L'ARCHIVIAZIONE

Rifiuti, archiviata l’indagine che coinvolgeva Attiva e Deco

La Procura: «insussistente» il reato di traffico illecito

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Guglielmo Lancasteri

Guglielmo Lancasteri

L’AQUILA. Escluso il «vincolo criminoso»: solo «collegamento contrattuale per il conferimento»

       Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale dell’Aquila, Romano Gargarella, su richiesta della direzione distrettuale antimafia, ha disposto l’archiviazione del procedimento sul traffico illecito di rifiuti del quale si era avuta notizia il 7 febbraio scorso in occasione dell’informazione di garanzia a Guglielmo Lancasteri, amministratore unico di Attiva, la società di gestione dei servizi di igiene ambientale del Comune di Pescara.
Archiviazione del procedimento anche per le posizoni di Paolo Tracanna e Robero Pasqualini, rispettivamente Legale Rappresentante e Direttore Generale Deco S.p.A
Il decreto del Gip Giuseppe Romano Gargarella è del 14 aprile scorso, ma se ne è avuta notizia oggi. Il 10 aprile il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto l’archiviazione del procedimento, per «l’insussistenza in capo agli indagati del necessario elemento soggettivo doloso» finalizzato al conseguimento «di un ingiusto profitto consistente, di regola, nei vantaggi patrimoniali derivanti dall’elusione delle regole amministrative sull’attività di gestione dei rifiuti». In pratica manca la prova della volontarietà di creare un danno.
Il magistrato è giunto a questa conclusione sulla base della ricostruzione, da parte del Noe dei Carabinieri di Pescara, della complessa procedura amministrativa svolta nell’estate 2011 tra Regione Abruzzo, Ambiente Spa e Deco Spa, per tenere conto delle «difficoltà operative», eliminare le «non conformità alle operazioni di recupero» e autorizzare la proroga delle attività di smaltimento, la cui interruzione - aveva segnalato la società Ambiente - «qualora la Deco avesse cessato di ricevere i rifiuti conferiti dai Comuni soci» avrebbe comportato «disastrose conseguenze per la collettività».
La ricostruzione ha fatto emergere l’inesistenza di un’associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti (il reato inizialmente ipotizzato); ma anche l’estraneità perfino potenziale di Attiva, la cui opera consiste nella raccolta e trasporto in ambito urbano e perciò si esaurisce in una fase precedente il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Ne dà atto la stessa richiesta di archiviazione del Pm, riferendosi agli amministratori di Attiva e di altre società di igiene urbana: «Dalla lettura degli atti di indagine e delle memorie difensive depositate dai difensori (…) di Guglielmo Lancasteri non emergono collegamenti illeciti tali da provare la sussistenza di un previo accordo o di un vincolo criminoso tra gli indagati. L’unico collegamento è di tipo contrattuale-pubblicistico e riguarda la regolamentazione del necessario servizio di raccolta e di conferimento dei rifiuti».
Il pubblico ministero ha infine chiesto (e così ha disposto il Gip) di rimettere gli atti «alla Procura della Repubblica di Chieti territorialmente competente (per) eventuali valutazioni circa la sussistenza del reato di cui all’articolo 256 del decreto legislativo 152/2006», vale a dire l’«Attività di gestione di rifiuti non autorizzata». Ma Attiva si dice tranquilla perché «per definizione svolge attività autorizzata».
Attiva Spa e il suo amministratore unico Guglielmo Lancasteri apprendono «con viva soddisfazione la decisione dell’autorità giudiziaria», nei confronti della quale avevano espresso fiducia non appena avuta notizia dell’avviso di garanzia.
In quell’occasione avevano peraltro manifestato stupore per un’ipotesi accusatoria «molto grave e infamante», che in ogni caso non avrebbe potuto coinvolgere la società, «materialmente e contrattualmente estranea al trattamento e al processo di smaltimento subìto dai rifiuti raccolti e conferiti», dal momento che «la Convenzione tra il Comune di Pescara e Attiva (il cui socio unico è lo stesso Comune) prevede e impone esclusivamente la raccolta in città e il trasporto del materiale indifferenziato e del secco non riciclabile, presso l’impianto mobile indicato dallo stesso Comune». In due mesi il Pubblico ministero è pervenuto alle stesse conclusioni, anche in base alla documentata memoria difensiva dell’avvocato Giovanni Di Bartolomeo, del foro di Pescara.
«Sono molto lieto che il chiarimento sia stato tempestivo - dichiara Guglielmo Lancasteri - evitando ulteriori danni alla società Attiva e, se mi è consentito dire, anche a me: ho accettato e svolgo l’incarico di amministratore unico, al quale dedico una parte significativa della mia attività professionale, anche per dedizione alla cosa pubblica e alla mia città. È giusto e doveroso rendere conto del proprio operato e sottoporsi a qualsiasi verifica o controllo, soprattutto dell’autorità giudiziaria della quale siamo sempre a disposizione. Ma tutti dovrebbero porre la massima attenzione per evitare il rischio di gravi danni industriali e reputazionali, difficilmente rimediabili anche quando derivino da ipotesi infondate e poi ufficialmente smentite».