TENSIONE IN CITTA'

Omicidio Pescara, chiesta al prefetto nuova riunione sulla sicurezza. Fallita spedizione punitiva contro rom- Ciarelli: «sono innocente»

Domenica sera ‘caccia’ ai nomadi al Bingo di Montesilvano e ieri sera giallo in via Caduti per servizio

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Foto: Michele Raho

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PESCARA. Ad una settimana esatta dall’omicidio di Domenico Rigante non scema la tensione in città.

Da sabato pomeriggio Massimo Ciarelli, il presunto omicida del tifoso pescarese è nel carcere di Vasto dopo essersi consegnato alla polizia. Gli inquirenti sostengono di aver ricostruito precisamente cosa sia avvenuto la sera del 1° maggio in via Polacchi anche se il capo della Mobile, Pierfrancesco Muriana ha lanciato un appello ai testimoni: «chi sa parli». Questa mattina Ciarelli sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia davanti al gip e potrebbe decidere di raccontare la propria versione dei fatti. Domenica mattina davanti al pm ha preferito la strada del silenzio. Oggi potrebbe cambiare strategia oppure rimandare ancora.

SPEDIZIONE PUNITIVA AL BINGO
Ma intanto in città la tensione resta alta. Tra Pescara e Montesilvano nelle ultime ore sono comparse scritte contro i rom. Proprio a Montesilvano domenica sera un gruppo di circa 20 persone col volto coperto da sciarpe e cappelli ha raggiunto la sala bingo che si trova sulla Vestina con l'obiettivo di trovare i rom che abitualmente frequentano il locale. Quella che sembra essere a tutti gli effetti una spedizione punitiva, però, non è riuscita, perché i nomadi, negli ultimi giorni - considerando proprio il clima di tensione in seguito all'omicidio di Domenico Rigante - non si sono più presentati nella sala gioco.
Il gruppo è arrivato al bingo Orione attorno alle due di notte. Circa 20 persone sono entrate nella sala bingo e in quella slot machines. Quando hanno visto che i nomadi non c'erano, i componenti del gruppo hanno chiesto scusa ai clienti presenti e si sono allontanati. Secondo le testimonianze uno dei presenti indossava un cappello con i colori del Pescara Calcio. Il gruppo, secondo quanto riferito dai clienti, non era armato. Quando i Carabinieri della Compagnia di Montesilvano sono arrivati sul posto, le 20 persone erano già sparite e altri elementi utili alle indagini potrebbero arrivare dalle immagini riprese dalle telecamere della struttura. I militari hanno avviato le ricerche e stanno sorvegliando le zone di Montesilvano in cui risiedono le famiglie rom. C'é molta preoccupazione per questo secondo episodio di intolleranza, dopo la tentata spedizione punitiva di domenica mattina quando, alla testa del corteo che si dirigeva verso il quartiere Rancitelli a Pescara, base principale dei rom del capoluogo adriatico, si erano posti gli esponenti di Forza Nuova proprio di Montesilvano. L'ipotesi di reato va da minacce a quella, molto più grave, di discriminazione razziale. A breve dovrebbe essere aperto un fascicolo in Procura sull'episodio.

IN SERATA LITE IN VIA CADUTI PER SERVIZIO
Meno di ventiquattro ore dopo un nuovo episodio di violenza ha scosso la città. Per l’ennesima volta in via Caduti per Servizio, quartiere Fontanelle, sono accorse le forze dell’ordine. Intorno alle 22, infatti, un uomo è caduto dal balcone da una abitazione del civico 47 dove vivono, tra gli altri, anche famiglie di residenti abusivi più volte segnalati dall’associazione Codici. Secondo quanto hanno riferito dei vicini di casa già nel pomeriggio si sarebbero udite delle urla tra due persone che vivono nello stesso stabile che avrebbero litigato per questioni di soldi. Poi la sera lo scontro sarebbe diventato più violento e un uomo è caduto dal balcone del primo piano, facendo un volo di circa due metri e mezzo. L’ambulanza è accorsa sul posto e il ferito è stato operato nella notte alla milza.
Proprio sugli abusivi di Fontanelle e di altri quartieri è tornato ieri a porre l’attenzione il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia. Il primo cittadino, dopo le promesse fatte in piazza domenica mattina, ha ribadito la linea dura: «nessuna sanatoria per chi occupa abusivamente un alloggio popolare e via dalle nostre case popolari tutti coloro che delinquono abitualmente, anche all’esterno degli stessi alloggi, in presenza di sentenze passate in giudicato».
Queste due richieste saranno presentate dal primo cittadino al presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi chiedendo così la revisione «immediata e con la massima urgenza delle normative che oggi disciplinano l’assegnazione delle case popolari».
«Solo modificando la normativa», spiega Mascia, «potremo intervenire in modo radicale mandando via dai nostri quartieri chi delinque».
Ma il sindaco solleciterà anche un incontro urgente con il Presidente del Tribunale e con il Procuratore Capo della Repubblica per chiedere di accelerare le procedure di sfratto in sospeso dagli alloggi Ater, anche quelli per morosità.

PETTINARI (CODICI): «ISTITUZIONI RESPONSABILI»
Chiede di accelerare anche Domenico Pettinari, dell’associazione Codici, che da mesi denuncia la presenza di pregiudicati in alloggi popolari: «avevamo chiesto gli sfratti degli abusivi circoscrivendo la nostra richiesta nei confronti di coloro che rivestivano la qualifica di criminali pluripregiudicati cioè quelle persone che oltre ad essere abusivi sono autori di quotidiani disordini soprusi e violenze ai danni della nostra gente perbene».
Pettinari ricorda che una settimana fa al civico 25 di via caduti per servizio, («per noi ritenuto il centro nevralgico delle attività illecite della zone»)è stata rinvenuta la Fiat 500 utilizzata dal commando criminale per l’omicidio di Domenico Rigante. A soli 20 metri di distanza, da tempo vivono due gemelli pluripregiudicati sui quali in questi giorni si stanno concentrando le indagini della Mobile per capire se i due abbiano partecipato alla spedizione punitiva contro i Rigante.
«All’Ater», denuncia Pettinari, «non risultava nessun abusivo fino a qualche mese fa nonostante noi da anni denunciamo la presenza di due pericolosissime famiglie abusive e solo alcuni giorni fa a seguito di nostre pressioni i vigili urbani si sono recati a fare il sopraluogo sul posto costatando solo una occupazione abusiva tralasciando di verificare tutto lo stabile».
«Non possiamo non arrabbiarci», continua l’esponente di Codici, «nel constatare che a fontanelle nel periodo in cui sotto venne distaccata l’unità fissa di polizia con i militari, il problema sicurezza era quasi del tutto risolto perché i criminali del posto si sentivano braccati minuto dopo minuto, sentivano il fiato sul collo delle forze di polizia e i nostri associati del posto tirarono un lungo sospiro di sollievo. Perché proprio quando la misura adottata stava dando i suoi frutti migliori la macchina fissa con i militari ci è stata tolta? Si è tornato ad usare le pistole, a minacciare e a vendere droga. Perché il reparto mobile viene impiegato solo oggi, ieri le cose forse erano diverse? La rabbia e l’amarezza di chi combatte da tempo questa battaglia in estrema solitudine ed anche e soprattutto quando i riflettori sono spenti è tanta».

CIARELLI: SONO INNOCENTE

Anche questa volta Massimo Ciarelli ha deciso di non fornire la propria versione dei fatti e di stare zitto nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, così come era accaduto domenica mattina quando era stato ascoltato dal pm, anche perché in questi primi tre giorni di detenzione non ha avuto modo di incontrare i propri difensori, gli avvocati Valentini del foro de L’Aquila e Metta di Foggia. Ciarelli ha però detto questa mattina di essere innocente e di non essere responsabile dell’omicidio dell’ultrà pescarese. A fare il suo nome è stato proprio Domenico Rigante poco dopo essere stato ferito.

CHIESTA AL PREFETTO NUOVA RIUNIONE
Il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia e il presidente della Provincia Guerino Testa hanno chiesto oggi, con una lettera inviata al prefetto Vincenzo D’Antuono, di «valutare la possibilità di convocare una riunione urgente del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, per definire le iniziative da assumere» dopo l'omicidio di Domenico Rigante, il tifoso biancazzurro ucciso con un colpo di pistola la sera del primo maggio. Nonostante l'arresto del presunto autore, il nomade Massimo Ciarelli, c'è ancora un «clima di tensione» in città, generato dal fatto di sangue, e nella manifestazione in piazza che si è svolta domenica mattina oltre millecinquecento pescaresi hanno chiesto alle istituzioni «l’assunzione di provvedimenti incisivi nei confronti degli autori dell’omicidio» – si legge nella lettera. Da parte delle due amministrazioni, aggiungono i massimi rappresentanti di Comune e Provincia, c’è la «forte preoccupazione di mantenere l'ordine pubblico, di fronte all’esasperazione per quanto accaduto». Di qui la richiesta di un nuovo incontro con i componenti del Comitato.

a.l. (Foto: Michele Raho)