».
a.b.