OMICIDIO RIGANTE

Omicidio Pescara, «dopo gli spari contro Rigante, Ciarelli va al night club»

L’appello del capo della Mobile: «chi sa parli»

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Il questore Passamonti con Muriana

Il questore Passamonti con Muriana

PESCARA. L’uccisione di Domenico Rigante poi il night club per incontrare la donna che frequentava.

E’ andata così, secondo la ricostruzione della squadra Mobile di Pescara diretta da Piefrancesco Muriana, la sera del 1° maggio di Massimo Ciarelli, da sabato pomeriggio rinchiuso nel carcere di Vasto con l’accusa di omicidio, tentato omicidio, porto abusivo d’armi e violazione di domicilio. Nel primo interrogatorio davanti al pm Salvatore Campochiaro, domenica mattina, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni incontrerà il gip e lì, per la seconda volta, potrà scegliere se raccontare la propria versione dei fatti o tacere ancora.
Dopo gli spari l’uomo si sarebbe recato in un locale notturno di Silvi, lì dove era solito incontrare una donna. La stessa donna raffigurata in una foto che Ciarelli ha voluto portare con sé in carcere: l’unico effetto personale che lo legherà, per il momento, con il mondo esterno. «Questo è il mio ultimo giorno di libertà», ha detto quando si è consegnato alla polizia. «Era spaventatissimo», ha raccontato Muriana, «ed era cosciente di averla fatta grossa».
Ieri mattina il capo della Mobile insieme al questore Paolo Passamonti nel corso di una conferenza stampa hanno fatto il punto della situazione su una indagine che è tutt’altro che chiusa. «Sono stati giorni difficili e di forte tensioni», ha ammesso il vertice della questura. «Ringrazio il padre di Domenico (presente in conferenza stampa, ndr) per aver più volte stemperato gli animi e abbassato i toni».

«CONCLUSA LA PRIMA FASE»
«Adesso abbiamo completato la prima fase», hanno chiarito gli inquirenti. Resta da attribuire le responsabilità agli altri 6 rom che hanno partecipato alla spedizione punitiva e che la sera del 1° maggio erano insieme a Ciarelli, prima in piazza Grue quando sono partiti i primi spari contro Antonio Rigante, il gemello superstite, (da qui l’accusa al rom di tentato omicidio), poi nella casa di un amico dei ‘gemelloni’. La polizia sa i loro nomi ma in questi giorni ha dato la priorità alla cattura dell’uomo perché «era potenzialmente pericoloso».

«CHI SA PARLI»
Il capo della Mobile ha poi rivolto un appello agli amici della vittima. «Chi oggi sta in piazza a chiedere giustizia deve fare un atto di giustizia e raccontare quello che ha visto. Chi sa parli». Erano diversi i testimoni nella casa di piazza Grue la sera dell’omicidio. «Ognuno ha visto un frammento di quanto è accaduto e mettendo insieme i vari tasselli crediamo di aver ricostruito con precisione quello che è successo». Ma gli inquirenti sono certi anche che qualcosa di importante non sia stato ancora detto.

IL MOVENTE: «FUTILI MOTIVI»
Sul movente la polizia parla di «futili motivi» e di «diatriba inconsistente che oggi rende ancora più dolorosa la morte di un giovane uomo, padre di una bimba piccola». Gli inquirenti non confermano, però, che Ciarelli abbia ucciso il fratello ‘sbagliato’, ovvero che la pistola sia stata puntata addosso a Domenico (nascosto sotto al tavolo della cucina) perché scambiato per Antonio: «noi sappiamo che lui stava cercando ‘i gemelloni’ (questo il soprannome dei due fratelli) e non uno in particolare». Versione confermata anche da un testimone che si è trovato sulla scena del crimine e che ha raccontato di essere stato faccia a faccia con il presunto assassino che gli avrebbe detto, «scansati, tu non c’entri niente».

LA DENUNCIA IN QUESTURA
Si pensa dunque ad un regolamento di conti seguito ad un alterco, con tanto di ceffoni, avvenuto a Pescara Vecchia il 30 aprile tra i gemelloni e Ciarelli. Il rom in quella occasione avrebbe giurato vendetta gridando anche un «ti ammazzo».
E dopo lo scontro della prima sera il rom si è presentato in questura per sporgere una denuncia contro ignoti per aggressione ma anche per smarrimento del documento di identità. L’uomo ha raccontato al poliziotto che ha raccolto la sua denuncia di essere stato aggredito «di spalle» e di non aver visto in volto le persone che lo avevano malmenato. Sempre Ciarelli ha consegnato in quella occasione un referto del pronto soccorso con una prognosi di 4 giorni per le percosse ricevute.

SCIENTIFICA TORNA NELLA CASA DEL DELITTO
Ma la chiave del delitto sta nella casa di piazza Grue. «Dobbiamo ripartire da lì», hanno detto gli investigatori. Nei prossimi giorni arriveranno dalle Marche i tecnici della scientifica: analizzeranno nuovamente la scena del crimine ma anche l’auto sequestrata ai cugini di Ciarelli la sera dell’omicidio in via Caduti per Servizio. Sulla responsabilità dei due giovani però la polizia frena: «che la macchina sia loro non vuol dire che quella sera fossero loro al volante». Bisogna trovare dunque prove e conferme.

LA DONNA AL NIGHT
Dopo la sparatoria Ciarelli non ha organizzato la propria fuga e probabilmente non aveva capito che Rigante fosse morto. L’uomo si è recato in un night di Silvi dove lavora una donna che lui frequenta. La polizia ha fatto irruzione nel locale dopo che il rom era andato via e si dicono certi di aver mancato la cattura per pochi minuti. Così è partita una lunga serie di perquisizioni e pedinamenti. E’ stata piantonata l’abitazione della donna del night, senza risultati. Sono stati pedinati i familiari, appartenenti ad un numeroso clan. Alcuni si sono spostati in Puglia, altri a Campobasso. La polizia ha tenuto sotto controllo anche tutta la fascia costiera da Francavilla a Martinsicuro.

LA SPESA AL SUPERMERCATO E IL RICAMBIO DEI VESTITI
Gli agenti hanno poi individuato un parente che sabato mattina si stava organizzando per portare un ricambio di abiti e del cibo al fuggitivo. Poi però qualcosa è andato storto, forse l’uomo si è accorto di essere seguito e la consegna è sfumata. Poche ore più tardi la resa: «Ciarelli aveva capito che gli avevamo bruciato tutti i contatti», ha confermato nuovamente Muriana, «e sabato pomeriggio abbiamo ricevuto la telefonata dell’avvocato». Alle 16, dopo appena 20 minuti, l’uomo si è consegnato nell’area di servizio di Francavilla al mare. Il breve lasso di tempo intercorso dalla telefonata all’arrivo al posto prescelto fa pensare agli inquirenti che Ciarelli non si fosse allontanato molto dalla città e che sia rimasto sempre in zona. Tuttavia il covo non è stato individuato.

IL PESO E IL REGIME CARCERARIO
Per Ciarelli si sono dunque aperte le porte del carcere di Vasto. Già negli anni scorsi l ’uomo era finito in galera ma era stato liberato in quanto la sua obesità non era stata ritenuta compatibile con il regime carcerario. Della difesa dell’uomo adesso si occuperanno due avvocati, Antonio Valentini del foro dell’Aquila e Metta di Foggia. I due potrebbero giocare la carta dell’omicidio preterintenzionale, ovvero non volontario ma che è andato oltre la propria volontà. «Chi spara con una pistola calibro 38 special si assume la responsabilità di sparare con una calibro 38 special», ha chiuso il questore Passamonti.
Alessandra Lotti