ENNESIMO MISTERO

Scomparsa Silvana Pica, «è stata ammazzata»

La famiglia chiede di non archiviare le indagini e assolda investigatore privato

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Una vecchia foto mostrata in tv

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PESCARA. Quattro mesi di angosciose domande che non trovano risposte. Che fine ha fatto Silvana Pica? La donna è sparita da Pescara il 17 gennaio scorso dopo essere stata a casa della suocera in via De Amicis. Non ha più fatto ritorno nel suo appartamento che condivideva con alcune ragazze rumene.

La famiglia non si rassegna e nei giorni scorsi ha nominato anche un investigatore privato per avviare nuove indagini, parallele a quelle della Procura di Pescara. Quest’ultima, però potrebbe presto archiviare le indagini. Le investigazioni (private) prendono dunque adesso un nuovo slancio, grazie all’interessamento di Ezio Denti, originario di Teramo ma residente da molti anni in Lombardia, criminologo Investigativo specializzato in analisi comportamentale e balistica applicata alla Criminologia.
Il figlio di Silvana Pica, Lorenzo, continua a sostenere che non si tratti di suicidio e che se la donna è sparita qualcuno potrebbe averle fatto del male. E’ della stessa opinione Denti che nei giorni scorsi ha effettuato il primo sopralluogo nella casa dove la donna viveva da 7 anni in viale Marconi. E non sono mancate sorprese.
«Quell’abitazione è il punto centrale da cui ripartire», spiega Denti a PrimaDaNoi.it. L’investigatore ha repertato diverso materiale ritenuto interessante e ha cercato di ricostruire la vita della donna. «Era una signora retta, molto precisa e razionale basti pensare che segnava giorno per giorno anche cosa comprava, anche le cose più piccole. Lo faceva per abitudine o per tenere conto delle spese. Se comprava le sigarette annotava sull’agenda la parola ‘sigarette’. Io escluderei del tutto l’allontanamento volontario o il suicidio».
La casa era l’alcova dove la donna ha vissuto per tanti anni e per lunga parte della giornata. Quando non lavorava dove andava? Anche da questa domanda bisogna ripartire per cercare di sciogliere il mistero. «Non aveva amicizie o incontri particolari», continua Denti, «il suo nido era quella stanza. Lì leggeva, studiava, riportava memorie, viveva la sua vita che girava in maniera totalitaria attorno all’attaccamento al figlio».
Così le indagini private sono ripartite proprio da lì, da quella casa condivisa con altre coinquiline.

LE PRESENZE MASCHILI CHE INFASTIDIVANO LA DONNA
«Sappiamo che Silvana», racconta ancora Denti a PrimaDaNoi.it, «si lamentava tantissimo per le frequentazioni maschili della casa. Andremo a indagare chi frequentasse questo appartamento ma anche chi prima di lei aveva vissuto in quella stanza perché la chiave della sua camera non è una di quelle chiavi che puoi cambiare quando cambi inquilino… è la classica chiave della porta del bagno, per intenderci. Andremo ad indagare a trecentosessanta gradi».
Ma il tempo non gioca sicuramente a favore delle ricerche: 4 mesi di vuoto sono tantissimi ma la pista da seguire, secondo Denti, è chiara: «ci sono tanti elementi che ci possono indirizzare sul fatto che si sia trattato di un atto criminoso. Le probabilità di una istigazione al suicidio o di un omicidio sono elevate. La sua era una vita senza grossi movimenti, non era una vita nervosa con uomini o conoscenze pericolose o con spostamenti all’estero o in altre città. Ma dobbiamo capire se dietro c’erano situazioni particolari».
Per l’investigatore è molto strano che Silvana, che non aveva mai chiesto asilo alla propria suocera, («non era mai successo prima in questi anni per quello che ci risulta dalle indagini»), l’abbia fatto proprio quella sera e per di più con un labbro stranamente gonfio.
«Una delle coinquiline ha detto che la signora Silvana aveva manifestato che quello fosse l’effetto di una allergia. Ma a noi non risulta proprio dopo alcuni riscontri con parenti e specialisti che avevano la donna in cura».

LA BORSA E LE INDAGINI
L’unica traccia di Silvana in questi quattro mesi è stata la borsa ritrovata il 16 marzo scorso in mare, tra Vasto e San Salvo a 5 miglia dalla costa e 60 chilometri da Pescara. «Non sappiamo nemmeno se sia stata fatta una ispezione sul fondo marino dove è stata presa la borsa per verificare se oltre a questa magari ci fosse anche un corpo», spiega Denti. «Lavoriamo senza elementi e non c’è alcuna sinergia tra investigatori pubblici e investigatori privati. Sappiamo quello che leggiamo dai giornali o vediamo in tv».
La famiglia e la procura viaggiano da quattro mesi su binari completamente separati: gli inquirenti non lasciano trapelare nulla sulle indagini e i parenti di Pica non sanno se qualcuno stia continuando a cercare la donna o se l’inchiesta si stia avviando pericolosamente verso l’archiviazione.
«Non abbiamo nessun tipo di informazione», conferma Denti. «Lo comprendo, non siamo tenuti a sapere ma non vogliamo che la vicenda si chiuda dal momento che ci sono elementi chiari che non si sia trattato di allontanamento». Nei giorni scorsi l’avvocato Sabatino Ciprietti, legale della famiglia, ha fatto richiesta di spostare la competenza dell’indagine da Pescara a Campobasso. Dopo il ritrovamento della borsa in Molise potrebbe anche riuscirci ma per il momento sembra una mossa utile solo a solleticare i magistrati pescaresi.
Intanto nei prossimi giorni l’investigatore privato simulerà la perdita della borsa in acqua con il localizzatore per vedere se l’oggetto smarrito sulla spiaggia di Pescara possa arrivare a distanza di 2, 3 mesi a 5 miglia dalla costa.

IL CASSONETTO COME CASSAFORTE?
Ma le attenzioni sono, come detto, tutte concentrate sull’abitazione di viale Marconi. Dopo il sopralluogo Denti ha scoperto che il cassettone dell’avvolgibile della tapparella potrebbe essere stato usato da Silvana Pica da cassaforte.
«Nella camera ci sono due finestre», spiega l’investigatore privato. «Una dà accesso alla porta sul balcone e l’altra è una semplice finestra, ai piedi del letto. Il cassettone di quest’ultima è quello più accessibile a chi volesse utilizzarlo come nascondiglio. Nel sopralluogo ho scoperto che aveva due viti molto lente che a mano si potevano svitare con tranquillità. Nella parte interna del cassonetto laterale destro c’era un piccolo tocco di pulizia rispetto alla polvere e ai calcinacci che c’erano dentro. Questo fa pensare, ne sono certo, che qualcosa era stato deposto in precedenza, un anno fa, 6 mesi fa, questo non lo sappiamo. Ma sicuramente potrebbe essere un ottimo nascondiglio per una signora che vive in una stanza e che non ha una cassaforte a disposizione».
Qualcuno conosceva quel nascondiglio?
Alessandra Lotti