Maxievasione fiscale: annullato l’arresto del notaio D’Ambrosio

Il provvedimento è di un mese fa

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Maxievasione fiscale: annullato l’arresto del notaio D’Ambrosio
CHIETI. La vicenda dell’arresto del notaio Massimo D’Ambrosio (era ottobre 2010) è abbastanza travagliata.

Fin dal giorno degli arresti per la maxievasione fiscale che ha coinvolto l’imprenditore Giuseppe Spadaccini ha dato battaglia con ricorsi e appelli in più sedi.
Dopo l’arresto ordinato dal gip il Riesame aveva annullato il provvedimento. «Dalla lettura degli atti emerge in maniera incontrovertibile l’assoluta carenza delle esigenze cautelari», aveva scritto quel tribunale a novembre 2010. Oltre a D’Ambrosio avevano presentato ricorso Gianfranco Bucci, Fabrizio Angela e Dante Silvi, e per il Riesame «erano incensurati ed avrebbero un ruolo marginale nell’intera vicenda».
Non c’è dunque «pericolo concreto di reiterazione del reato». Per la posizione di D’Ambrosio il Riesame evidenzia «il refuso in cui sono incorsi il pm ed il gip laddove hanno ritenuto che il professionista ebbe a stipulare uno degli atti il giorno di Natale. La semplice lettura dei documenti evidenzia che la data è invece il 27 dicembre». «L’impressione complessiva che si ricava dalla lettura degli atti è che tutti, oltre ad essere formalmente ineccepibili, in nessun modo appaiono riconducibili ad un pregresso accordo criminoso con gli altri protagonisti». Dunque niente arresti domiciliari.
La procura di Pescara (pm Mirvana Di Serio) però propone appello in Cassazione che annulla una prima volta l’ordinanza del Riesame e rinviava nuovamente a quel tribunale la decisione poiché gli atti del notaio, diceva la cassazione, «sono ineccepibili».
Ritornato al Riesame il provvedimento si trasforma in una sospensione della professione per due mesi. D’Ambrosio fa appello anche a questo provvedimento e la Cassazione, lo scorso 12 marzo 2012, decide per l’annullamento definitivo delle misure cautelari come ci informa l’avvocato del notaio.
La Cassazione nelle sue motivazioni parla di «violazioni delle regole processuali» da parte del Tribunale del Riesame de L’Aquila e di mancata valutazione degli atti prodotti dalla difesa. Censura inoltre il Riesame per aver motivato in sole 13 righe il pericolo dell’inquinamento probatorio.
Tra le motivazioni la Cassazione contesta anche una certa superficialità nel redigere capi di imputazione e frasi generiche non circostanziate per l’accusa come «non si può negare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza», «il notaio rogava un considerevole numero di atti», quanti e quali si domanda la Cassazione? Mancherebbero dunque i gravi indizi mentre sarebbero presenti una serie di contraddizioni nell’impianto accusatorio.
Così con la sentenza depositata lo scorso 12 marzo 2012 viene annullata nuovamente l’ordinanza del Tribunale di Pescara con rinvio al tribunale de l’Aquila. Firmato il presidente Francesco Marzano.
Tutto questo riguarda esclusivamente la questione delle misure cautelari. L’inchiesta, chiusa oltre un anno fa, è ora in fase di udienza preliminare. In oltre tre udienze non è stato possibile procedere anche per i frequenti difetti di notifica. Il Gup dovrà decidere chi eventualmente dovrà essere sottoposto a processo.