OMICIDIO RIGANTE

Omicidio Rigante, altri 4 arresti. «Pestaggio violento dopo lo sparo»

Il questore: «prove incontrovertibili»

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Pierfrancesco Muriana e Guido Camerano

Pierfrancesco Muriana e Guido Camerano

PESCARA. La polizia ha formalizzato questa mattina 4 fermi di polizia giudiziaria a carico di 4 persone che sarebbero vicine a Massimo Ciarelli, l'indiziato numero uno dell'omicidio di Domenico Rigante.
La squadra Mobile pescarese, diretta da Pierfrancesco Muriana (nella foto),  ha infatti bloccato i fratelli Luigi, Angelo e Antonio Ciarelli, cugini di Massimo Ciarelli. Il quarto fermato è Domenico, nipote di Massimo. Hanno tutti tra i 23 e i 24 anni e appartengpono al clan Ciarelli, di cui fa parte il ventinovenne ritenuto l'assassino del tifoso pescarese ammazzato con un colpo di pistola lo scorso primo maggio.
Nei confronti dei quattro sottoposti a fermo d'iniziativa dalla Squadra mobile (che dovrà essere convalidato dal pm e poi eventualmente dal gip),  gli investigatori hanno raccolto «gravi indizi di colpevolezza» e col passare dei giorni si sarebbe fatto più forte il quadro probatorio nei confronti di Massimo Ciarelli, che ieri di fronte al gip si è avvalso nella facolta' di non rispondere ma si è professato innocente.
Durante tutta la mattina e per le prime ore del pomeriggio di ieri la polizia ha effettuato decine di perquisizioni a tappeto nei quartieri caldi e nella zona di Fontanelle di via Caduti per servizio dove abitano almeno due delle persone fermate. Dalle prime indiscrezioni, infatti, pare che tra i quattro arrestati vi siano anche i due cugini gemelli di Ciarelli che proprio a via Caduti per servizio abitano e la cui auto era stata sequestrata la sera stessa del delitto.
Fin da subito i sospetti della polizia erano caduti sul clan rom, che è molto ampio, tanto che gli stessi investigatori non hanno fatto mai mistero di conoscere i nomi dei componenti del gruppo di assalto alla casa di via Polacchi, vicino piazza Grue. Ieri però durante le perquisizioni sarebbero emersi ulteriori elementi che avrebbero confermato la pista investigativa.
I quattro sono stati rintracciati poco fuori Pescara, e non a casa, nelle prime ore del pomeriggio di ieri e sono stati portati in questura per diverse ore e sottoposti a perquisizioni meticolose personali, nelle abitazioni e nelle auto. Si è creato subito una certa agitazione ed i familiari hanno protestato per avere notizie certe su quello che stava accadendo.
Nella tarda serata  di ieri la decisione di sottoporre i quattro indiziati di delitto a fermo e dunque contestargli formalmente le gravi accuse.
Resta intanto la forte tensione in città e la voglia di giustizia che in alcuni casi sfocia in quella di vendetta. Le famiglie rom sembrano essere scomparse e non si vedono più in giro. Ci sarebbe paura e tensione per il momento di grande attenzione mediatica sulla città e dunque anche le attività solite di spaccio sembrano rallentate o congelate.
Le indagini non sono finite perché la polizia è convinta che vi siano almeno altre due persone, una di sicuro che mancherebbe all’appello ma anche in questo caso sarebbe questione di ore. 

LE ACCUSE
Per i quattro fermati si ipotizzano i reati di concorso in omicidio, concorso in tentato omicidio, porto abusivo di armi, violenza domiciliare e minacce. Per la tarda mattinata è prevista una conferenza stampa nella quale saranno illustrati i dettagli delle operazioni in corso.

INFRANTO IL MURO DI OMERTA’

Nel frattempo pare confermato che il muro di omertà si sia infranto e dopo l’appello dello stesso capo della Mobile, domenica scorsa, sembrerebbe che alcune persone si siano fatte avanti per denunciare quello che avevano visto. Alcune hanno ricordato ulteriori dettagli. Si tratta di più persone che a vario titolo hanno assistito alle diverse scene dell’omicidio. Ognuno di loro ha raccontato piccoli frammenti della storia. Tessere di un mosaico che per la polizia combaciano perfettamente e dunque sono coerenti e attendibili.

Al centro Massimo Ciarelli, ai lati i presunti complici arrestati oggi

«PROVE INCONTROVERTIBILI»
Il questore Passamonti in conferenza stampa questa mattina è stato chiaro: «abbiamo lavorato bene ed abbiamo raccolto prove incontrovertibili». «Tutto questo al netto delle risultanze della scientifica», ha aggiunto il capo della Mobile Muriana.
Questo significa che gli investigatori ritengono già al momento sufficienti le prove raccolte sulla colpevolezza finora presunta delle persone arrestate. Una serie di riscontri incrociati e soprattutto testimonianze incastrerebbero i quattro Ciarelli arrestati con provvedimento di fermo da convalidare questa mattina.
E’ stato intanto fermata anche la quinta persona che sarà formalmente indagata nelle prossime ore. Muriana è stato molto chiaro sulla posizione di Ciarelli, Massimo, il presunto autore dell’omicidio di Domenico Rigante: «la sua posizione si è aggravata ulteriormente nelle ultime ore poiché su di lui, al di là delle dichiarazioni mediatiche dell’avvocato, abbiamo raccolto ulteriori particolari che non lasciano dubbi».
Tutto chiaro dunque su gran parte della dinamica, ora si attendono i rilievi tecnici sull’auto sequestrata ai due gemelli Ciarelli, cugini di Massimo, ed altri che potrebbero costituire, per gli investigatori, la pietra tombale dell’indagine, cioè chiuderla definitivamente e inchiodare gli attuali indagati con il curriculum delinquenziale lungo e già noto.
Le indagini tuttavia vivono un momento delicato e si accingono ad entrare in una terza fase dove dovranno essere chiariti gli altri aspetti ancora sfumati.

«PERICOLO DI FUGA»
Secondo la polizia i quattro arrestati stavano organizzando la fuga e per questo il provvedimento si sarebbe reso necessario e non procrastinabile (non sarebbe stato possibile attendere i tempi di un arresto ordinario). Tra i fattori che hanno impresso l’accelerazione all’indagine anche il «massiccio apporto degli amici di Domenico e di altre persone che hanno fornito elementi importanti con i loro racconti ed hanno precisato meglio particolari già raccontati».
Dunque testimonianze fondamentali  che dovranno essere mantenute nel tempo, fino al processo.  
Muriana ha poi elogiato chi ha scelto la via della giustizia per ricordare Domenico «nell’unico modo possibile», cioè attraverso le istituzioni dello Stato e dunque la polizia.
Ma «ci sono altre persone che possono venire a raccontarci qualcosa», ha detto ancora il capo della Mobile, «per cui l'invito è quello di raggiungere gli uffici della questura e riferire cosa è avvenuto la sera del primo maggio in via Polacchi, come hanno già fatto alcuni amici di Domenico che hanno collaborato alle indagini».
«Abbiamo la speranza che tutti capiscano che c'è la maniera giusta per incanalare la voglia di giustizia e la rabbia che ci sono in questo momento», ha detto Muriana, «e questa è  il binario della legalità. Un eventuale gesto di violenza sarebbe vigliacco e inutile. Dobbiamo incanalarci, quindi, sul binario della legalità. La vendetta non serve a nulla e potrebbe essere deleteria».

«PESTAGGIO VIOLENTO DOPO LO SPARO»
Intanto emergono altri particolari sull’assassinio in seguito alla spedizione punitiva dei rom.
E’ certo ormai che i Ciarelli in piazza Grue abbiano fatto fuoco ad altezza d’uomo appena hanno visto Antonio, il fratello di Domenico. Questo episodio è valso agli indagati anche l’accusa di tentato omicidio.
L’altro fatto emerso con chiarezza, anche dall’autopsia, è che Domenico dopo essere stato colpito dal proiettile mortale che gli ha compromesso l’aorta ed il diaframma causandogli una emorragia interna, sarebbe stato pestato di botte con calci e pugni ed una rabbia feroce che avrebbe lasciato segni inequivocabili sul cadavere del giovane.
Una violenza oltre ogni limite che sembra accrescere le tinte già sufficientemente forti di questo episodio che rimane una pagina orribile per la città.
Alessandro Biancardi